G 14094 5
B4G4-4
J-r?
w
DELLE RISAIE
E SPECIALMENTE DI QUELLE
DEL NOVARESE, DEL VERCELLESE E DELLA LOHLLINA
m ritorti
COLLA SiLDTE PUBBLICA
MEMORIA
DEL
DOTTORE GIACOMO BESOZZI
Medico Divisionale
NBL CORPO SANITARIO MILITARE SARDO
TORINO 1857
TIPOGRAFIA SUBALPINA DI ARTERO E COTTA
VIA ALFIÈRI, 24
DELLE RISAIE
E SPECIALMENTE DI QUELLE
DEL NOVARESI, DEL VERCELLESE E DELLA LOMELLIM
Mi RAPPORTI
COLLA SALUTE PUBBLICA
m MmoniA
DEL
DOTTORE GIACOMO BESOZZI
Medico Divisionale
NEL CORPO SANITARIO MILITARE SARDO
^M»nr-
TORINO 1857
TIPOGRAFIA SUBALPINA DJ ARTERO E COTTA
VIA AI FIERI, 24
AL
CONTE FRANCESCO ANNONI
PATRIZIO MILANESE
DEPUTATO AL PARLAMENTO SARDO
AMATOR CALDISSIMO DÌTALIA
CHE PER SEGUIRNE IL GLORIOSO VESSILLO
NON DUBITÒ DI PORRE IN RISCHIO
IL LAUTO RETAGGIO DEGLI AVI E LA VITA
VAGO D'OGNI COSA GRANDE BELLA GENTILE
FAVOREGGIATORE INDEFESSO DI TUTTE LE UTILI IMPRESE
MAGNANIMAMENTE IMPROVVIDO DI SÉ
PROVVIDO SOLO PEL BENE COMUNE
QUESTA OPERETTA
CHE DISCORRENDO UNA GRAVE
QUESTIONE ECONOMICA ED IGIENICA
MIRA A CONCILIARE
LE CONDIZIONI AGRICOLE D'UNA PREZIOSA PARTE
DEL SUOLO ITALIANO
CON LA TUTELA DELLA PUBBLICA SALUTE
IL DOTTORE
GIACOMO BESOZZI
IN ARGOMENTO DI AFFETTUOSA RIVERENZA
CANDIDAMENTE
<*$
INTRODUZIONE
È opinione generalmente invalsa che Varia delle basse regioni
e particolarmente della Lomellina, del Novarese e del Vercellese
sia malsana unicamente perchè in tali località è introdotta la
coltivazione dei risi.
lo presi a considerare una tale questione sotto l'aspetto così
della località come delle condizion i atmosferiche, e fui tratto ad una
conclusione contraria all'opinione che ho dianzi riferita, perocché
quantunque alcune specifiche malattie siano veramente generale
dallerisaie, nondimeno la più parte delle in fermila che si riscon-
trano ne' luoghi risicoli hassi a ripetere, come vedremo, da ben
diverse cagioni. Dal difetto della qual distinzione , dall' aver
confuso in un solo tulli gl'inconvenienti, dall' averli tulli attri-
buiti alle risaie derivò appunto che si oppose un forte ostacolo
alla coltivazione di quel prezioso cereale e si travisò in conse-
guenza il giusto concetto che della stessa si dovrebbe avere.
Essendo ora mia intenzione neW esporre lo sialo delle attuali
condizioni in cui si trova la risicoltura di additare quali
veramente siano i danni che dalla medesima possono venire
cagionati, come altresì quali i rimedii che condur possano ado-
perandoli allo scopo di conciliare il rispello dovuto alle pro-
prietà colla salute pubblica, ho perciò dovuto invocare quanto
a questi V aiuto efficace e polente del Governo, siccome quello
che solo può far convergere ed obbligare la volontà deprivali
all'adottamento delle riforme che verremo indicando come as-
solutamente necessarie ad ottenere il nostro intento di meno-
mare le funeste conseguenze che potrebbero derivare dalle risi-
colture. Non ho quindi ommesso di fare le più diligenti indagini
anche nelle legislazioni passate per vedere se i nostri avi
avessero per avventura meglio di noi conosciuto questo argo-
mento ed avessero prescritto provvedimenti più opportuni di
quelli che si contengono nella presente legislazione.
Se il mio lavoro avrà ottenuta V approvazione di que9 distinti
ingegni che onorano il Piemonte e tanto contribuirono all'in-
cremento dell'arte salutare^ fra i quali giovami segnare colui
che con tanto senno presiede al Consiglio Superiore di Sanità
Militare, se avrò concorso a suggerire od a stabilire alcun utile
provvedimento per la formazione del nuovo regolamento risicolo
che fu già promesso dalla saggezza de' nostri legislatori, io avrò
raggiunto il fine che mi sono proposto nella trattazione di que-
sto importante argomento.
raa^c^o^^^^^^5^^^^5^^^5S^^^o^^5
TITOLO I.
DELL'ATMOSFERA DELLE BASSE REGIONI
e particolarmente
DEL NOVARESE DEL VERCELLESE E DELLA LOMELLINA
CONSIDERATA
NEI SUOI EFFETTI SULLA SALUTE DELLE LORO POPOLAZIONI
L'atmosfera è quella massa fluida, rara, elastica, e traspa-
rente che circonda in tutta la sua estensione il globo terracqueo,
accompagnandolo nelle sue evoluzioni come parte integrante
del medesimo.
Giusta Biot dessa si eleva a cinquant'otto mila e più metri,
o secondo Plana a soli metri quarantasei mila cento sessanta
quattro dal livello del mare , diminuendo di densità progres-
sivamente a misura che s'allontana dalla terra. L'aria ne è il
maggior componente co' suoi elementi di Azoto e d'Ossigeno,
che vi esistono nelle quantità di 78 parti del primo, e di 22
del secondo per ogni cento parli di essa. Contemporaneamente
a questi elementi però si trovano nell'aria altre sostanze che
— 8 —
di continuo partono dalla superficie terrestre e dai corpi ivi
esistenti, come sono il gaz- acido- carbonico ed i vapori acquei,
il miscuglio de' quali concorre coll'aria a costituire l'atmosfera
onde questa subisce delle variazioni ed assume diverse pro-
prietà che influiscono sulla buona o cattiva salute degli uo-
mini.
Quantunque pertanto la quantità relativa dell'Azoto e del-
l'Ossigeno dell'aria sia sempre la medesima in qualsiasi località;
pure l'aria atmosferica esercita un'azione diversa sul nostro
corpo secondo le modificazioni che in essa introducono il ca-
lorico, la luce, l'elettricità e la sua maggior o minor secchezza,
!a maggior o minor umidità e il più o meno di altri corpi
eterogenei che la viziano; quali sono le emanazioni di gaz
non respirabili, e quelle provenienti specialmente da acque
stagnanti e da sostanze putrescenti. Vario quindi è il modo
d'agire dell'atmosfera nei rapporti igienici a seconda dei luoghi
più o meno alti, più o meno bassi che trovansi ad essa sog-,
getti.
Io qui non mi farò a discorrere che delle influenze atmosfe-
riche delle regioni basse, avvegnaché mio intento si è quello
di far conoscere la parte d'atmosfera che propriamente affetta
i paesi risicoli del Novarese, del Vercellese e della Lomellina.
Laonde sarà bene premettere che queste prò vinci e circon-
date per due terzi dalle Alpi formano una larga depressione o
bacino, sul quale è maggiore la pressione dell'atmosfera, che
non nelle più alte regioni. Ricche d'acque provenienti da
quelle elevale montagne e da innumerevoli sorgenti, sparse
di paludi, di spiaggie fangose e di stagni, e contenenti alcune
terre non coltivabili a secco, queste Provincie, dico, per I/ab-
bondanza delle acque sono soggette ad una emanazione con-
tinua di vapori, che mantiene l'aria in uno stato prossimo alla
saturazione. Egli è perciò che in essa, fatta astrazione ben ari-
— 9 ~
che dalla natura della coltivazione attualmente introdotta,
l'atmosfera sarebbe per sé sola, ossia per necessità topografica,
poco salubre, anzi poco compatibile in alcuni luoghi coll'esi-
stenza dei suoi abitanti. Se non che questi la resero compati-
bile e la migliorarono, come lo dimostrerò nel corso di questa
memoria, col togliere la maggior parte delle paludi, e degli
stagni allora appunto che impresero a ridurne il terreno a
coltura di riso. Queste regioni pertanto, ben lungi dal ripetere
Tinsalubrità del loro clima dalla coltura del riso, sono anzi ad
essa debitrici d'un certo risanamento. Il che importa assai di
ben notare per non cadere nell'errore di coloro, che confon-
dendo le diverse cagioni, non sanno riconoscere in paesi di
risaie altra fonte di mal'aria, che questo genere di coltura ;
confusione che essi certo non farebbero se riflettessero che tale
coltura, generalmente parlando, viene solo introdotta laddove
già esistono quelle condizioni, che appunto per essere a lei
favorevoli, sono l'opposto di quanto si richiede ad un clima
salubre. A giudicar dunque rettamente è necessario indagare
le qualità che riguardo alla bontà o malignità dell'aria avrebbe
un paese per sé stesso indipendentemente da qualsivoglia
coltura, e quelle poi che gli aggiunge una data coltivazione
particolare. La qual distinzione noi qui osserveremo intorno
alle regioni che sono argomento del nostro discorso; e perciò
batteremo in questo primo capitolo degli effetti prodotti in
esse da alcune cause naturali, come sono l'umidità atmosferica,
i venti, il sole, l'elettricità ed il miasma paludoso, e pas-
seremo poi a ragionare nel capitolo seguente delle altre cagioni,
per dir così, artificiali (giacché dipendenti dall'opera dell'uomo),
cioè delle cause propriamente inerenti alla coltura del riso. E
per tal modo si potranno più giustamente dedurre i varii or-
dinamenti da effettuarsi sia per la parte igienica, sia per ciò
che riguarda il miglioramento dell'agricoltura,
IO
I — Dell' Umidità
L'aria pregna di vapori acquei introdotta negli organi re-
spiratori^ ad una temperatura mediocre non altera sensibil-
mente le funzioni de' medesimi; rematosi succede normal-
mente, e la respirazione non soffre impedimento o ritardo o
frequenza. Al contrario l'influenza dell'aria umida sugli stessi
organi si rende sensibile allorché la sua temperatura è molto
elevata. De' quali effetti chiara è la ragione; perocché nel
primo caso, qnantunque il posto dell'aria sia in parte occupato
dal vapore acquoso, nondimeno il misto dei due fluidi da noi
raccolti ad ogni singola inspirazione è talmente denso, che il
principio respirativo vi si trova ancora in quantità sufficiente
al nostro bisogno. Nel secondo caso invece la porzione d'aria
e di vapore, che inspirando accogliamo, benché sia sempre
eguale in volume, riesce però minore in quantità, essendo quei
fluidi per l'alta temperatura assai più rarefatti; onde avviene
che l'aria introdotta nei polmoni, diminuita da due cause si-
multanee, cioè dalla sua rarefazione e dalla sua mischianza
con acquei vapori non basti più all'uopo nostro, e ci obblighi
quindi a supplire alla scarsezza, che di essa soffriamo in cia-
scuna inspirazione, colla frequenza o lunghezza maggiore del
nostro respiro, insomma il volume d'aria umida che ogni
atto inspiratorio introduce ne' nostri polmoni, è sempre eguale
così nell'estiva, come nell'invernale stagione. Ma quel volume
nella prima stagione è formato d'un fluido più raro, cioè com-
prende meno aria, e di più l'elevata temperatura aumentando
la capacità di saturazione, la quantità di vapore che essa con-
tiene è relativamente maggiore; mentre nell'inverno è com-
— 11 -
posto d'un fluido più denso, cioè contiene relativamente più
aria, e per la diminuita capacità di saturazione, meno vapore.
Le malattie d'infiammazione degli organi della respirazione, che
predominano nella stagione invernale in tutti i paesi, servono
a conferma dell'esposto.
Riguardo poi all'influenza che esercita l'aria umida sulla
superficie del corpo umano, noterò che l'umidità congiunta
ad una temperatura fredda prossima allo zero, impedisce la
regolare traspirazione della cute; per lo che venendo ritardato
il corso del sangue ne' vasi capillari della medesima, l'uomo
prova un senso di mal essere, frequente volontà di orinare,
freddo all'estremità, lentezza di digestione, e prostrazione di
forze. Ai quali incommodi non di rado (massime se l'individuo
trovandosi in abbondante traspirazione, venga subitamente col-
pito dall'aria umido-fredda) tengon dietro le febbri reuma-
tiche , le catarrali e le infiammazioni più o meno acute dei
visceri e degli organi, in causa dell'aumentata azione vitale delle
membrane sierose, siero-fibrose, mucose e sinoviali,.che con-
segue alla lesa funzione della cute con cui simpatizzano.
L'umidità unita ad una temperatura calda, è causa di sudori
copiosi e molesti e di snervatezza. La cute poi subisce diverse
modificazioni a seconda che predomina il calore o l'umidità.
Quantunque l'umidità calda per lo più agisca meno profon-
damento della fredda, pure se predomina il calore in grado
molto elevato allora per la simpatia che esiste tra la cute e la
mucosa gastro-enterica, questa è presa da irritazione o infiam-
mazione, la quale, propagandosi al sistema epatico dà origine
alle colluvie e alle febbri gastriche e biliose, e qualora assuma
un carattere più violento ed acuto produce le febbri adinami-
che dette anche putride. Irradiandosi poi Finfìammazione
anche al sistema cerebrale, nascono le febbri conosciute sotto
i nomi di nervose, tifoidee, e di atassiche-adinamicbe. Che se
r 12 —
invece predomina d'assai l'umidità al calore, compaiono le
dissenterie susseguite dalle febbri dianzi indicate, se vi si as-
socia la flogosi dello stomaco e del cervello.
Tali sono gl'inconvenienti che apporta all'uomo l'aria atmo-
sferica, quando abbonda di vapori acquosi ed è in calma. Ma
ben diversi ne sono gli effetti allorché dessa trovasi in istato di
agitazione. Per quanto l'atmosfera di queste basse regioni sia
carica di vapori acquosi, allo spirare d'un vento di tramontana
che spinge in un atomo questi vapori a più lontane ed alte re-
gioni, essa si prosciuga, per cosi dire, e si essica, e l'esala-
zione cutanea si eseguisce colla massima rapidità in modo da
apportare al corpo umano una vera sensazione di freddo, ezian-
dio al grado temperato di calore atmosferico. Quando spira il
vento di levante succede la medesima cosa, ma in grado mi-
nore, meno facile riescendo lo sgombramento totale de'vapori
dall'orizzonte; che anzi talora questo vento non è nemmen suf-
ficiente a metterli in moto ed a trasportarli a più lontane ed a
più alte regioni; quindi è che in quest'ultimo caso gli abitanti
di cotesti umidi paesi sono costretti a respirare molta copia
di vapori acquei, da cui la loro macchina risente dannose im-
pressioni. Che se soffiano i venti del mezzodì, per la somma
del calorico, che vi trasportano, aumentata dal già eccedente,
che mantiene disciolta una grande quantità di vapori nell'atmo-
sfera, quelli abitanti provano inconvenienti ancor maggiori, av-
vegnaché la loro traspirazione cutanea è impedita, o si rallenta,
e la soffocante atmosfera paralizza le loro forze, ne estingue
Tappetilo, e (lungamente perdurando i suddetti venti) loro ca-
giona sete intensissima ed altri incommodi, che non riconoscono
veramente che questa causa.
A confermare la qual verità, che cioè il corpo umano risente
tutte le alterazioni prodotte dal maggiore o minor peso dell'a-
ria, causato dalla minore o maggior copia di vap'ori acquei, che
- 13 —
vi sono contenuti, ci soccorro anche il proverbio volgare, pei
quale è ritenuto che il freddo-umido penetra più addentro nel-
l'organismo che il freddo secco; e che il caldo-umido ricerca
le membra facendosi sentire ne'visceri i più reconditi.
§ II - Dei Venti.
L'influenza dell'aria agitala dai venti sulla salute è anche va
ria a seconda delle diverse stagioni dell'anno. Il vento del mez-
zodì, che dall'agosto al novembre favorisce lo sviluppo delle
febbri intermittenti, nel marzo e nell'aprile è causa delle an-
gine e delle affezioni catarrali. Nel primo caso perchè in agosto
e in settembre l'aria già calda della stagione paragonata alle
correnti d'aria sciroccale non presenta molta variazione di tem-
peratura, ed il principal danno che ne deriva all'uomo si è l'au-
mento di traspirazione cutanea, e l'introduzione negli organi
del respiro, in un coll'aria atmosferica, d'una quantità di caldo
vapore acqueo, per cui il sangue si ossigena meno e le forze
si snervano. Nel secondo caso perchè in marzo ed aprile la
temperatura ordinaria dell'atmosfera, essendo ancora fredda,
allo spirare di vento sciroccale, subitamente si riscalda d'alcuni
gradi, per raffreddarsi di nuovo rapidamente nella notte. Que-
sta subila alternativa di caldo e di freddo, costipando la cute,
e sopprimendo la secrezione della membrana mucosa delle fauci,
de'bronchi e del tubo gastro-enterico, dà luogo a varie malattie
come l'angina, le febbri catarrali ed altre d'indole infiamma-
toria.
Finalmente non soltanto i venti spirando allontanano i va-
pori acquei, raffreddano o riscaldano l'atmosfera, ed affettano
perciò la macchina umana, ma più volte anche trasportano seco
delle sostanze, alla cui qualità sono attribuibili molle altre fi-
- \ 4 —
siche indisposizioni. È ben vero che in queste provincie non
dominano le ottalmie prodotte dal trasporto di copiose arene
come in Egitto, né si hanno a temere la febbre gialla e la peste
orientale, che possono infierire pel predominio di venti caldi
in altri climi; ma ciò nullameno tutti i medici, che hanno fer-
mata la loro osservazione sulle fasi atmosferiche delle mede-
sime, possono attestare che i venti vi trasportano, anche nelle
parti più elevate e salubri, il miasma palustre con gran danno
de'loro abitanti. Una prova di questo si ha nelle numerose feb-
bri intermittenti miasmatiche che talora istantaneamente appa-
riscono nei paesi situati sui salubri colli di Voghera, Tortona,
Alessandria e Gasale, in seguito al soffiare di forte vento del
nord, che oltrepassando la Lomellina vi apporta i perniciosi
effluvii, che si svolgono abbondantemente dalle acc|ue stagnanti
e corrotte dalle varie lagune ivi esistenti lungo il Po e la Sesia.
Come pure potrebbero gli stessi medici asserire quante fiate eb-
bero a vedere li loro malati di bronchitide, di pneumonitide,
risipole e simili, provare subitaneo miglioramento dall'azione
dell'atmosfera resa tranquilla e dal cadere di benefica pioggia;
ed al contrario peggiorare con pari rapidità per lo spirare di
impetuosa tramontana, che in un col variarci gradi della pre-
esistente temperatura, spinge talora negli occhi e nella trachea
sostanze eterogenee e nocive. A questo proposito già molto
scrissero Ippocrate, Pringle e Tissot, i quali attribuirono allo
spirare d'alcuni venti moltissime malattie di repente sviluppa-
tesi anche di natura epidemica.
In queste basse regioni che ci occupano, de'quattro venti
cardinali, tre soli sono d'ordinario i dominanti, il Nord, l'Est
ed il Sud, rarissimo essendo che domini il vento Ovest. Allo
spirare di ciascuno di questi, tanto i vegetabili che gli animali
ne risentono particolari effetti , ora a loro utile, ora a loro
danno. In genere poi è da notarsi, che se l'aria di queste prò-
— 15 —
vincie non è poi tanto insalubre come molti la reputano, ciò
è dovuto in gran parte al predominio de'venti Nordici.
§ IH. —Del Sole.
Anche il sole, quale centro d'emanazione del calorico e della
luce, modifica le proprietà dell'aria atmosferica; ed il dirada-
mento di vapori acquei, o, per così dire, l'essicamento dell'a-
ria è l'effetto del calorico di questo astro. Laonde sebbene esso
costituisca la primiera causa delle evaporazioni e delle esala-
zioni, tuttavia col suddividerle e rarefarle, rende la massa totale
meno nociva.
Dopo il tramonto però al sopraggiungere della notte, quando
l'aria è in calma, il suolo perdendo per irradiazione il calorico
ricevuto durante il giorno, si raffredda, e tutti i vapori e le
esalazioni già sollevate dai raggi solari si depongono sulla su-
perficie della terra. Egli è perciò che quel tempo riesce assai
più nocivo alla salute, perchè i vapori acquei nuotanti nell'at-
mosfera si condensano e cadono in forma di rugiada, e mani-
festasi una frescura tanto più risentila, quanto più fu, intenso
il caldo della giornata. Perciò gli abitanti delle basse pianure
vanno più particolarmente soggetti a malattie reumatiche, reu-
matico-catarrali, alle nevralgie ed alle febbri remittenti e pe-
riodiche, ecc., anche indipendentemente dall'azione de'miasmi
paludosi. Quando però l'aria è più o meno agitata, e la terra
poco riscaldata, l'influenza malefica dura per minor tempo, e
minori vapori acquosi s'innalzano. Se infine la terra è affatto
fredda e secca, come avviene in alcuni mesi dell'anno, lo stato
dell'atmosfera non viene punto alterato.
Che poi anche la luce faccia sentire degli influssi interes-
santi la salute dell'uomo non è da porsi in dubbio, dal mo-
~ 1G —
mento, che per gli studi e le sperienze de'fìsiei è provato che
i vegetabili al mancare della luce imbianchiscono facendosi
lunghi , sottili ed avvizziti, e che gli animali ad eccezione di
quelli che per la loro natura amano di rimanersi all'ombra ed
all'oscuro, quando vien loro meno la luce si ammalano, intri-
stiscono, e perdono ogni vigorìa.
Questo fenomeno che riscontriamo quasi sempre negli uo-
mini, che vissero segregati nelle carceri, lo vediamo pure pro-
dursi in quei coloni che abitano case, che per la costruzione
non ricevono quasi mai raggi di luce, giacché per tutti co-
storo è abituale la cachessia e specialmente la linfatica e la
scorbutica.
§ IV — Dell'Elettricità.
Lo stalo elettrico dell'atmosfera, che subisce in queste umide
Provincie tante variazioni nella sua intensità, esercita esso pure
una grandissima influenza sull'animale economia, e non è im-
probabile che il carattere d'alcune malattie che vi dominano
sia in qualche modo connesso colla medesima influenza, seb-
bene queste malattie non ne dipendano immediatamente.
È fuori di dubbio che l'uomo sia sensibile allo squilibrio dei
fluido elettrico dell'atmosfera, ma non è poi così facile il pre-
cisare quando ed a qual dose, questo fluido affetti piacevol-
mente, o piuttosto con molestia l'individuo.
E se nulla di certo, si può dir intorno alla varia sensività dei
diversi individui, tranne che essa è maggiore, generalmente par-
lando, nei soggetti che soffrono certe malattie croniche e che
sono dotati di ciò che chiamasi grande mobilità nervosa, egli
è perchè non va essa sottoposta a leggi costanti, per quanto
almeno finora si conosce da noi, e sfugge alle indagini più ac-
-17-
curate. Forse la vita sociale, l'educazione, i mezzi che impie-
gano gli uomini onde difendersi dalle influenze delle meteore ,
hanno talmente ottusa la loro naturale sensibilità che punto
essi non s'accorgono, o almeno imperfettamente, delle altera-
zioni elettriche, e quindi non sanno riconoscere le variazioni
atmosferiche dalle loro interne sensazioni. Ma si narrano per
contro non rari casi d'individui che poterono predire in pub-
blico i terremoti, e ciò solamente per lo straordinario movi-
mento convulsivo che fuori di modo li rendeva inquieti senza
cagione e senza senso di mal essere. Nel che poterono forse
essere aiutati dal confrontare l'alterazione, che abitualmente
provavano all'avvicinarsi di temporali e di venti gagliardi con
quella che sentivano maggiormente in tale circostanza, sebbene
l'atmosfera non dasse indizio di meteore. Ma gli animali mi-
nori, quelli domestici, ed in più alto grado i selvatici e gli uc-
celli, dalla loro maniera interna di sentire s'accorgono delle
variazioni meteoriche, e coll'inquietudine, con certi moti non
ordinariamente usati, e col correre intorno in istato d'allarme
in cerca di riparo, col riunirsi a stormo, o sbandarsi, e colia
diversa maniera di volare e. di emettere gridi, rendono avver-
tito l'osservatore della vicina pioggia, dello spirare di futuro
vento e dell'avvicinarsi di temporale burrascoso. Forse anche
alcune subitanee e gravi modificazioni o malattie che affettano
le foglie dèi gelsi, i fiori dei frutti primaticci, ed il riso nell'e-
poca della figliazione e maturazione, malattie che si credono
generalmente effetto dell'aria sciroccale e marina , non altra
causa hanno che l'elettricità eccedente o deficiente. E forse poi
quella stessa specie di Brusone che rapido, quasi un contagio,
talora in un sol giorno distrugge molta parte delle speranze
del colono, e saltuario segue pressoché l'andamento di varie >,
piccole trombe, o vortici d'aria elettrizzata,, altra causa non ri-
conosce più efficace che l'elettricità,
BESOZZI 9
__ 48 —
Queste supposizioni non sembreranno improbabili, quando
si consideri che il più vigoroso; il più alto riso è sempre quello
che viene prescelto dai vortici, seguendo in ciò il fluido elet-
trico la sua conosciuta tendenza di scaricarsi sui più alti con-
duttori. Ed è appunto per tale credenza che molti proposero,
quale uno de'migliori mezzi d'impedire il Brusone saltuario,
l'uso dei paragrandini.
A quanto ho detto circa l'influenza di questo grande ed u-
niversale agente della natura, che per esprimermi colle stesse
parole di Matteuccci, ominciando dagli atti i più reconditi degli
esseri viventi, spiega la sua azione sino ai fenomeni più gran-,
diosi dell'atmosfera, ora distruggendo le combinazioni chimi-
che, ora formandole, ora trasformandosi in luce, ora in calore,
in una parola presentandosi all'osservatore sotto le forme più
strane e le più diverse fra loro, non giudico fuori di proposito
di far succedere un breve cenno di quanto finora fu scritto in-
torno all'Ozono. Nò credo che ciò possa considerarsi come af-
fatto estraneo al nostro argomento, perchè a questo nuovo a-
gente molti effetti debbonsi forse attribuire che hanno rela-
zione colla materia che trattiamo; se non che è tuttora deside-
rabile che nuove osservazioni ed altri esperimenti ci sommi-
nistrino cognizioni più positive , e tali da poterne ragionare
con qualche precisione maggiore.
Alle ricerche del professore Schoenbein dobbiamo la cono-
scenza d'un corpo di natura particolare che si forma nell'aria,
allorché questa è attraversata dalla scarica elettrica, e si mani-
festa ai sensi per un odore die si avvicina a quello del cloro
e dello zolfo.
Lo scopritore considera questo corpo come un composto di
ossigeno e d'idrogeno in tale proporzione da formare un tri-
tossido d'idrogeno, e lo chiamava ozono a cagione del suo
odore. Posteriori osservazioni indussero la maggior parte dei
— 10 —
chimici a ravvisare nell'ozono null'altro che ossigeno, la cui
molecolare costituzione sarebbe stata cambiata dall'azione elet-
trica; ed è questa al dì d'oggi l'opinione più accreditata. Qua-
lunque sia l'intima natura del corpo in quistione, si sa ora che
esso si forma non solo nell'aria elettrizzata, ma si produce an-
cora nella scomposizione dell'acqua col mezzo della pila, nel-
l'aria posta in contatto col fosforo, ed in molti altri casi. Vuoisi
notare che la comparsa dell'ozono nell'aria è sempre accom-
pagnala dalla formazione d'una piccola quantità d'acido a-
zotico.
Le proprietà chimiche, delle quali gode l'ozono, sono quelle
stesse che possiede l'ossigeno, ma portate ad un grado mag-
giore d'intensità che si può paragonare a quella con cui si ma-
nifestano le proprietà di quasi tutti i corpi, in quello stato che
i chimici chiamano nascente, nel quale le loro affinità sviluppano
la massima energia. II potere fortemente ossidante dell'ozono
fece nascere nel professore Schoenbein l'idea che esso dovesse
agire nell'aria come un efficace antidoto dei miasmi idrocarbo-
nati od azotati, ai quali si suol attribuire una parte cosi impor-
tante nelle malattie epidemiche. Le esperienze dal detto pro-
fessore instiluite in proposito posero fuori di dubbio che una
quantità anche piccolissima di ozono, che si trovi nell'aria
(720,000), basta a distruggere le abbondanti emanazioni idro-
azotate che vengono prodotte dalle materie animali in putre-
fazione.
Questi risultati ottenuti in tempo in cui il cholera desolava
l'Europa , indussero i medici a ricercare, se mai vi esistesse
qualche relazione tra la presenza dell'ozono nell'aria e lo svi-
luppo del morbo dominante che percorreva i diversi paesi , la-
sciando dovunque le traccie dolorosedel suo funesto passaggio.
Contro la comune aspettativa e le idee preconcette, si verificò
nelle osservazioni fatte a Berlino ed a Ginevra nelloscorcio del-
— 20 —
Fanno 1854 e durante Fanno 1855, che il massimo infierire
della malattia corrispondeva in diversi tempi indifferentemente
ad un maximum o adun minimum ed anche ad una media quan-
tità di ozono nell'aria, laonde si dovette conchiudere non esi-
stervi alcun rapporto determinabile tra il progresso dei choìera
e la proporzione dell'ozono nell'atmosfera.
Più soddisfacenti sono i risultati ottenuti dalle osservazioni
fatte dal 1847 al AS allo scopo di ravvisare l'influenza dell'ozono
sulle malattie catarrali e relative epidemie. Verificata Fazione
irritante dell'ozono sulle vie respiratorie fino dall'epoca della
sua scoperta, si osservò dappoi che l'imperversare quasi epide-
mico delle affezioni catarrali in inverno, e che il massimo prò
gresso dell'epidemia di Grippe, ed altre simili, corrispondevano
costantemente ad un massimo nella proporzione dell'ozono at-
mosferico.
Se si deve poi prestar fede al dottore Bocchel, l'esistenza
della malattia corrisponde sempre allo zero dell'ozonometro ,
al qual grado pure predominano fortemente le febbri intermit-
tenti. E il dottore Gaillard che pubblicò nel 1855, nella raccolta
anomina, Charleston Medichaì Journal, un lavoro su questo
soggetto asserisce essersi osservata in America una relazione
manifesta tra l'ozonizzazione dell'aria e la comparsa delle febbri
periodiche.
Mi è d'uopo far osservare che nella maggior parte delle
suaccennate ricerche, per riconoscere la presenza dell'ozono
nell'aria, il crescere ed il diminuire della quantità di questo
corpo, si fece uso dell'ozonometro di Schoenbein fondato sulla
proprietà di cui gode l'ozono di scomporre il Ioduro di Po-
tassio, ossidandoli metallo, e mettendo in libertà il iodio. Con-
siste l'istromento in un pezzetto di carta bibula imbevuto di
pasta d'amido mista a ioduro di potassio. Le varie proporzioni
d'ozono contenute nell'aria si misurano dalla varia intensità del
colore azzurro che l'iodio reso libero comunica all' amido.
Questo mezzo però è imperfetto e causa d'errore, perocché
posto ancora chela proprietà di scomporre il ioduro di potas-
sio appartenesse esclusivamente all'ozono, od almeno se fra
i diversi corpi, che possono trovarsi uniti all'aria atmosferica,
egli solo possedesse questo carattere, l'istromento darebbe tut-
tavia indicazioni poco precise, dovendosi la relativa quantità di
ozono inferire dalla varia intensità di colorimento che riesce
impossibile di valutare con precisione. Ma le cause d' errore
sono aumentate ancora dall'esservi altri corpi che possono tro-
varsi nell'aria dolati della stessa proprietà, fra i quali basta ci-
tare l'acido azotico e l'ipo-azotico. Ciò non di meno, il signor
Schoenbcin crede che questi due acidi si formino nell'aria in
conseguenza della stessa formazione dell'ozono, di cui sareb-
bero un effetto : e se ciò fosse vero, questa cagione d'errore sa-
rebbe aì certo tolta. Ma vi sono però altri corpi, come ad
esempio il cloro, che possono colorare l'ozonometro, e d'altronde
rimane sempre la difficoltà di stabilire in modo preciso il va-
lore dell'intensità di coloramento, cosicché si può conchiudere
che le osservazioni fatte con simile istromento non possono for-
nire che da'ti molto soggetti a contestazioni. Che se si arrivasse
a constatare con altri mezzi più positivi i suddetti fatti, si giun-
gerebbe forse a riconoscere che molte affezioni specialmente ca-
tarrali, che appunto predominano in queste provincie, potreb-
bero essere anche causate da questo solo agente.
Nel mese di agosto 1855 si fecero all'osservatorio di Versailles
delle osservazioni dirette a constatare la relazioni che esistono
tra la proporzione d'ozono contenuto nell'aria, e le altre condi-
zioni meteorologiche.
Le conclusioni che se ne ricavarono sono le seguenti :
1. La quantità d' ozono è in ragione inversa della tempe-
ratura;
— "M —
2. È in ragione diretta del vapore e dell'umidità dell'aria:
3. Per lo più è in ragione inversa della serenità del cielo.
Ora è osservabile che ì rapporti che esistono tra la propor-
zione dell'ozono e le altre condizioni dell'aria, sono gli stessi
che esistono fra le medesime condizioni meteorologiche e l'e-
lettricità dell'atmosfera, d'onde si può conchiudere che la pro-
porzione dell'ozono è in rapporto diretto di questa elettricità.
Per ulteriori cognizioni intorno a questo soggetto, può il
lettore consultare l'opera del medico in capo dello Spedale Mi-
litare di Metz, signor Scoutellen, intitolata: L'ozóno, ou rocker -
chtis chimiques, méléorogiques , phisiologiques ci mèdicaUs sur
roxigcnc éleclrisé. Paris, chez Victor Masson, 1850.
§ 5° — - Ilei miasma Paludoso.
Ma l'agente più nocivo all'animale economia, di cui trovasi
tanto frequentemente impregnata l'aria delle basse regioni , è
il miasma paludoso. La di lui presenza viene designata dalla
costante osservazione, continuata per un serie infinita d'anni ,
dalla quale risultò che nei luoghi ove esistono paludi, stagni o
terreni d'analoga natura, ossia ove le acque, le terre e le ma-
terie organiche putrescibili in esse contenute, si trovano in con-
dizione tale da dar luogo ad una chimica reazione, che generi
il processo di putrefazione, predominano in determinate epo-
che dell'anno, ed a tempi fìssi certe forme di malattie semplici,
e complicate che offrono l'impronta di un carattere*speciale tutto
loro proprio, e che furono chiamate miasmatiche. Questa de-
nominazione fu loro appunto applicata, perchè si credono il
prodotto d'un principio ignoto appellato per convenzione mia-
sma, come si dà il nome di contagio alla causa che pure non
cade sotto i sensi, la quale genera particolari malattie, che si
propagano da un individuo ali altro per contatto mediato od
immediato che chiamatasi perciò contagiose.
All'appoggio poi di siffatta credenza ricorrono i fatti seguenti:
I. Una gran parte degli abitanti in località paludose , qua-
lunque sia la loro età ed il sesso, viene assalita da tali malattie
e contemporaneamente in considerevole numero, e con maggior
forza in quelle epoche e situazioni nelle quali vi hanno elementi
favorevoli ad un più abbondante e più duraturo sviluppo della
putrefazione, e quindi degli effluvii miasmatici e loro conden-
samento.
2": Intiere famiglie, anche numerose e composte d'individui
robusti e della più florida salute, discese da poco tempo da sa-
lubri paesi alto-posti, e venuti ad abitare basse località paludose,
vengono ben tosto, e non di rado ripetutamente colpite dalle
febbri intermittenti miasmatiche, talora ribelli a tutti i mezzi i
più appropriati dell'arte salutare, e solo risanano ritornando
alla loro aria nativa.
3, Tali malattie d'ordinario non si possono tanto facilmente
vincere coi rimedii comuni, come si debellano prontamente col
rimedio specifico.
4. Le cefalee, le tossi ed altre affezioni irritative flogistiche
del tubo gastro-enterico e degli altri visceri, che di sovente si
manifestano colla febbre intermittente, non cesserebbero (come
alle volte cessano col finire della febbre stessa, soggiogata dal
rimedio specifico, per ripetersi in caso di recidiva della mede-
sima) se non fossero originate esse pure dalla causa specifica
che produsse la febbre.
Che se finora ci sono ignote le proprietà fisiche e chimiche
di questo miasma perche gli esperimenti fin qui praticati non
valsero a scoprirne. la presenza ed a ben chiarirne la natura, i
suoi costanti ed uniformi effetti nocivi ne confermano l'esistenza
non solo , ma ancora ci inducono a negare la moltiplicilà dei
— 24 — '
miasmi palustri , e ad attribuire la differenza dei suoi effetti
tanto alla maggiore o minore intensità di sua azione, .quanto alla
maggiore o minore suscettibilità a risentirne l'influenza.
Introdottoli miasma paludoso col mezzo dell'aria carica di
vapori acquei, elicgli servono di veicolo, nell'organismo umano.'
e più facilmente per le vie della respirazione, e passato nel
torrente della circolazione, si mescola col sangue, producehdo
quello stato particolare di questo fluido vitale, conosciuto solfo
il nome d'infezione miasmatica; quindi per effetto di essa;
non solo subisce una modificazione il sistema nervoso, da cui
trae origine la febbre intermittente, ma forse anche per l'azione
elettiva che ha questo miasma sulla milza, dessa in uri subito
inturgidisce, e ingrossa più o meno a seconda della maggiore
o minore quantità e durata d'azione dello stesso, e della pre- *
disposizione degli individui a risentirne gli effetti.
Quest'azione elettiva dei miasma palustre sulla milza già co-
nosciuta dagli antichi, e constatata anche dai celebri Medici
della nostra età, fra i quali da Trousseau e Piorry, è confer-
mata dal fatto, che nelle anzidette località paludose, ove pre-
dominano le febbri intermittenti miasmatiche, si osservano
costantemente ostruzioni di milza di vario grado e di diversa
natura in persone che non mai ebbero a soffrire di febbre in-
termittente, e s'osserva in altre per la prima volta colpite dalla
stessa febbre un considerevole ingorgo, ed ingrossamento di
viscere sin dal primo momento in cui si manifesta la febbre,
senza che. antecedentemente avessero dato segno, o si fossero
accorti che la milza avesse declinato dal suo stato ordinario fi-
siologico. " Ma a constatare questa alterazione patologica della
milza; come fa osservare giudiziosamente l'egregio sig. Dottore
Favalle, nella sua memoria intorno alle febbri intermittenti,
premiata nel 4853 dal Comitato Medico della Lomellina, è ne-
cessaria un'accurata esplorazione di queste viscere con tutta
— 25 —
la precisione dell'arte, perocché, dice egli: « Non doversi cre-
« dere che la milza sia più voluminosa del- naturale,, soltanto
« quando sorpassa il margine delle coste spurie, mentre può
« questo organo aumentare anche nel suo diametro verticale
« e trasversale, senza oltrepassare il limite accennato, e quando
« ciò accade non avvi che una ben eseguita percussione, che
« possa condurre ad un esatto diagnostico della dimensione
* della milza. »
Sullo stesso proposito in altro luogo soggiunge :
« È opinione comune che, la frequenza dell'ingorgo della
milza, devesi piuttosto -attribuire alla struttura sommamente
vascolare di questo viscere, il quale, come insegna l'anato-
mia, è per la massima parte compostò di vasi venosi termi™
nanti con boccuccie libere in tante cellule fra loro comuni-
canti e formanti una specie di tessuto cavernoso, d'onde
consegue che il sangue durante lo stadio del freddo, cacciato
dalle parti periferiche esterne alle interne, trova più facilità
che in ogni altro viscere ad irrompere, ed a quivi ristagnare.
Considerando però che nelle affezioni continue e subcontinue
cagionate dall'attossicamento, ossia dall'infezione miasmatica
del sangue, osservasi costantemente l'ingorgo della milza,
abbenchè non si siano mai manifestati brividi di freddo, che
in pratica veggonsi molte febbri intermittenti miasmatiche,
in cui quantunque manchi siffatto stadio del freddo, oppure
sia leggero, e di brevissima durata, tuttavia iroyansi sin dal
loro bel principio accompagnale dall'aumento di volume della
milza ; considerando inoltre, che nelle febbri intermittenti
dipendenti da cause comuni, il suddetto ingorgo non osser-
vasi quasi mai, oppure soltanto in via eccezionale, e che
d'altronde in molte circostanze, e specialmente in certe sup-
purazioni interne, veggonsi alcuni ammalati in preda a lun-
ghissime, fortissime, e molte volte ripetute orripilazioni o
L__26 —
« brividi eli freddo, senza che la loro milza venga ad essere
« minimamente ingorgala ; la suddetta opinione, a senso mio,
« non ha più alcun valore, e resta evidentemente dimostrato,
« che nelle febbri intermittenti miasmatiche la causa deli'accen-
« nata costanza degli ingorghi della milza, si è appunto la spe:
» ciale influenza, che li miasmi vanno elettivamente ad ésef-
« citare sull'organo accennato. »
D'ordinario la febbre intermittente miasmatica dura tinche
sussiste l'iperemia o l'ipertrofìa, che a questa succede con faci-
lità, e se la febbre cessa persistendo le suddette alterazioni,
ben presto si riproduce sotto l'influenza d'una benché minima
causa occasionale. Non di rado poi le suddette affezioni da ef-
fetto diventano causa, ed a loro si devono la continuazione e la
recidiva delle febbri tanto dipendenti da causa miasmatica, quanto
da cause comuni.
Appare da' suoi effetti che l'aria umido-miasmatica abbia una
duplice azione sull'organismo, l'ima più pronta ed energica, che
viene in particolar modo sentita dagli abitanti avventizi, pro-
venienti da sane regioni, i quali sono immediatamente assaliti
dalle febbri intermittenti miasmatiche con o senza altre compli-
cazioni; l'altra lenta e clandestina, che oltre ad essere causa
de' suddetti più ovvii disordini, ha un'azione più particolare
sopra gli abitanti indigeni.
Ed infatti per poco che dessi trascurino lenecessarie cautele,
ordisce lesioni organiche profonde (in ispecie della milza, del
fegato, delle glandule mesenteriche e del tubo gastro-ente-
rico), alterazioni del sangue cui talora succede l'apoplessia e
la paralisi, e spesso ancora, ove il miasma si renda per circos-
tanze cosi individuali come locali più attivo, può cagionare l'i-
diotismo ed il cretinismo, siccome vedesi in alcuni circondari
paludosi della Toscana, e nelle vallate delle Alpi e della Sviz-
zera. I figliuoli pertanto nati da parenti resi cachetici dalle ri-
- -li —
petutee molto continuate di sopra accennate affezioni, portano
già dalla loro nascita nei visceri il geline di una mal ferma
salute.
Le alterazioni solido-umorali, da cui sono all'etti, vengono
poscia aumentate dalle febbri intermittenti, dalle quali sono
ognora bersagliati; e così dopo una stentata resistenza finiscono
per soccombere colpiti da gravissime febbri perniciose, od in
causa di profonde lesioni organiche dei visceri, qualora altre
malattie accidentali, cui sono predisposti per la poca resistenza
del loro tessuto, e per la deteriorata qualità de' loro umori, non
li traggano prima al sepolcro.
All'opinione da me seguita, contrasterebbe quella di coloro
che attribuiscono il fatto permanente della cachessia all'umidità
pura e semplice, e quello avventizio delle febbri al miasma.
Ma questa dottrina non è finora fiancheggiata da tali prove
che io l'abbia a preferire all'altra da me esposta, abbracciata
dalla più parto de' Medici istrutti da esperienza locale.
In genere, il miasma paludoso si rende più dannoso nei
climi caldi, e nelle località nelle quali è grande l'estensione
delle acque, od in cui i terreni contengono sedimenti ed acqua
di mare, molle materie organiche ed in particolare certa spe-
cie di vegetabili. E n'ò ugualmente più facile lo sviluppo lad-
dove predominano i venti Est e Sud-Est, e più ancora gli
australi; giacché ivi l'aria chiusa o meno mossa ne favorisce il
condensamento.
Finalmente gli effetti malefici delle esalazioni miasmatiche
palustri sull'uomo, non solo non si limitano ai centri d'ema-
nazione ed alle vicinanze, ma si estendono eziandio a conside-
revoli distanze. Possono ancora tanto per diffusione graduata,
quanto per trasporto in istato di condensamento estendersi a
regioni lontane ed anche elevate in causa delle correnti d'aria.
Ne' climi temperati come i nostri, la diffusione graduata venne
— 28 —
calcolata dai 450 ai 500 metri d'elevazione, e da 2,800 metri
a 3,000 metri in direzione orizzontale.
Molti poi che trattarono quest'argomento asserirono che sif-
fatti miasmi ne' climi almeno temperati, si trovano misti e so-
spesi nell'aria ad un'altezza tanto superiore a quella dell'uomo
quanto maggiore è il grado della temperatura ; donde avviene
che durante le ore più calde del giorno l'aria de'luoghi palu-
dosi non è cosi nociva come all'appressarsi della sera , in cui
per l'abbassamento della temperatura discendono in maggiore
o minore copia giusta il maggiore o minore irradiamento ter-
restre, perdurante tutta la notte , e concorrente anch'esso a
produrre un tale effetto. Il che poi , secondo l'opinione dei
medesimi autori , succede maggiormente ne' grossi paesi , e
laddove non esistono piante d'alto fusto, e ne citano in prova i
prati , che quando non siano circondati da alberi , oltrecchè
soggiacciono a maggiore nebbia degli altri , conservano anche
nelle notti serene una temperatura di sei e più gradi superiori
da quelle nei prati ombreggiati da altre piante. Qualunque sia
però l'ignota natura de'miasmi , non è dubbio che con- questa
parola si vogliono significare decomposti gazosi provenienti
dalla putrefazione di materie organiche, le quali mescolandosi
nell'aria la rendono insalubre. Ciò ammesso, io credo non es-
sere possibile , che essi svolgendosi dal suolo, soggiornino
nell'atmosfera ad un'altezza superiore all'uomo nelle ore calde,
per abbassarsi al cadere del giorno e nelle ore fresche della
notte , essendo provato che le materie gazose , quale pur sia
la differenza delle loro relative densità tendono sempre a co-
stituirsi in miscuglio omogeneo. Di più , l'emanazione mia-
smatica del suolo essendo continua , la quantità della materia
emanata dovrebbe sempre essere maggiore in vicinanza della
sorgente, come si verifica nelle nòte emanazioni d'acido carbo-
nico alla grotta del Cane del Regno di Napoli ed al Guevo-Upas
— 29 —
nell'isola di Gìava ecc. ecc. Non è tuttavia men vero che l'in-
fluenza del miasma si faccia maggiore verso la sera e nelle ore
notturne , ma il fatto si presta ad una più soddisfacente spie-
gazione.
È probabile, se non provato, che i gaz miasmatici sieno so-
lubili nell'acqua e nel vapore atmosferico. 11 calore del giorno,
rendendo l'aria capace di una gran quantità di vapore , pro-
duce un miscuglio unifórme .della medesima col vapore mia-
smatico, il quale in tal modo si disperde estremamente diviso
in una gran quantità di fluido.
All'approssimarsi della notte poi l'aria raffreddata rifiuta
di ricevere il nuovo vapore che sì solleva dal suolo, e questo
si condensa in forma di nebbia , trattenendo seco disciolto il
gaz. miasmatico. Fatta poi anche astrazione dal condensamento
de' vapori in nebbia , Firradiazione notturna del calorico dal
suolo nelle notti fredde e serene rendendo. la temperatura
degli oggetti posti sulla terra, minore di quella dell'aria , pro-
duce su d'essi una rugiada infetta.
Per irradiazione terrestre vuoisi intendere l'emanazione dì
calorico assorbita dalla terra durante la giornata verso gli
spazii celesti, per la quale la terra si raffredda più dell'aria ,
donde ne consegue che lo strato d'aria che lambisce la super-
ficie del suolo e degli oggetti che vi stanno sopra , deposita
sopra di essi una porzione del vapore che contiene nello stato
di rugiada.
c^(ìa&c^sp(3<fc2X^^N£2^^
TITOLO II.
ARTICOLO PRIMO
DELL IKFLUENZA DELLA RISICOLTURA SULLA SALUTE PUBBLICA
Essendo necessario per la coltivazione del riso (oryza saliva
di Linneo) dal tempo della seminazione fino a quello della rac-
colta l'impiego continuo delle acque , che contenute in tante
aiuole arginate si distendono sui campi a tale coltura destinati,
non v'ha dubbio, che attesa la grande estensione di cosifatta
coltivazione nelle provincie di cui teniamo parola , l'evapora-
zione delle medesime deve per se sola contribuire a renderne
l'aria meno salubre, anche indipendentemente dalle esalazioni
miasmatiche che possono passare nell'atmosfera in conseguenza
della putrefazione.
Limitandoci a questa sola considerazione saremmo indotti a
credere, che la risicoltura aumentando l'umidità dell'atmosfera
di queste provincie e predisponendo vieppiù gli abitanti di esse
alle malattie dipendenti dalPumido-freddo, e dall'umido-caldo,
ne abbia peggiorate le condizioni relativamente alla loro salu-
brità. Ma se d'altra parte consideriamo che l'introduzione di
tale genere di coltura nelle nostre basse regioni , valse a to-
gliere un numero considerevole di stagni e paludi che non si
sarebbero potuti ridurre ad altra coltivazione (perciocché nes-
— 31 —
sun altro cereale alligna, ove ristagna e sorge frequentemente
l'acqua), dovremo in allora persuaderci che la coltura del riso
ivi introdotta, ha portato un ben contrario effetto. E diffatti
senza l'introduzione di queste genere di coltura non si sareb-
bero prosciugate tante paludi perenni e tante spiaggie fangose,
intersecate da stagni lasciativi dalla Sesia, dal Ticino e dal Po.
Chi visitasse la valle del Ticino e si portasse lungo la Sesia ed il
Po, ove i medesimi formano de'seni, e dove si osservano le sole
vestigia dell'antico loro passaggio, se ne potrebbe anche in oggi
formare un'idea , e si convincerebbe degli sforzi grandissimi, e
delle dispendiose cure prodigate dagli antichi e recenti posses-
sori di que' terreni , per dare all'agricoltura quegli spazi che
prima erano un vero ricettacolo di esseri putrescibili nella
calda stagione al ritirarsi delle acque. Numerosi seni naturali
poi della terra, che per la loro più bassa posizione primitiva ,
o forse perchè molti secoli addietro costituivano il letto di
qualche fiume, ancorché ora siano non poco da esso discosti ,
formarono nel Novarese e nel Vercellese delle paludi, che ren-
devano l'aria sommamente insalubre e che al presente più non
esistono.
Valgano ad esempio la palude che dalla casa Scotti per opera
del cavaliere Melchioni, con ingenti somme venne essicata , e
che forma presentemente un agro ben coltivato a riso e meno
insalubre per gli abitanti di Vinzaglio ; quella del Maresco
presso Vespolate, ora ridotta pure a risaia , altra volta perni-
ciosa ed impraticabile, quella di Ponzana novarese, di Fisrengo,
di Zottico, di Martesana e molte altre ancora , giacche non la
finirei più se io qui volessi tutti citare i luoghi che anticamente
formavano più o meno vaste paludi, e che ora sono coltivati a
risaie. Tutte queste località migliorarono per rispetto all'aria ,
posciacchè da paludi perenni furono per cosi dire , ridotte a
paludi di passaggiera durata, quali tutt'al più possono eonside-
— 32 —
rarsi relativamente ai loro effetti miasmatici i campi risicoli. Il
che si potrebbe ancora provare col confronto d'altre località
nelle vallate del Ticino, della Sesia e del Po, nellequali esistendovi
tuttavia paludi -l'aria ò ben molto più insalubre. Ed una lumi-
ndsa prova del miglioramento dell'aria in causa dell'introduzione
della risicoltura ce la porge attualmente la gran valle sita presso
gli sbocchi del Po nell'Adriatico, e conosciuta* sotto il nome di
Maremma Veneta. Era dessa affatto deserta, ed ora vedesi già
abitata, e vestita d'ubertosissime risaie per opera d'una ricca
Società, come avvenne a poco a poco, per l'industria de'privati
possessori della Lomellina, la quale nel secolo passato trova-
vasi in .quasi identiche condizioni, essendo in allora sparsa di
numerose paludi, di burroni e di foreste.
Fatti così luminosi mi confermarono nella persuasione cifre
fra i miglioramenti cui potrebbesi con successo ricorrere per
modificare almeno ia gran parte l'aria micidiale che predomina
in molte regioni dell'isola di Sardegna, non sarebbe forse il
menò àddattato quello dell'introduzione della risicoltura ove
esistessero condizioni identiche , massime rispetto al clima q<1
al suolo, a quelle delle suddette località.
A comprovare inoltre che le risaie non sono nocive tanto
quanto le' paludi, e gli stagni , nò quanto da molti si opina \ e
che un gran numero di malattie alle quali vanno soggetti i ri-
sicoloni sono affatto indipendenti dall'influenza della mofeta
palustre, verrò esponendo i varii stadii della risicoltura rap-
presentati dalle varie operazioni agronomiche dalla medesi-
ma richieste, incominciando dalla seminazione del cereale , e
venendo sino alla deposizione del prezioso prodotto nei ma-
gazzini; metodo che fu già saviamente adottato dal chiarissimo
sig. Dottore Tosi di Novara per far meglio comprendere Usuo
pensiero su questo argomento nel terzo Congresso generale
dell'associazione medica degli Stati Sardi convocato il 3 ottobre
1855 nella stessa città.
33
§ I. — Preparazione del terreno
e geminazione del riso.
Utilissimo essendo al colono di ben inaffiare il terreno ; e
non potendolo fare che con dispendiose misure , egli è obbli-
gato a preparare il suolo più piano che sia possibile, fendendolo
profondamente col vomere, affinchè l'ardore del sole faccia fer-
mentare, come si suol dire , i sali del terreno, e non tardi a
nascere, ed a moltiplicarsi il germe che gii affida, Non havvi
laguna che desso non colmi, non troppa copia d'acqua ch'egli
non. incammini per apposite uscite alla più bassa* parte, renden-
dola il più possibile corrente, compatibilmente col bisogno di
favorire la vegetazione; ed è ben interesse di chi riceve i coli,
il non permettere che l'acqua ristagni sulla parte sovraposta ,
e serva di fomite alla putrefazione ed alla conseguente forma-
zione di miasmi perniciosi alla salute degli abitanti e dei lavo-
ranti delle risaie. Solo l'inabilità , l'avarizia ed alcune rare
necessità possono deteriorare d'assai la salute dei coloni de-
stinati a preparare il suolo ed a spianarlo per la seminazione.
Infatti se i giornalieri sono obbligati ad eseguire lo spiana-
mento del suolo quando evvi già l'acqua nelle piane , al certo
poco salubre riesce ai villici il rimanere immersi tutto il giorno
in essa. Ma da che i più esperti agricoltori hanno addotta to lo
slottamento a secco, avendolo riconosciuto migliore dell'umido
anche per l'effetto , minor numero di persone , e per minor
tempo sono impiegate a lavorare colle gambe nell'acqua , non
essendo costrette a dimorare in essa che quelle che seminano
e che appianano. E siccome questi individui sono ordinaria-
mente abituati a simile lavoro sino dall'infanzia, cosi è che ra-
rissime volte avviene che s'ammalino per tale causa, Oltreché
BESOZZI 3
— 34 —
alcune precauzioni già in uso , come quella di strofinarsi le
gambe con panni caldi appena giunti a casa, di bever caldo, di
coprirsi molto nel letto, valgono assai alla conservazione della
loro salute. Facilmente viene assalito da affezioni catarrali e
da polmonia, chi reduce da tal lavoro fa abuso di vino , causa
che produce gli stessi inconvenienti in tutti i paesi, ed in tutti
gli individui, che in questo licore credono di ritrovare più ri-
sarcimento di forze in ragione della maggior quantità che ne
tracannano.
L'epoca poi della seminazione che potrebbe far paragonare
le risaie agli stagni ed alle paludi per la vasta superficie che
occupa l'acqua, e per la facile evaporazione che ne può conse-
guire cade appunto in un tempo non favorevole allo sviluppo
degli effluvii e miasmi palustri , praticandosi la medesima dai
primi d'aprile ai primi di maggio; nel quale intervallo di tempo
l'azione del sole è assai debole, dominano venti che dissipano
i vapori acquei, e non sono ancora nati , o cominciano allora
a svilupparsi od a vegetare gli insetti ed i vegetabili che po-
trebbero putrefarsi.
Essendo la seminagione la parte della risicoltura la più in-
teressante pel colono e che devesi effettuare nell'epoca in cui
più agevolmente si possono avere le acque , ne avviene che
dessa si compie anche nei giorni di pioggia , ed allora ognun
vede che tutti gli individui adoperativi sono esposti a soffrire
i tristi effetti, che, come derivanti dall'impedita traspirazione
in conseguenza dell'inumidita e raffreddata superficie del corpo,
sono comuni agli agricoltori d'ogni paese, essendo questo un
inconveniente inseparabile dall'esercizio di qualunque genere
di coltivazione in certe pressanti epoche. E guai se i coloni
non vi si abituassero sin dalla infanzia ! Le malattie pertanto
alle quali predispone tale lavoro , indipendentemente dall'in-
fluenza di qualunque altra causa specifica , che possa essere
— 35 —
inerente alla risicoltura , sono quelle a fondo flogistico e reu-
matico, e particolarmente le angine, le pleuritidi e le altre af-
fezioni degli organi respiratori; affezioni queste che spesso si
manifestano in grado assai elevato e grave perchè già favorite
dalla stagione. Da queste malattie vengono più presto ancora
assaliti que'coloni o lavoranti, che o volontariamente od obbli-
gati dai padroni, praticano gli spurghi dei fossi e delle roggie
a gambe nude in tempi assai freddi, e massime se vi sussiste
tuttora il ghiaccio.
§ II. Mondatura del Riso
Il lavoro per la mondatura del riso, che incomincia nell'ul-
tima decina del maggio, dura tutto il giugno e si prolunga
qualche volta anche per alcune giornate del luglio, può pari-
menti per sé solo riuscire non meno nocivo ai risicoloni. Le
malattie infatti, che in causa di quest'opera, predominano nei
risicultori sono le emormesi e le flogosi del sistema cerebro-
spinale, le epatitidi, le gastritidi, e le gastro-enteriti, causate
dall'immergersi fino al ginocchio per quasi tutto il giorno
nell'acqua, e dall'incurvarsi che fanno que' coloni, onde sradi-
care le erbe nocive alla buona vegetazione del riso, esponendo
per tal modo, e per tanto lungo tratto della giornata, la regione
occipitale, e la colonna vertebrale a' cocenti raggi solari. Le
quali conseguenze possono essere evitate, od assai minorate
occupando minor numero di persone e per minor tempo,
scambiandole e scegliendo le più giovani e robuste, fornendole
oltre a ciò di cappelli, di vestimenta e di calzature opportune
e finalmente sospendendo il lavoro pel maggior tempo possi-
bile nelle ore più calde della giornata. Le suddette malattie
quindi non riconoscono alcuna causa specifica, né sono esclu-
— 36 —
sive ai soli risicultori, ed ai soli contadini dediti alla coltura
umida, ma affettano pure quelli che praticano l'agricoltura a
secco. Ed infatti a non minori inconvenienti sono esposti, a
cagion d'esempio, quelli che mondano il frumento, massime
in tempo di pioggia, essendo, anch'essi obbligati a tenere i
piedi e le gambe immerse o nella rugiada o nell'acqua.
§ III —Asciugamento delie risaie
L'epoca dell'asciugamento delle risaie, che si fa per lo più
nell'ultima decina d'agosto e nei primi giorni di settembre, è
quella che, mentre fa sorridere l'interessato agricoltore di
quasi coronata speranza, fa temere anche l'abitatore indigeno
per la propria salute e perciò merita maggiormente che s'in-
daghino i malefìci effetti, che essa apporta, non solo per la
qualità del lavoro, ma anche per gli effluvii miasmatici palustri
che si svolgono dai campi rési allora fangosi pel ritiro delle
acque. I quali effluvii affettano tanto gli agricoltori e gli abi-
tanti di que' luoghi, quanto le popolazioni vicine. Esagerata
però sarebbe l'idea di chi opinasse che un tale asciugamento
fosse paragonabile a quello che succede al ritirarsi delle
acque del Nilo, e che come avviene di un suolo che è stato
lungamente sopracaricato d'elementi limacciosi senza che nes-
suna benché minima pianticella vegetasse in quel concime,
così delle risaie esalar dovesse immediatamente una nube di
putrescenti organiche sostanze convertite in miasmatico vapore
atto a paralizzare il polmone. Ma in proposito desidererei che
si considerasse che tanto pel modo con cui ora si pratica questo
asciugamento, quanto per altre circostanze, le cause che po-
trebbero dare origine a tanti deleteri! miasmi vengono d'assai
diminuite. Imperocché nell'atto; che si chiude il bocchetto da
— 37 —
cui derivano le acque non si asciugano subitamente tutti i
piani d'una risaia, ma anzi i contadini designati ad aprirne
gli argini dall'alto in basso, fanno sì che parte degli anima-
letti esistenti nell'acqua, tratti dalla corrente, si riducono ai
piani inferiori ove dai serbatoi o cavi raccoglitori, che ordi-
nariamente vi sono, si scaricano nelle gore che conducono ai
fiumi. I girini soli si putrefanno, ma ciò succede solamente in
qiftlehe anno, quando cioè la generazione loro è ritardata;
giacché se questi protei hanno già perduta la coda ed acqui-
state le gambe, possono pur essi sottrarsi alla morte. Oltreché
anch'essi, siccome i pesci essendo in poca quantità e stanziati
solo in qualche piccola buca, raro è che, qualora sieno rispar-
miati dalla mano del contadino, giungano a putrefarsi prima
d'essere dalle piche, dalle folaghe, dalle cicogne, e simili ani-
mali divorati. E siccome dall'epoca dell'asciugamento a quella
della mietitura non passano che da otto a quindici giorni o
poco più, così egli è evidente che anche quei pochi che vi
muoiono, non essendo direttamente esposti al raggi del sole,
non possono dar origine a copiosi miasmi. 1 quali del resto
vengono in parte assorbiti, come sostanze nutritive dalle ancor
vive radici del riso non bene maturo, e da quelle dei germi
novelli che sono in sul crescere; ed in parte sono forse distrutti
dalla azione di copiosa quantità d'ossigeno, che si svolge nel fo-
colare stesso della putrefazione, e che vien tramandato da al-
cuna specie d'alghe vegetanti sott'acqua. Ne' campi poi colti-
vati a vicenda, essendoché tal coltura, col rimuovere il terreno
onde estirpare le gramigne e le erbe parassite allontana pure
i grilli, le talpe, i topi e simili, non possono annidarvi i molti
insetti che vivono soltanto nell'acqua ma vi predominano le rane
che, anfìbii di lor natura, non muoiono anzi impinguano in questo
tempo. Si aggiunga anche che le stesse lumache univalvi, dette
delle anitre, invece di morire, s'intanano nel fango, il che è prò-
— 38 —
vato dal fatto, che le risaie anche da qualche mese asciutte, se
vengano di nuovo irrigate, si popolano subitamente di questi
crostacei acquatici, come ben sanno le anitre che a stormi vi
vengono a divorarli. Lo stesso si dica degli scarafaggi, delle
sanguisughe, soliti abitatori delle risaie. In quanto poi alle so-
stanze vegetabili, che per sé sole colla putrefazione possono
generare delle miasmatiche esalazioni, è d'uopo riflettere, che
tutte le erbe, che sino al suddetto tempo vegetarono col riso,
si trovano per lo più in perfetta vegetazione e lontane dal loro
naturale decremento e quindi possono dare ben poche spoglie
per alimentare la putrefazione.
§ IV. — mietitura dei Itisi
Il tempo che s'impiega nella mietitura del riso, il quale dura
dalla metà circa del settembre ad oltre la metà dell'ottobre, è
il più nocivo alla salute pubblica, perocché mietendosi in un
colle spighe parte del gambo di questo cereale, i piani non an-
cora asciugati, vengono esposti più nudi ai raggi solari, che
favorendo la putrescenza delle sostanze organiche, sono causa
di facile evoluzione di miasmi. Egli è infatti in questo tempo
che si lamenta il maggior numero di febbri intermittenti e
d'altre malattie, la cui origine è attribuita al miasma palustre;
ma i loro tristi effetti sull'animale economia, a cagione dello
spirare de' venti equinoziali e per altre cause già altrove espo-
ste, che valgono a scemarne l'intensità, e la forza, sono assai
minori di quello che generalmente credono le popolazioni. Ed
un buon numero delle malattie, che ordinariamente si osser-
vano predominare in questo tempo nelle località risicole, non
sono a ripetersi che da cause comuni, le quali anche talora
rendono più complicate e più gravi le miasmatiche.
— 39 —
E per verità già fredde sono in questa stagione le notti e
brevi le giornate, e il raccolto è quasi sempre incagliato da ab-
bondanti e continue pioggie, delle quali, come dei venti, mas-
sime sul finir di settembre, può dirsi che non siavi mai scar-
sezza per nove sopra dieci anni. Tali vicissitudini atmosferiche
sono per sé stesse più che sufficienti per produrre febbri in-
termittenti e remittenti, reumatiche, sinoche, reumatismi, ed
una quantità d'altre malattie più o meno gravi sì degli organi
respiratori che del tubo gastro-enterico e degli altri visceri ,
le quali talora complicano eziandio le febbri intermittenti mia-
smatiche. Né minore influenza morbifera esercita in pari tempo
sui coloni il lavoro notturno sull'aia a cielo scoperto, a cui sono
obbligati per voltare, e come suol dirsi far fuori le tresche lad-
dove non sono ancora stabiliti i trebbiatoi e l'altro non men
dannoso d'eseguire la mietitura a braccia nude nelle mattinate
già fredde e in mezzo a copiose rugiade.
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40 —
ARTICOLO SECONDO
PROVA DELL ESISTENZA DEL MIASMA PALUSTRE DELLE RISAIE
Ma se è esagerato il quadro che da taluno vien fatto della
micidiale influenza delle esalazioni miasmatiche che emanano
dalle risaie, specialmente in queste ultime due epoche, non è
parimenti accettabile l'asserzione d'altri, che tutte le malattie
dominanti ne' luoghi risicoli, e nelle loro vicinanze, non abbiano
altra origine che da cause comuni, escludendone affatto il mia-
sma paludoso, di cui impugnano perfino l'esistenza. Ho già
altrove fatto osservare come alcune malattie di particolare spe-
cifica impronta che si sviluppano nelle località paludose, ed ove
vi hanno acque slagnanti, comprovano che veramente esiste
questo malefico agente. Ora mi giova d'aggiungere che l'os-
servazione ha pure dimostrato che sebbene le paludi e gli sta-
gni ne siano le sorgenti più prolifiche, pure esso emana anche
da altri terreni, ai quali non sarebbe in alcun modo attribui-
bile il nome di palude. Ed è noto che quelli che abitano vicino
ai prati irrigatorii, ai fossi semi-umidi delle fortificazioni, ai
porti di mare, ove esiste molta melma lasciata dalla marea, come
pure i coloni i quali travagliano, per ridurre a fertile coltiva-
zione, pascoli o terre di fresco disboscate, vengono colpiti dalle
malattie stesse che signoreggiano ne' siti paludosi. Tutti i ter-
reni sono atti alla produzione del miasma palustre, qualora essi
ad un certo grado di temperatura, dopo avere abbondato d'acqua
ne scarseggino e contengano materie organiche putrescibili.
Queste materie esser potrebbero anche solo vegetali, non es-
L* 41 —
sendo essenziale alla formazione d',esso miasma il concorso dì
materie animali, le quali ultime ove coesistano colle prime
valgono piuttosto ad aumentarne la quantità ed intensità. Ora
i campi coltivati a riso nel periodo del raccolto si trovano ap-
punto in tale condizione.
E lo sanno per esperienza ì contadini, che dalle montagne
e dai colli di Bobbio, di Biella, del Monferrato, dell'Astigiano ,
discendono in quest'epoca per lavorare nelle risaie del Novarese,
del Vercellese e della Lomellina, e quegli altri pure provenienti
da regioni alte che si accasano temporaneamente per attendere
ad altri lavori in paesi circondati da stagni e da paludi. Tulli
costoro, il più delle volte in pochi giorni, e talora quasi instan»
taneamente, vengono assaliti in gran numero dalle febbri inter-
mittenti, prima ancora che siansi manifestati tali malori nella
popolazione indigena.
E queste febbri d'ogni tipo e d'ogni grado si complicano per
lo più con altre malattie, massime con ipertofie della milza e
del fegato; laonde quei contadini sono costretti a ricoverarsi
negli spedali locali, od a tornare a' proprii focolari con queste
malattie, che spesso perdurando lutto il verno, sono cagione
d'altre lesioni viscerali. Lo dimostra il colore giallastro e l'a-
spetto prematuramente senile, la flacidezza dei muscoli, la tu-
mescenza dell'addome, l'ipertrofia della milza, del fegato e delle
glandole mesenteriche; in una parola, la patente degradazione
della fìsica costituzione, e molte volte del carattere morale ed
intellettuale, che si riscontrano non di rado nei coloni di alcuni
distretti risicoli più insalubri, ed in quelli che, malgrado si tro-
vino in migliori località, nondimeno sia per necessità , sia per
ignoranza, trascurano tutti i precetti della buona agronomia e
dell'igiene.
Perii che è evidente che il miasma delle risaie esercita sul-
l'animale economia un'azione non dissimile in effetto da quella
— 42 —
del miasma, che dalle paludi emana, azione lenta e malefica ri-
sentita in ispecie dagli individui che continuamente le abitano,
la quale azione a poco a poco e clandestinamente ordisce nei
loro visceri chilo-poetici e negli umori alterazioni tali, da oc-
casionare loro il massimo deterioramento fisico morale cui
già dissi essere soggetti gli abitatori dei circondarli paludosi e
più spesso gli indigeni.
L'omogeneità d'azione di questi miasmi è ancora luminosa-
mente provata dal fatto, che gli indigeni dei paesi risicoli che
si trasferiscono ad abitare località paludose , non sono cosi fa-
cilmente assaliti dalle febbri intermittenti, come gli avventizii
provenienti da paesi alti e di clima secco lo sono in quei paesi
ed in quelle località.
§ 1° Cause dirette d'insalubrità delle Risaie.
É però indubitabile che le risaie quando siano ben coltivate,
ed in località opportune non sono mai tanto nocive, quanto le
paludi, avvegnaché l'osservazione ha comprovato che ove fu-
rono sostituite le risaie alle paludi, ed agli stagni, non si os-
servarlo più continuamente né con tanta frequenza il Malus
habitus , caratteristico degli abitanti de' luoghi paludosi, e le feb-
bri intermittenti e particolarmente le perniciose e le larvate, ed
altre affezioni intense miasmatiche, le quali non predominano
se non se nel non molto lungo periodo dell'asciugamento e della
mietitura. Laonde le risaie vennero da molti non impropria-
mente chiamate paludi artificiali e di passeggera durata, l'in-
salubrità delle quali è paragonabile a quella delle paludi e degli
stagni solo allorquando le medesime si trovano collocate in
terreni inaffiati da acque che già per sé stesse contengono ele-
menti favorevoli alla genesi della putrefazione. Ciò succede
— 43 —
quando scarseggiano delle acque d'irrigazione tanto da pro-
durre qua e là degli stagni, o quando trovansi a poca distanza
dalle paludi, dagli stagni, dai maceratoi di lino e di canape, dai
filatoi di seta e simili opifìzii, per la forza maggiore che acqui-
stano allorai miasmi dei medesimi dall'addizione di quelli pro-
venienti da tal coltura. In tali casi contribuisce anche a peggio-
rare l'aria l'aumentata forza delle cause collaterali, e special-
mente dell'umidità, di maniera che viene accresciuta la condi-
zione nociva caldo-umida dell'atmosfera di tali luoghi, la quale
così peggiorata, è cagione di altri perniciosi effetti collaterali
alla prima forma morbosa che costituisce l'endemia. Assai fu-
neste del pari sono le risaie dominate dai venti di mezzodì, le
mal ventilate e racchiuse fra colli, e così situate, che il miasma
sia poco mosso dalla ventilazione, oppure riverberato in virtù
dell'elasticità dell'aria dalle colline, contro le quali viene spinto
quando sono alla distanza minore di tre chilometri.
Per quanto riguarda alla natura delle terre e delle acque di
irrigazione di queste provincie, non hassi in genere motivo di
riconoscere nella stessa elementi speciali di sviluppo miasma-
tico, in quanto che il terreno della Lomellina è sabbioso e cal-
careo, quello del Biellese marnoso ed argilloso , quello del
Novarese e Vercellese tiene il mezzo tra questi due.
Le acque che servono d'irrigazione alle rispettive risaie sono
per la maggior parte prodotte dallo scioglimento dei ghiacci e
delle nevi dei monti, dai quali hanno pure origine il Ticino, la
Dora, la Sesia, ed i torrenti Agogna e Terdoppio, mentre alcune
provengono da fonti appositivamente scavate. Queste ultime
acque esse pure non contengono alcun principio organico o sa-
lino che favorisca in modo speciale la putrefazione e l'evolu-
zione conseguente del miasma palustre, ma tutte poi sono ric-
che piuttosto di sedimenti calcarei, di gesso e simili, onde dagli
agricoltori viene soltanto lamentata la crudità loro, come si
suole dire volgarmente, ossia la bassa loro temperatura.
— 44 —
Anche per rispetto ai venti di queste risaie non vengono da
essi fatte peggiori, perchè predominandovi quelli del nord col
freddo che v'apportano, e col loro soffiar violento rompono e
via trasportano parte dei miasmi rendendo così più libera e
meno insalubre la rispettiva atmosfera.
Nella relazione della Commissione stata incaricata dal Con-
gresso di Novara del 1853 di raccogliere dati statistici, i quali
servissero di base per una legge sulla coltura a riso presentata
dall'egregio sig. dottore Pietro Strada al Congresso di Cuneo
del 1855 vengono stabilite tre principali condizioni territoriali,
in confronto delle quali devesi necessariamente variare il con-
cetto sull'insalubrità delle risaie. Queste condizioni compren-
dono
1 . « L'indole paludosa o maremmosa del suolo nella cui
« composizione l'acqua entra in proporzioni eccessive. •
2. «La sua posizione speciale per cui, senza essere nato-
ci ralmente paludoso o maremmoso, viene in causa di frequen-
« tissime non evitabili inondazioni e d'una conformazione che
« osta al pronto riflusso delle acque, a trovarsi in condizioni
« analoghe alla precedente.
3. « Una disposizione di territorio più o meno piana, a-
« sciutta, abbastanza elevata e dolcemente inclinata verso i fiumi
« e torrenti che attraversano il paese, sicché onon vi occorrano
«inondazioni, o sorvenendo per ragioni straordinarie, le acque
« riducansi ben tosto al primitivo alveo.
« In terreni della prima classe in cui non potrebbero alli-
« gnare che piante acquatiche, il promuovere in modo abba-
« stanza intenso la vegetazione d'una specie profìcua sì da com-
« pensare il dispendio dell'intrapresa, rappresenta evidente-
« mente un benefìcio che la società avrebbe interesse a pro-
« muovere ed incoraggiare in ogni miglior maniera, in quanto
« che sarebbe di tal maniera utilizzata nell'incremento di utile
— 45 —
«prodotto gran parte di quei principii, che altrimenti espan-
«dendosi liberamente nell'atmosfera cagionano la maParia.
«Pressoché altrettanto potrebbe dirsi de' terreni della se-
(( conda categoria ne' quali lo sfogo delle acque che cagionano
«l'impaludamento, non potrebbe ottenersi, che , o mediante
« costosissime opere pubbliche sproporzionate alle forze di qual-
« siasi fiorente Stato, o col mezzo d'un genere d' agricoltura
« che colla ubertosità del prodotto compensi il privato che in-
« traprendesse a proprie spese un deflusso necessario al con-
« seguimento del prodotto stesso. È ben vero che liberato una
« volta il suolo sarebbe suscettibile di coltura anchenon acqua-
«tica; ma dal momento che sta permanente la causa delle . aliti-
« vioni, è evidente che una coltivazione, per la quale non fosse
« necessaria la costante ripartizione e defluenza delle acque ,
« renderebbe a poco a poco neglette le opere che la procurano
« e ricondurebbe alle infauste condizioni primitive. Esempio
« luminoso d' insalubrimento in vasta zona posta nelle suddette
«condizioni, intrapreso col mezzo della risicoltura abbiamo
« oggi nella gran Valle, che sta presso agli sbocchi del Po nel-
«l'Adriatico, per le squallide sue condizioni chiamata Veneta
«Maremma.
« In terreni della ^erza classe invece, se il vantaggio susse-
« guito a qualche transitoria utilizzazione dell'acqua nelle ope-
« razioni agricole desse ansa a più estese od a più permanenti
« irrigazioni per la crescente avidità di lucro alla coltivazione
« del riso, è indubitabile che la generale salubrità verrebbe
« pregiudicata, sicché possa con ragione chiamarsi general-
« mente infensa cosifatta coltura. Anche qui però un giudizio
« assoluto sul grado di nocumento, mal corrisponderebbe ai
« bisogni della Società; in quanto che la maggior o minor pò-
« rosità e permeabilità del terreno, la varia esposizione de'luo-
« ghi, la diversità delle vicende atmosferiche, il dominio di
— 46 —
« certi venti, alcune accidentalità di terreno influenti sul più o
« meno libero rinnovamento dell'aria, denno necessariamente
« variarlo assai. Per ciò se a tutela della salute s'addottassero
« disposizioni fisse ed uguali dovunque, queste non potrebbero
« a meno d'angustiare in un luogo l'industria agricola con limi-
« tazioni non necessarie allo scopo, e di defraudare in un altro
« la pubblica aspettazione all'appariscenza di cautele od insuf-
« fìcienti od illusorie. »
§. II. — Càuse indirette delle malattie
de 'luoghi risicoli.
Abbiamo parlato del miasma e di molte cause morbifiche
dipendenti dalla diversa qualità de'lavori agricoli, e delle di-
verse stagioni in cui esse si esercitano. Abbiamo pure discorso
di quelle inerenti alla posizione topografica di queste regioni,
che ora son dominate dal clima freddo-umido ed ora dall'umi-
do-caldo; causa il primo di torpore della fibra, di scrofola, di
scorbuto e d'ipocondriasi, e cagione il secondo predisponente
alle malattie epidemiche e contagiose. Passeremo adesso ad in-
dicare quelle altre che dal modo di vivere, e dalla trasgres-
sione de'precetti igienici particolarmente dipendono.
E fra queste accenneremo in primo luogo l'inveterata costu-
manza de'coloni di girovagare di notte tempo a pesca di rane,
di gamberi, e di pesci per procurarsi qualche soldo sui mer-
cati delle vicine borgate e città. Ma specialmente poi l'esistenza
d'alcuni villaggi e cascinali di risaie, in cui le abitazioni meri-
tano più propriamente il nome di semplici luoghi di ricovero,
dacché nessuna quasi di esse presenta le qualità volute per po-
tersi dire casa atta a riparare dalle ingiurie delle stagioni e ad of-
frir un asilo salubre all'industre colono od un riparato quartiere.
— 47 —
Nel fondare tali villaggi o cascinali non badarono punto i pro-
prietari loro se l'area scelta per le abitazioni fosse più elevata
o depressa del circostante terreno, e se il cortile avesse suffi-
ciente pendìo per lo scarico delle acque per lo più corrotte dal
letame. Tutto ciò era nulla per essi; quel che loro importava
(ed i loro successori non vanno esenti da rimprovero) era in-
vece che tali abitazioni si trovassero nel centro de'loro poderi
per agevolarne l'amministrazione, e che, a cagion d'esempio,
non fossero troppo discoste dalla chiesa, o da qualche cavo per
l'abbeveramento del bestiame, e via via. Né tampoco si cura-
vano delle distanze dalla legge prescritte, né de'mezzi d'impe-
dire gli infiltramenti, né delle piantagioni che atte fossero a
neutralizzare o a menomare gli effluvii miasmatici.
Moltissimi di questi abituri sono tali, per angustia di camere,
umidità, e mancanza di ventilazione e di luce, da far meravi-
gliare come i proprietari di terreni cosi fruttiferi tanto poco si
curino della salute de'loro coloni, e sleno restii a migliorare
in qualunque modo quelle sdruscite abitazioni sino al punto di
lasciare che minaccino rovina. Per lo più poi trovansi in quelle
de'pozzi malamente costrutti, poco profondi e che contengono
acque di cattiva qualità, infiltrandovisi quella corrotta delle ri-
saie, la quale negli imi strati a contatto del suolo melmoso,
non ha il- movimento di cui gode nella superficie, ma è quasi
stagnante e pregna di spoglie di vegetabili e d'animali già pu-
trefatti. Penetrando essa ne' meati della terra, giunge nelle
sorgenti e ne' pozzi, li corrompe, ed è così una tra le preci-
pue cagioni del grande deterioramento fisico dei risicoloni di
alcuni distretti, deterioramento che s'appalesa nella tristezza
del loro aspetto, nel loro morale abbattimento, nell'indeboli-
mento delle loro funzioni sensorie ed emato-poetiche, e nell'a-
bito loro cachetico che ne è una conseguenza.
Nò ai risicoloni riesce meno nociva l'abitudine inveterata di
— 48 —
bere raolt'acqua quando pel faticoso lavoro si trovano grondanti
di sudore, attingendola per sopprapiù a fonti impure e semi-
fetide, e quel che è peggio aggiungendovi il ghiaccio permeglio
estinguere la sete, come si usa in alcuni casali. Il quale ultimg
costume è causa frequente di pronte irritazioni e flogosi del
ventricolo e del tubo gastro-enterico e di. flebiti ed ingorghi
venosi addominali, che diffondendosi non di rado al fegato, ed
alla milza costituiscono uno de'principali elementi delle nume-
rose febbri gastriche predominanti in tali luoghi nell'estate e
nell'autunno, e predispongono anche alle febbri intermittenti
più o meno gravi.
La cachessia e lo scorbuto, co'suoi -segni più marcati nelle
gengive, hanno purè origine dalla cattiva abitudine (per lo più
ingenerala dal difetto d'altri ripari), che hanno i contadini e
massime le donne, di dimorare nelle stalle per tutto il verno
sino anche a primavera avanzata. Il loro aspetto allorché le
abbandonano sul finire di marzo o in aprile ne rende piena te-
stimonianza.
La melica, non bene essicata sulle. aie, di cattivo sapore ed
ammuffita; la segala mista alla zizania, e contenente segala cor-
nuta; il riso inacidito, gli alimenti insomma di cattiva qualità
che vengono talvolta somministrati dai fittaiuoli o dai proprie-
tari, e che li contadini talora, massime quando sono indebitati,
si trovano costretti a ricevere, e mangiare comunque sieno,
sono altrettante cause che predispongono a risentire l'azione
malefica del miasma ed a molte malattie. A questo poi deb-
bonsi aggiungere la birra e le bevande alcooliche alterate, o
mal fabbricate, paste dolci composte di sostanze insalubri e
frutti acerbi e corrotti che si provvedono spesse volte daimer-
ciaiuoli ambulanti; il largo uso che fanno, massime i ragazzi,
di prugne selvatiche, di more, di foglie e steli d'acetosella e
d'altri vegetabili, e segnatamente le scorpacciate di cibi e Y ub«
— 49 —
briachezza cui sono dediti non pochi dei risicoloni ne'giorni
festivi frequentando ie osterie. La penuria degli alimenti di
prima necessità, il difetto di vestimentà, il non provvedersi in
tempo delle medicine, e de'mezzi necessari a preservarsi dalle
malattie e curarle nel loro principio, il continuare il lavoro an-
corché in mal essere di salute; la trascuranza di chiamare il
medico sino a malattia già innoltrata, preferendo piuttosto ri-
medi empirici spacciati dai cerretani pel timore di essere sa-
lassati o d'essere obbligati di prendere i preparati di china,
de'quàli temono Fazione; la negligenza infine di tutte le regole
igieniche durante la convalescenza, onde le frequenti recidive,
sono pur anche altrettante cause, le quali per sé sole, ed an-
che indipendentemente dall'influenza del miasma paludoso,
valgono a far deperire la salute e la fisica costituzione de'co-
Ioni e lavoranti delle risaie.
—►»»»!♦«€«*<*■
BESOZZl
— 50
&HTICOE,© TEBIO
STATISTICA
DEI NATI E DEI MORTI NEI PAESI RISICOLI DEL VERCELLESE DEL NOUARESE
E DELLA LOMELLINA
Io avrei amato di poter corredare queste mie osservazioni
con un lavoro statistico compiuto, che mettesse in mostra il
numero delle morti di ciascun Comune risicolo in confronto a
quello delle nascite per indi far rilevare il vario influsso che
esercita il miasma palustre delle risaie a norma delle diverse
condizioni locali ed individuali. Ma non mi venne dato di rac-
cogliere alcuna cosa in proposito, avvegnaché per l'addietro
non impiegandosi dai comuni alcuna cura per la tenuta di re-
golari registri mortuari o di nascita, quasi in nessun luogo si
trovarono gli stessi in istato di poter fornire le ricercate co-
gnizioni. Jl dottore Gramegna però, come scorgesi dalla sua
memoria stampala nel 1852 e premiata dalla Regia Accademia
medico chirurgica di Torino, ha potuto avere alcuni dati im-
perfetti e su questi ha formato un prospetto che corredo di
annotazioni ed osservazioni, prospetto che qui credo opportuno
di riportare, perchè trovasi precisamente a taglio del mio ar-
gomento.
— 51 —
CATEGORIA PRIMA
GOZZO (Vercellese)
ANNI
NATI
MORTI
AUMENTO
1840
43
49
1841
39
22
1842
47
38
1843
44
43
1844
24
28
1845
38
8
1846
39
28
1847
33
40
1848
37
27
1849
30
36
55
374
319
CASANOVA
(Vercellese)
ANNI
NATI
MORTI
AUMENTO
1840
41 '
30
1841
37
11
1842
46
22
1843
38
30
1844
23
28
1845
34
31
1846
34
27
1847
43
35
1848
41 '
35
1819
32
38
82
369
387
oh ai: uà
53 —
LEVI (Vercellese)
LANGOSCO (Lomellina)
„,
ANNI
", NAT!
MORTI
AUMENTO
1840
10
1 3
\
1841
21
8
1842
10
10
1843
10
12
1844
16
7
1845
15
5
1846
11
4
16
1847
\%
14
1848
19
IO
1849
18
16
fi»
111
34
AWI
NATI
MORTI
AUMENTO
1840
83
42
1841
52
23
1842
54
41
1843
68
54
1844
62
30
1845
68
53
1846
64
26
' 1847
61
45
1848
63
59
1849
54
49
629
422
207
ANNOTAZIONI
il discreto aumento delle popolazioni dei primi tre paesi ha
la spiegazione nella facilità che hanno .gli ammalati d'essere
curati ed assistiti da un Medico locale, che per il poco territo-
rio e numero di abitanti può prestamente portarsi presso chi
lo domanda. Concorre anche la buon'i qualità dei cibi e qualche
dose di vino somministrato dai padroni ai coloni nel tempo dei
maggiori Savori. La loro entrata all'ospedale accade di rado,
e solo per quelle malattie che esigono i mezzi proprii di quei
grandi stabilimenti.
— 53
L'aumento cotanto straordinario di popolazione in Langosco,
dipende anche dall'ottima qualità delle acque di fontana, che
provengono dalla filtrazione della Sesia, e sono sempre pota-
bili ed incorotle, e dalla natura sabbiosa del suolo»
CATEGORIA SECONDA
STROPPIANA (Vercellese) S, GIORGIO (Lomellina)
ANNI
NATI
MORTI
AUMENTO
ì
Anni
NATI
MORTI
AUMENTO
1840
117
90
1840
89
72
1841
101
68
1841
109
90
1842
110
76
1842
120
12!
1843
109
68
1843
104
85
1844
114
73
1844
103
69
1845
110
n
1845
104
63
1846
110
73
1846
120
83
1847
99
76
1847
92
108
1848
100
96
1848
120
91
1849
97
82
293
1849
79
93
165
1067
774
1040
875
S. GERMANO (Vercellese) B° LAVEZZARO (Novarese)
ANNI
NÀTI
MORTI
AUMENTO
1840
117
117
1841
136
87
1842
130
111
1843
152
103
1844
136
146
1845
146
135
1846
136
127
1847
123
144
1848
163
116
1849
155
140
168
1394
1226
ANNI
NATI
MORTI
AUMENTO
1840
97
88
1841
90
76
1842
96
73
1843
105
59
1844
88
61
1845
128
77
1846
95
63
1847
82
73
1848
114
75
1849
83
72
978
617
361
I
|
ANNOTAZIONI
Sì aumenterà la . salubrità di Stroppiana, promovendo la
piantagione degli alberi quasi scomparsa dalle sue terre, giac-
che la sua posizione vicina a due grossi fiumi che rie ventilano
l'aria col rapido loro corso, e la qualità delle sue terre, ove
potessero esser congiunte con una paga proporzionata ai coloni
risicoli, la renderebbero una località da presentare la più alta
probabilità di vita pe'suoi abitanti.
Concorre all'aumento rimarchevole di Borgo Lavezzaro, la
— 55 —
qualità sabbiosa della metà del suo territorio, da cui non se-
minandovisi il riso, filtrano le aeque, che si conservano incor-
rotte in tutte le stagioni.
Sia in San Giorgio che in San Germano, trovasi una mag-
gior educazione nei contadini, alla miseria de' quali se si
continuasse a provvedere un equo stipendio, si aumenterebbe
la proporzione dei nati sempre maggiormente.
CATEGORIA TERZA
BIANZÈ (Vercellese)
ANNI
NATI
MORTI
DEFICIT
4 480
412
4 22
1841
94
434
1842
105
412
4843
120
447
1844
90
4 30
1845
145
90
4 846
92
118
1847
89
4 05
4 848
444
110
4 849
411
148
443
1039
1152
56 —
ANNOTAZIONI
A tanta deficienza danno origine la cattiva qualità delle acque
e delle abitazioni, l'irrigazione delle risaie, forse per la qua-
lità e difficoltà delle località e per le spese gravi occorrenti per
cui vengono rese le acque troppo stagnanti : i cibi malsani e
l'abuso delle sostanze spiritose ed anche l'esistenza d'un sol
Medico, che per zelo e carità che possegga, non potrà mai at-
tendere con quella assiduità che le molticiplità e la gravità delle
malattie richiedono.
SANTHIA
(Vercellese)
ANNI
NATI
MORTI
AUMENTO
1840
177
150
1841
175
184
1842
147
185
1843
185
158
1844
160
215
1845
179
181
1846
177
196
1847
145
127
1848
167
124
1849
182
166
8
1694
1689
■
— 57 —
ANNOTAZIONI
Un aumento cosi meschino/che all'aggiungersi d'una minima
causa può convertirsi in deficienza, ci fa pensare che potrebbe
esserne il motivo la risicoltura progressiva, e fatta senza
quelle cautele necessarie intuite le cose spettanti alla salute;
ma il vedere l'ultimo triennio incamminato ad un notevole
miglioramento ci fa credere che le cautele sono prese.
CATEGORIA QUARTA
BA
RENGO
(Novarese)
MI
NATI
MOKTI
DEFICIT
1840
33
47
1841
45
43
1842
31
53
1843
42
47
1844
44
49
1845
47
39
1846
54
68
1847
45
61
1848
55
41
1849
31
41
71
427
489
LENTA (
Vercellese)
ANNI
NATI
MOHTI
DEFICIT
1840
33
70
1841
46
66
1842
40
79
1843
40
. 40
1844
35
70
1845
36
74
1846
46
66
1847
35
87
1848
49
77
1849
55
89
303
415
718
— 58 —
SALUSSOLA e S. SECONDO (Biellese)
Dall'anno 18S8 al 1848, ricavato dalla Statistica del Dot-
tore De-Slefanis.
Nati 478
Morti 690
Deficit ....... 212
Osservazioni
Queste sono le ragioni che presentano una deficienza marca-
tissima nelle popolazioni, e dopo accurate indagini ci accor-
gemmo mancare in esse molte delle cause che aggravano altre
popolazioni risicole, cosi a Barengo quasi tutti i contadini pos-
seggono o una casa, o un piccolo campo ; a Lenta le acque
somministrate dalla Sesia sono potabili in ogni stagione e per-
ciò siamo persuasi che la principale cagione di tale mortalità,
si trova nella loro località ristretta tra colline, che dal più al
meno le circondano, le quali racchiudono il miasma in modo
che smosso dalla ventilazione viene spinto contro le stesse col-
line, e ne viene ricacciato per mezzo dell'elasticità dell'aria.
Non ci fu possibile ideare un miglioramento che potesse ser-
vire per rendere utile la ventilazione. Queste sono quelle re-
g ioni in cui si realizza il detto di Mongellaz, che il termine
medio della vita dei loro abitanti, è dai 20 ai 22 anni, e che
sopra mille ne periscono annualmente cinquantuno.
In esse regioni que'pochi che arrivano ai cinquantanni, si
trovano tutti nella classe dei possidenti e negli impiegati ec-
clesiastici, i quali vanno nei tempi autunnali a respirare aria
migliore e trovano nell'agiatezza il modo di premunirsi per
~ 59 —
quanto è possibile , contro il mefìtismo ; ma il povero conta-
dino, pare vecchio a °25 anni; la contadina decrepita, aggrin-
zata, cadaverica alla stessa età, e quelli anche benestanti, che
l'amor del luogo nativo difficilmente lascia cambiar stanza ,
portano sul volto le stigmate del luogo micidiale. La regione di
Barengo nel Novarese, quelle di Lenta e Ghislarengo nel Ver-
cellese, di Salussola nel Biellese, presentano le loro statistiche
a chi li governa , e chiedono un provvedimento , che la ric-
chezza, la potenza, la moralità d'uno Stato non può poggiare
sulla mortalità dei cittadini, né la ricchezza individuale sulla
morte del colono. In mezzo secolo le popolazioni vennero let-
teralmente distrutte, le famiglie che vi si trovano sono tutte
avventizie , né passa un lustro che altre sostituiscano quelle
o già tolte dal morbo, o sfuggite in lontane terre. Con tanta
proclività a cambiare abitazione non può nascere la carità , il
rispetto che lega il proprietario col contadino, l'amore di pa-
tria per chi non la possiede, de'parenti perchè o non li co-
nobbe o difficilmente li vede, l'aiuto nei bisogni, la volontà al
lavoro, il rispetto alle proprietà, l'istruzione della prole e le
altre virtù morali e cittadine dipendenti dalla stabilità di di-
mora. La sola Lomellina tra le provincie risicole del Pie-
monte non ha in tutte le sue Comuni una che trovisi nelle con-
dizioni delle suddette regioni.
— 60 —
CATEGORIA QUINTA
GHISLARENGO (Vercellese
GREGGIO (Vercellese)
mi
NATI
MOHTI
DEFICIT
ANN
NATI
MORTI
AUMENTO
{840
51
41
1840
20
22
1841
35
71
1841
24
14
1842
32
58
1842
24
10
1843
41
66
1843
26
20
1844
35
48
1844
21
36
1845
31
41
1845
25
26
1846
31
59
1846
26
28
1847
39
65
1847
24
28
1848
42
47
1848
35
24
1849
37
43
539
165
1849
21
16
22
374
246
224
~ 6*
MONCRIVELLO (Vercellese
ANNI
NATI
MORTI
AUMENTO
1 480
75
80
1841
74 .
79
1842
71
66
1843
75
59
1844
82
83
1845
75
57
1846
76
63
1847
77
58
1848
93
58
1849
90
38
102
788
686
ANNOTAZIONI
I primi due paesi e Lenta furono messi per comprovare fi-
no a qual punto la distanza delle colline sia necessaria per
mettere la risicoltura senza danno derivante dalle medesime.
Lenta dista dalle colline tre chilometri ; la sua mortalità è
enorme. Ghislarengo dista quattro chilometri, la mortalità è
— 62 ~~
grande, ma un po' minore di Lenta. Greggio dista cinque chi-
lometri e presenta un aumento : quindi si può inferire che la
distanza dalle colline di due chilometri e mezzo può bastare
per limitare la risicoltura.
Notisi che Lenta, Ghislarengo e Greggio giacciono sullo stesso
fondo, coltivano le stesse terre, hanno consimili gli usi, i cibi,
le acque, e non vedesi altra cagione per spiegare l'enorme
differenza della morte tra Greggio e gli altri due , e la dispa-
rità più tenue di questi, che quella della vicinanza delle colline.
Moncrivello , paese di collina , fu messo per comprovare la
distanza necessaria affinchè gli effluvii miasmatici non vadano
ad appestarvi i dintorni. Esso dista dalle risaie quattro mila
metri che dai Cavalieri professori Berruti e Sacchero è creduta
necessaria per schivare gli effluvii, giacché sino a tale distanza
secondo essi possono esportarsi difficilmente. Moncrivello pre-
senta un notevole aumento, e certamente la distanza di quattro
mila metri potrà essere diminuita senza pericolo di nocumento
quando si studieranno le condizioni locali.
Riepilogando diremo che nei climi temperati e massime nel
nostro con predominio di freddo si possono con mezzi igienici
ed amministrativi menomare e correggere gli effetti dell' in-
fluenza delle risaie; ma che la risicoltura non può essere sta-
bilita ne'luoghi della Categoria quarta e nelle altre località loro
affini, e che il Governo potrebbe solo permetterla quando fosse
in grado di riparare gli ostacoli della libera ventilazione.
-«»*»»»♦*<<«*<«-
C^<ntì>CSO(SX^C^^^^r>'vSXE'V^^
TITOLO III.
PROVVEDIMENTI GENERALI PER MIGLIORARE LE CONDIZIONI DEI LUOGHI RISICOLI
Abbiamo già accennato che le risaie non sono cagione unica
ed immediata per le popolazioni di tutti i danni che soglionsi
alle medesime attribuire, che anzi in quei luoghi ove esistono
paludi perenni desse possono contribuire invece al migliora-
mento dell'atmosfera. Non abbiamo però disconosciuto che vi
hanno dei danni per la pubblica salute che derivano veramente
dalla risicoltura. Ma se le risaie possono essere anche per sé
medesime nocive alla salute dell'uomo, non per questo devesi
abbracciare l'opinione di coloro che ne invocherebbero la to-
tale proscrizione. Perocché se avessimo a procedere di questo
passo per conto delle risaie, io non saprei con qual diritto
potremmo tollerare i lavori delle miniere , non che di tante
altre industrie non meno dannose delle risaie alla salute di co-
loro che vi si applicano. Nelle condizioni della vita sociale si
incontrano pur troppo da per tutto degli inconvenienti che
vanno subiti, come altrettante necessità. Questo però non to-
glie il debito d'operare tutti quegli sforzi che sieno atti a cir-
coscrivere il male in qualsiasi circostanza nel minor limite pos-
sibile, ed a diminuirne l'intensità.
E siccome i mali cagionati dalle risaie sono fortunatamente
di quelli che in parte si possono prevenire, minorare, ed an-
che togliere, così sarà nostro intendimento di portare l'esame
— 64 —
sui medesimi, onde poi avere un criterio direttivo nella scelta
dei mezzi da adottarsi per toglierli, diminuirli o prevenirli.
Molti ingegni ci precedettero in tale arringo, epperò ci giove-
remo dei lumi che dessi sparsero su questo importante og-
getto.
Pertanto al fine di rendere più chiara la nostra mente inco-
Brinderemo dal tracciare la enumerazione de' principali mezzi
che crediam valevoli a preservare dai malefìci influssi delle ri-
saie le città e le grosse borgate, e procederemo poscia ad in-
dicar quelli che possono contribuire a scemare gli stessi in-
flussi ne'piccoli Comuni e Cascinali posti per la precipua loro
destinazione nell'immediato contatto delle risaie stesse.
E prima di tutto non sarà inopportuno di richiamare l'atten-
zione su quel principio generalmente ricevuto che l'interesse
privato sottostar debbe alla pubblica utilità, e massime alla sa-
lute ogni qual volta dal primo possa derivarne grave danno
all'ultima.
Ammesso dunque come di ragione questo inalterabile prin-
cipio sarebbe un assurdo l'asserire che per non intaccar il di-
ritto di proprietà, per favorire qualunque privata speculazione
s'avessero ad obbligare intere popolazioni a sottostare ai danni
evidenti e gravi che deriverebbero dalla scrupolosa osservanza
di quel diritto, e dal rispetto per le intraprese d'alcuni pochi
che impinguando il loro patrimonio ne vantaggierebbero, e che
lo Stato dovesse comportare di veder intristire una quantità di
individui che per le loro incombenze, professioni ed industria
contribuiscono pur essi a far prospera, grande, e gloriosa la
nazione.
Ora essendo evidentemente provato che le risaie, quando
circostanze particolari a speciali località non ne alterino i rap-
porti, fanno sentire la triste potenza dei loro influssi per una
irradiazione che si estende (come asserisce anche il chiaris-
— 65 —
Simo signor Professore Sachero) alla distanza di metri tremila
per lunghezza, e di cinquecento per l'altezza, in conseguenza
dovrassi per regola generale stabilire esser questa la minore
distanza che relativamente ai più grossi centri di popolazione
deve essere osservata nelle viste dell'igiene pubblica per lo
stabilimento delle risaie. Avuto riguardo eziandio che in que-
ste concorrono già molte cause che influiscono a render meno
salubre l'atmosfera, e che sarebbero certo rese più malefiche
coll'addizione del miasma sviluppantesi dalle risaie. A ciò si può
pure aggiungere che una non indifferente parte degli abitanti
in quelle località, sogliono per lo più esser avventizi, i quali
meno abituati all'influenza del clima avrebbero a sopportare
tutti i danni derivanti dalla vicinanza delle risaie senza aver gli
utili che queste procurano.
Quando poi avvenisse per condizioni speciali di qualche città
o borgata, che non fosse possibile di osservarsi tale distanza,
oppure si riconoscesse insufficiente al bisogno, si dovrebbero
prescrivere altre opere atte a guarentire la salute degli abitanti
che verranno indicate altrove.
Per le altre Comuni di minor popolazione sarebbero neces-
sari studi particolari topografici da farsi da apposite Commis-
sioni al fine di stabilire approssimativamente la voluta distanza
giusta la loro ubicazione, natura del suolò, direzione dei venti
e le altre particolari circostanze influenti in maniera diversa
sul grado di salubrità. Né sarebbe molto diffìcile d'ottenere
tutte quelle nozioni che valessero a far stabilire ragionevol-
mente siffatte distanze. A tal uopo si potrebbe prescrivere ai
medici locali di tenere un apposito registro , in cui venissero
annotate le malattie colla classificazione voluta dalla loro in-
dole, andamento ed esito , aggiungendovi un cenno sui mezzi
terapeutici adoperati, e sulla mancanza di quanto ìosse d'uopo
pei varii individui al raggiungimento od alla preservazione uh
BESOZZI
— 66 —
tenore della loro salate ; sarebbe inoltre opportuno d'ingiun-
gere ai Sindaci e Consigli Commutativi di far constatare la
speciale ubicazione del paese, o del cascinale , indicandone la
natura del suolo e le variazioni atmosferiche cui vanno sog-
getti, mettendoli in riscontro specialmente alle circostanti lo-
calità le quali d'ordinario concorrono a correggere od a peg-
giorarne le condizioni. Sussidiate da tali elementi, chi non vede
quanto debba tornare tacile a quelle Commissioni sopra specifi-
cate lo stabilire con giusto criterio la richiesta distanza? Per
quanto poi concerne que'piccoli paesi e cascinali , che per la
speciale loro destinazione sono posti nell'immediato contatto
delle risaie, e che da esse ripetono direi quasi la loro esistenza,
non v'ha altro miglior espediente da adottarsi che di miglio-
rarne sin dove è possibile la sorte.
A questo riguardo gran vantaggio ne potrebbe derivare alla sa-
lute degli abitanti quando si praticassero intorno alle case alcune
opere che valessero ad impedire tanto nelle medesime, quauto
ne'pozzi d'acqua potabile l'infiltrazione così nociva delle acque
delle risaie. E contribuirebbero ancora a rendere l'aria meno in-
salubre le piantagioni adattate d'alberi avanti alle case; l'introdu-
zione d'alcuni miglioramenti nell'agricoltura risicola mercè un
più regolare lavoro , il corso libero, delle acque , e l'assoluto
prosciugamento d'ogni stabilimento e palude. Oltre tutto ciò
si dovrebbe pur anche provvedere a render sani a comodi gli
abitanti, ed a procurare un alimento salubre e sufficiente al
colono mettendolo inoltre con abiti convenienti al riparo delle
stagioni.
E siccome abbiamo accennato al miglioramento della risi-
coltura, noi giudichiamo che per ottener quest'intento non si
avrà molto a fare, avvegnaché, ciò entrando nell'interesse me-
desimo dei proprietari, basterà mettere loro sott'occhio quello
che si è fatto da altri con successo, perchè dessi tosto o tardi
— 67 —
dianomano all'opra cui si vogliono condurre. Ben è vero che
a questo riguardo più che mai è necessario il concorso degli
impiegati governativi , i quali e pel proprio dovere e pel co-
mune interesse sono chiamati a dirigere molte operazioni ine-
renti alla risicoltura. Egli è per ciò che i coloni dovrebbero
trovare in essi appoggio e non ostacoli ; perocché a che var-
rebbe il buon volere del possidente, se p. e. chi è incaricato
della sorveglianza e della pratica degli scoli e degli spurghi ,
mancasse pel primo al proprio dovere, e per incuria e per in-
tempestivi ritardi nuocesse al buon andamento della coltura ?
Quindi è che reputiamo un saggio provvedimento da parte del
governo quello d'accordare agli utenti un corso d'acqua abbon-
dante in modo da poter formare un alto strato d'acqua sulle
risaie sinché questa abbia a scorrere di continuo , senza osta-
coli, e senza punto obbligare il coltivatore, che ne scarseggia ,
a raccoglierla e farla stagnare in piccoli serbatoi per averne
poscia quel tanto da poter condurre su d'altri fondi. Con tal
mezzo nel mentre si provvederebbe al buon andamento della
risicoltura, togliendone la stagnazione , verrebbe impedita la
putrefazione de'vegetabili e degli animali e quindi tolto il
maggior fomite del miasma paludoso. Mi venne riferito , non
. saprei asserire se con fondamento, essersi riconosciuto che in
molte località del Vercellese, i cattivi effetti delle risaie na-
cquero e vi si mantengono in gran parte per la molta umidità
recata alle abitazioni, e per il guasto avvenuto nelle acque po-
tabili, non potendo gli utenti, pei vincoli imposti dal Demanio
proprietario della massima parte delle acque , od almeno dei
conduttori delle medesime , praticare degli scavi o fontanili , i
quali servirebbero a raccogliere , tradurre , ed utilizzare di
nuovo i filtramene nei terreni irrigati, e che diventando tanti
emuntorii per così dire dell'umidità, non poco contribuirebbero
a risanare molte abitazioni. Ove sussistessero siffatti inconve-
-68 —
nienti sarebbe necessario di farli cessare togliendo, vincoli
tanto dannosi , e favorendo le suddette opere , affinchè quei
luoghi si rendano meno insalubri. Abbiamo pur fatto presente
come i! miasma paludoso possa venir. scemato nella sua inten-
sità mediante piantagione di alberi , i quali se da un lato ne
limitano l'irradiazione, concorrono dall'altro a neutralizzarne
gli effetti. Ed a' questo riguardo giova ricordare i buoni risul-
tati già ottenuti dalla coltivazione ne'luoghi paludosi del Cy-
pressus Dystica. Pertanto la coltivazione di questa pianta sa-
rebbe utilissima e quasi resa necessaria in que'luoghi ove esi-
stono case che sono per la loro situazione le più esposte a sen-
tire gli influssi miasmatici delle risaie.
Mi trattengo dal procedere più innanzi nell'indicazione dei
mezzi che possono essere profittevoli al miglioramento della ri-
sicoltura, perchè verrei a dilungarmi di troppo, non potendo
d'altronde che ripetere quello che già in proposito ne scrissero
varii autori di buona fama, che possono all'uopo essere con-
sultati .
Se non che crederei grave mancanza da parte mia, trala-
sciando di qui trascrivere quanto con tanto senno ed espe-
rienza venne esposto nella relazione già altrove accennata della
Commissione stata incaricata dal congresso di Novara nel 1853
di raccogliere dati statistici, i quali servissero di base per una
legge sulla coltura a riso, relazione presentata al congresso di
Cuneo tenutosi nel 1855 dall'egregio signor dottore Strada. In
essa è detto a riguardo della risicoltura.
« Base precipua e cardine delia coltivazione del riso essendo
« la distribuzione e la sosta delle acque sul terreno, non che
« la loro eliminazione dopo l'uso, non occorrono parole a di-
« mostrare l'importanza igienica che le opere materiali col
« mezzo delle quali si compiono le dette funzioni sieno co-
« strutte, regolate e tenute in modo da ostare a qualsiasi re-
,-69 —
« mora delle acque non necessaria alla vegetazione, e da fa-
. « cilitare così il deflusso, nell'istante delle asciutte, che la
« superfìcie del suolo riesca prosciugata nel più breve tempo
« possibile. Perciò la livellazione de' campi, la giusta pendenza
« tanto di questi, che dei canali irrigatori, il collocamento e
« la proporzione rispettiva fra le bocche d'afflusso e quelle di
«( scarico, la permanente ripulitura de' fossi e degli sbocchi e
« la fognatura, chiamata drenaggio, ne' luoghi ove è neces-
« saria hanno nel determinare l'influenza delle risaie una
« parte, essenziale di cui la società e la scienza finora non hanno
« valutato al giusto l'importanza..
« Per ispeciale influenza poi sulle persone applicate ai lavori
« di risicoltura distinguonsi le operazioni della mondatura
« e della trebbiatura, in quanto per mancanza di macchine
« venga eseguita di notte sulle aie.
« Se alla preparazione de' terreni, alla costruzione e tenuta
« delle opere irrigatorie avesse presieduto sempre un'intelli-
« gente oculatezza informata a sensi d'affetto per l'umanità
« non si sarebbero elevati tanti clamori contro un genere di
« coltura, che oltre al sostituire l'agiatezza alla miseria, in molti
« luoghi fece scomparir la mal'aria che li rendeva deserti. Ma
« pur troppo l'avidità inonesta di speculatori, col portarla in
« luoghi ad essa non assegnati dalla natura, e l'avarizia ed
« inerzia di molti proprietari colla mala costruzione e trasen-
ti ranza delle opere suaccennate, furono cagione d'un grido
« d'allarme, che esagerando al solito la portala del pericolo,
« addusse restrizioni dannose sempre alla proprietà rurale, non
« sempre utili alla pubblica salute. Però dal momento che il
« male esiste e può essere ovviato senza sagrifìcare una vi-
« stosa sorgente di prosperità pubblica, è dovere e diritto
« della società l'esigere quella esattezza di costruzione e rego-
c( larità di tenuta che impedisce il danno.
_70 —
a Quanto alla mondatura crederemmo non difficile il render
minimo o sopprimere il bisogno; 1° coll'avvertita facilità di
deflusso che osti alla putrescenza favorevolissima allo svi-
luppo d'erbe parassite: 2° colla già accennata fognatura o
drenaggio nei terreni che trattengono per iscarsa permea-
bilità, l'acqua di cui sono imbibiti: o° con opportuno ed in-
telligente avvicendamento, che del pari osta a superflue ve-
getazioni: ¥ colla diligentata concimazione: 5° finalmente, a
nostro avviso, collo spargere sul terreno, in occasione della
levata delle acque sostanze atte ad impedire la putrefazione
od accelerare l'asciugamento, a sopprimere per via d'affinità
chimiche, di decomposizioni e ricomposizioni gli eftluvii i
più nocivi, e ad impedire ogni non necessario sviluppo di
germi, servendo ad un tempo di conveniente ingrasso. 11
cloruro di calce ed il solfato di ferro dovrebbero corrispon-
dere egregiamente all'intento e chi sa quante altre poco co-
stose e non utilizzate materie gioverebbero al medesimo
scopo! In diffetto poi di mezzi a sopprimere il bisoguo della
mondatura sarebbe facile il renderla innocua circoscriven-
dola a poche e determinate ore del giorno ed alternandola
con altri lavori.
« La diffusione di trebbiatori meccanici mossi dall'acqua o
dal vapore, e la istituzione degli scaldatoi a corrente aerea
per gli autunni piovosi, renderebbero la trebbiatura immune
da qualsiasi danno».
Cogli espedienti da me indicati, e con quelli che potranno
suggerire le osservazioni fatte sulle condizioni speciali de' luo-
ghi, qualora non venisse dato di toglierli del tutto, si otter-
rebbe almeno di menomare, come già dissi più sopra, in gran-
dissima parte i malefici influssi del miasma delle risaie, ed i
non meno nocivi effetti della natura dei lavori richiesti dalla
risicoltura. Ma certamente non molto si giungerebbe ad otte-
— 71 —
nere anche con l'addottamento di tutti i suggeriti provved-
menti a vantaggio della salute del colono, quando questi non
venisse posto in istato da poter affrontare, sostenere, e su-
perare il miasma e gl'inconvenienti di tal genere di lavoro.
Gli è perciò che dissopra accennava al bisogno di rendere sa-
lubri e comode le abitazioni, bisogno altamente sentito senza
essere mestieri di comprovarlo con lunghe dimostrazioni.
Quanti scrissero sull'attuale condizione degli alloggi de' conta-
dini, ed in particolare di quelli esistenti nei terreni coltivati a
riso, tutti concordemente convengono essere elessi in molti
luoghi piuttosto covili di fiere che ricovero d'uomini, che non
possono dirsi abitazioni umane quelle case, che fabbricate su
di un suolo al livello ed anche al disotto dello strato d'acque
delle risaie, sono, per la continua filtrazione dell'acqua stessa,
rese dall'eccessiva umidità assolutamente inabitabili ; tanto più
che generalmente il pavimento vi è formato di sola terra, o di
tal cemento, che è per sé insufficiente ad allontanare l'infiltra-
mento dell'acqua. Né d'altra parte salubri od abitabili potranno
dirsi quelle case quasi cadenti per vetustà , le quali o non
hanno tetti sufficientemente coperti , né chiusure bastevoli ad
impedire al vento, alla pioggia, al freddo, al caldo di penetrarvi,
oppure non hannno sufficienti aperture da donare quella luce
e quella ventilazione che sarebbero dalla necessità richieste. E
si noti che tante volte questi tugurii non sono solamente in-
festi pei difetti delle località , della costruzione o delle ripara-
zioni , ma tali riescono ben anche per la loro ristrettezza, a tal
che non è raro il vedere in una sola stanza accovacciati più in-
dividui in modo che vi scapitano contemporaneamente e la salute
eia moralità. In conclusione dirò , che se realmente si ha in
animo di provvedere all'interesse della salute pubblica , non
ultimo e forse più essenziale provvedimento da adottarsi sa-
rebbe quello di proscrivere assolutamente tali abitazioni , or-
dinando invece che altre ne siano costrutte dì natura tale da
allontanare tutti gli enumerati inconvenienti.
Come ' o dove poi queste case debbano essere edificate non
appartiene certo al mio tema d'indicarlo , essendo questa una
materia che meglio potrebbero trattarla gli architetti e gli
ingegneri , i quali sono in grado di giudicare il come ed il
dove debbono essere costrutte le case che veramente riescano
salubri e comode. A me basterà il far sentire la necessità di
un nuovo ordinamento a questo proposito , ordinamento che
il governo è in diritto di fare senza eccedere i limiti della
giustizia, obbligando i proprietari di sottostare a quelle leggi
edilizie che stimasse d'emanare dietro i rapporti d'apposite
Commissioni da instituirsi per riconoscere le condizioni attuali
dello Stato sanitario nelle località risicole ed i mezzi valevoli
ad avvantaggiarlo. Una tale legislativa prescrizione credo che
debba considerarsi equa, consona alle leggi che attualmente
regolano la proprietà , mentre non si tratterebbe che di esten-
dere per causa di igiene pubblica alle borgate , ai piccoli co-
muni ed ai cascinali quelle prescrizioni edilizie , che pel solo
abbellimento esterno sono adottale nelle città, e grossi centri
di popolazione.
Provvedutosi in tal modo alla salubrità delle abitazioni ,
sarebbe pur necessario che non si tralasciasse di prendere in
considerazione il difetto di buone acque salubri nelle stesse
località , ed in conseguenza il governo dovrebbe prescrivere
la costruzione di pozzi, all'uopo anche artesiani, presso i
caseggiati risicoli di maniera che i coloni abbiano ad avere
acque salubri.
Né mi si dica, sebbene si riconosca in genere nel governo
la facoltà d'imporre dei limiti al libero esercizio del diritto di
proprietà quando ciò sia voluto dal pubblico bene, non essere
però opportuno e conveniente il lasciare tali ingerenze allo
— 73 —
stesso governo, essendo anzi meglio restringere che ampliare
i suoi poteri; perocché la libertà cittadina meglio s'attiva lad-
dove è abbandonata a sé medesima ed è sciolta dagli inciampi
delle leggi ristrettive. Tanto più che fu sempre proprio d'al-
cuni governi d'invadere maggiormente a poco a poco la sfera
d'azione dei privati nell'intento .d'averli più schiavi e sottomessi
ai loro ordini , e poter così a piacimento disporre degli uo-
mini e delle cose.
Egli è certo chela libertà meglio trovasi tutelata da poche ma
savie leggi, che dalla loro inopportuna moltiplicità, ed essere
ottimo quel governo in cui il cittadino, conscio dell'esser suo ,
de' suoi obblighi e della sua dignità , procede libero e sicuro
nella sua carriera, senza trovarsi impacciato dalle leggi che lo
arrestino nel mezzo della sua intrapresa , che lo imbarazzino
nelle sue contrattazioni e lo distolgano dal libero esercizio dei
suoi doveri. In quella vece , egli vede a sé dinnanzi aperto il
campo al suo pensiero ed alla sua azione, e r>el mentre dà opera
al pieno sviluppo delle sue facoltà, e quindi al suo perfeziona-
mento, concorre al ben essere sociale ed alla grandezza della
propria nazione. Quindi io pure amerei di vedere allargata la
sfera d'efficienza de' cittadini a preferenza di quella dei Go-
verni, i quali pur troppo tante volte invece di tutelare la li-
berta, la oppressero, invece di favorire il commercio e l' industria,
l'annichilarono, invece di contribuire all'eguaglianza del comune
diritto, la restrinsero con meschini ed odiosi privilegi, e spesso
ancora invece di fare il bene della generalità, non fecero che
quello di pochi individui. Vorrei, ripeto, che ciascun possi-
dente potesse sempre liberamente disporre del fatto suo, co-
me vorrei che i comuni potessero essi stessi dar ordine alle
loro bisogna, senza che sia d'uopo assoggettarli alla lunga tra-
fila della dipendenza governativa. Ma allorché rifletto che il più
delle volte gli individui difficilmente si risolvono da per sé me-
— 74 —
desimi a mettere in pratica quelle istituzioni che tendono più
al bene generale che al loro particolare, cosi che tante volte
per siffatto costume, il bene sociale incontra la maggior parte
degli ostacoli nell'interesse individuale, il quale suole più guar-
dare al vantaggio presente che al futuro, allorché rifletto che
ove un governo ben costituito non stesse sempre a capo del
progresso, e non avesse la iniziativa d'ogni miglioramento ,
difficilmente potrebbonsi negli individui trovare le forze ne-
cessarie di mettere in atto quei progetti che la scienza avesse
formati; allora vengo nel sentimento di dover allargare le at-
tribuzioni del potere, dandogli tutta quella forza d'azione che
reputasse necessaria alla introduzione dei progettati ordina-
menti. M da questo pensiero mi distoglie l'esempio così spesso
citato dell'Inghilterra, ove alla privata speculazione piuttosto
che all'azione governativa debbonsi attribuire i tanti pro-
gressi fattisi nelle arti e nell'industria , perocché non è lecito
dedurre argomento da quel popolo da lunghi anni iniziato al
proprio governo per credere dappertutto applicabile lo stesso
principio. Che anzi prima di poter riescire nell'intento di met-
ter l'individuo nella situazione di fare per abitudine azioni che
riguardano il generale interesse, è necessario di adoperare l'o-
bligo e la persuasione, essendo così fatta la natura dell' uomo
che non vede ed abbraccia il bene, se non dopo aver percorsa
la via dell'errore e del disinganno. Quindi in tale condizione di
cose è d'uopo di una forza maggiore che lo indirizzi, che lo
spinga e lo faccia operare. In quanto poi ai pericoli provenienti
dall' abuso del potere governativo, non sarebbero da temersi
tanto in uno Stato che si regge a libere costituzioni, dove le
leggi, ed ogni provvedimento vengono fatti anche col concorso
del popolo rappresentato, e dove non è a supporsi che lo
stesso popolo sancir voglia il proprio danno sottoponendosi a
maggiori gravezze che noi comportino le proprie forze. Con-
— 75 —
chiudendo dunque in proposito, dirò, che fino a tanto che l'i-
struzione non si sarà generalizzata in modo da togliere l' igno-
ranza ed il pregiudizio da ogni classe sociale, sino a tanto che
i cittadini tutti non sieno pervenuti al punto da potersi , me-
diante una sana e robusta educazione, elevare al concetto na-
zionale, il quale metta in tutti la voglia e la gara d'accordare
il privato col pubblico vantaggio, e nel caso d'alternativa di far
prevalere l'ultimo al primo, sarò sempre nell'avviso di dare al
governo quella potenza e libertà d'azione che in altre più favo-
revoli circostanze darei al Municipio ed ai singoli cittadini.
Noi non ci dilungheremo d'avvantaggio rispetto al nutrimento
ed al vestiario del colono, perocché non ignoriamo che nelle
Provincie risicole dei nostri Stati, l'uno e l'altro sono bastevoli
a riparare le sue forze esauste dall'ingrata natura del lavoro ,
ed a difenderlo dalle vicende atmosferiche tanto dannose in
quelle località. Non crediamo però inopportuno di ben inculcare
ai proprietari di somministrare per commestibili ai coloni generi
di buona qualità, e di consigliare loro di usare cibi sani e ab-
bondanti e d'astenersi dal bevere acque corrotte. Ed infatti l'u-
nico mezzo di rigenerare la salute, e di preservarla dai morbi
che sovente la colpiscono in questi pericolosi luoghi, nei quali
il povero colono è condannato a lavorare, seminando sotto la
sferza del sole, e colle gambe immerse nei pantani e nelle a-
cque, e durante tutto quanto è lungo il giorno, e per più mesi
dell'anno, continuamente circondato da un'atmosfera successi-
vamente miasmatica, è il conforto d'un cibo salubre , di vesti
convenienti, e d'una commoda abitazione. Ghè se al contrario
dopo avere esauste e logorale per tal modo le proprie forze ,
non avesse per isfamarsi che un po' di pane di cattiva ed an-
che pessima qualità, od una scarsa minestra malamente con-
dita, o frutta acerbe ed insalubri, se per spegnere la sete non
trovasse che dell'acqua corrotta dal putridume delle risaie, e
— 76 —
per ricoverarsi che una rovinosa ed umida casa, non v'ha dub-
bio alcuno, che presto egli cadrebbe vittima di qualche atroce
malore. A preservare la salute fra gli abitanti dei paesi risicoli,
non mi stancherò mai dal ripeterlo, più che tutto valgono il
buon nutrimento e la comodità degli abiti e delle abitazioni. Ne
siano una prova luminosa quei preti e quei possidenti che o
pernatura del loro istituto, o per propria elezione, se ne stanno
essi pure tutto l'anno fra mezzo ai miasmi di paesi circondati
da risaie o paludi, e non mai o ben di rado vanno soggetti ai
malefici effetti del clima cui soggiacciono gli abitanti poveri che
non hanno da fortificare il loro fisico con cibi succulenti e buoni,
e convenientemente ripararlo cogli abiti e colla buona abitazione.
E più ancora ne dan prova i risicoloni delle nostre Provincie,
generalmente parlando, il ben essere di salute dei quali è in
massima parte dovuto all'essere sufficientemente retribuiti dai
proprietari o fìttabili, in modo che possono agevolmente prov-
vedere ai loro principali bisogni.
Per dare un esempio del trattamento del Risicolono nelle
Provincie di cui teniamo parola, mi restringerò ad esporre
quanto attualmente si pratica nel Novarese a questo riguardo,
giacché il trattamento usato nella Lomellina e nel Vercellese
non ne differisce essenzialmente.
Nel Novarese pertanto i risicoloni così detti fissi o salariati,
per non parlare de' fattori, campari e magazzinieri che sono
meglio di loro retribuiti rispetto al corrispettivo sul loro man-
tenimento somministrato dal padrone, si dividono in bifolchi
o schiavandai capi, ed in bifolchi o schiavandai subalterni.
Tutti hanno l'abitazione gratuita con un orto o un pezzo di
terreno onde possano stabilirvi a loro beneficio il canapaio o
linario. I primi godono inoltre per ciascheduno uno stipendio
annuo in danaro di Milanesi lire 200 (la lira milanese corri-
sponde a cent. 75 della lira di Piemonte) sacchi 7 novaresi,
-77-
ciascuno de5 quali corrisponde a circa 98 chilogrammi di grano
fra meliga, segale e risina, due sacchi di riso bianco, tre
sacchi della così detta bulla da riso pel mantenimento del ma-
iale, l'olio per il lume della stalla, o l'equivalente in danaro,
cinquecento lascine di legna ed un tratto di terreno perla zap-
patura che loro rende da tre ai quattro sacchi di meliga. Alle
loro mogli o donne di casa vien pure concessa la spigolatura
del riso e del grano d'onde ricavano da 10 a 12 emine del
primo, e da tre a quattro emine del secondo per ciascuna
donna. Ove hannovi dei gelsi viene ad essi somministrata e-
ziandio un'oncia ed anche di più di semente dei bachi da seta
ed il prodotto viene diviso per metà col padrone. I secondi o
subalterni sono retribuiti nella stessa maniera, ma in misura
minore non essendo loro corrisposto in danaro che M. L. 160,
in grano che soli 6 sacchi, in riso bianco e bulla del mede-
simo che 12 emine. Non hanno l'olio pel lume, ma il rima-
nente del loro trattamento non varia da quello stabilito pei
bifolchi capi. Le donne poi tanto della famiglia di schiavandai
capi, che di quelle de' subalterni vengono occupate nella pri-
mavera e nell'estate in varii lavori di campagna per conto del
padrone, come nello slattamento e zappatura del terreno e
mondatura del riso, e perciò viene loro accordato uno sti-
pendio di 20 soldi al giorno, ed allorché mondano il riso di
soldi 30 milanesi per ciascheduna. Queste nella stagione in-
vernale filano lino e canape per loro vantaggio preparando la
tela pei bisogni di loro famiglia, della quale non di rado hanno
un avanzo da vendere. I figli e le figlie dell'età di 10 ai 15
anni vengono egualmente occupati ne' lavori di campagna, non
che nel condurre e custodire il bestiame ai pascoli, e sono
perciò retribuiti con soldi 10 ai 15 di Milano ogni giorno,
stipendio che le molte volte viene ai medesimi anche aumen-
tato in proporzione della loro maggiore forza, attività e capa-
-.78 —
cita al lavoro, di modo che taluni nell'estate si guadagnano
persino una giornata di soldi milanesi 30.
in generale nelle possessioni coltivate a riso non si trovano
meno di due o tre bifolchi per ogni famiglia; per cui col com-
plessivo stipendio di ciascuno, coi guadagni delle donne e dei
tìgli ed i vantaggi della pescagione de' pesci e delle rane,
ancorché non venga questa protratta di notte tempo, l'alleva-
mento del pollame, queste famiglie non possono a meno d'es-
sere fornite di tutto quanto è necessario al loro manteni-
mento.
Gli altri contadini avventizii che lavorano nelle risaie hanno
per lo più una giornata di soldi milanesi 35 a 40 ne' tempi or-
dinarli, ma nei tempi in cui pressano alcuni lavori, come aite-
poca della mietitura dei risi, la loro giornata viene pagata per-
sino quattro, ed anche cinque lire di Milano giusta il bisogne»
e la maggiore o minore loro concorrenza. Questi hanno inol-
tre l'abitazione gratuita e la somministranza di utensili neces-
sari! di cucina, non che la legna da ardere onde prepararsi
convenientemente i loro alimenti, i quali spesso vengono loro
somministrati dai padroni o fittavoli a conto del loro stipen-
dio.
Ma egli è tempo che rivolgiamo il discorso ad una più im-
portante e delicata materia, al bisogno cioè di sempre più
promuovere, diffondere e migliorare la pubblica istruzione, la
quale di quanta importanza possa essere, anche per rispetto alla
conservazione della pubblica salute nella località di cui parliamo,
non v'ha chi lo possa disconoscere. Oggi giorno quasi tutti i
filosofi dimostrano, tutti gli economisti fanno sentire, e tutti i
pubblicisti mettono a capo di ogni trattazione la necessità della
più ampia diffusione della pubblica istruzione. Se è vero che
gli uomini sono quali si formano, sarà vero altresì che per
formarli sono necessarie apposite cure, apposite istruzioni
-79-
che a poco a poco gli indirizzino alla rettitudine di giudizii,
alla pratica dell'onestà, all'adempimento di doveri religiosi e
i* ivi li, e quindi anche alla tolleranza del lavoro, alla stima e
conservazione di sé stesso ed all'amore della patria.
Forse vi saranno taluni i quali mi obbietteranno che il Par-
roco ed il Precettore delle scuole elementari forniscono in
buon dato quanto è necessario che il popolo sappia, e che una
pili estesa istruzione nella classe inferiore della società sarebbe
sommamente pericolosa, stante che il popolo, a misura che al-
larga le idee, allarga ben anche i proprii desiderio donde na-
scono bisogni fittizii per soddisfare i quali ricorre dapprima
ai lamenti , di poi all'insubordinazione, e perfino all'aperta
rivolta. A queste obbiezioni potrebbesi rispondere che spesso
voglionsi attribuire all'istruzione molti effetti dipendenti o
dalla mancanza di essa, od almeno dalla sua mal intesa appli-
cazione; ma su di ciò mi riservo di farne più sotto parola,
sviluppando le ragioni che si possono contrapporre a quelle
obbiezioni.
Perora stimo premettere che l'istruzione, perchè abbia a
raggiungere lo scopo sociale cui debbo esser diretta (lasciando
pur stare per ora quella che contribuisce allo sviluppo delle forze
tìsiche, ed al mantenimento della salute) conviene che sia tale
da somministrare all'individuo tutti quegli elementi che sono
necessari a governar il suo cuore ed a diriger la sua mente,
in modo che abbia ad acquistare un giusto criterio, mediante 11
quale possa rettamente conoscere i suoi doveri verso Dio, verso
so stesso e verso la società, e dare una giusta estimazione alle
cose avanzandosi con sicurezza e rettitudine nella carriera della
vita. Se il popolo raccolga in fatto questi elementi dall'istru-
zione del suo curato, lo lascio giudicare da coloro che per es-
perienza sanno in che consista, almeno per lo più e fatte le de-
bile eccezioni, l'istruzione religiosa nella maggior parte dei
— 80 —
comuni rurali. Suole la medesima darsi per un'ora sola ne' gior-
ni festivi, e questo tempo già si scarso viene spesso consumato
a trattare astruse e complicate materie teologiche, che superano
la debole intelligenza dei coloni., a decifrare simboliche figure,
ad inculcare minuti precetti che qualche volta tendono pur
troppo a radicare la superstizione ed il fanatismo, a magnificare
reliquie ed immagini miracolose, ad esagerare la santità della vita
dei monaci e degli anacoreti, la virtù del santuario, ed i vizi
eie abbominazioni del secolo.
In mezzo a tanta congerie d' inutile erudizione e di dannevoli
declamazioni, od è trascurato del tutto l'insegnamento della
morale, oppure si restringe a ben poca cosa, ridicendosi a
sole forinole incompiute ed incomprese che si mandano mate-
rialmente alla memoria senza punto produrre alcuna convinzione,
senza punto tracciare una norma sicura e sufficiente per chia-
rire le proprie idee intorno &1 vero ed al falso, al giusto ed al-
l'ingiusto, all'utile ed all'onesto, al buono ed al bello, tanto che
ognuno possa conoscere la propria posizione tra' suoi simili,
i doveri che gli incombono, i diritti che gli spettano.
Non intendo già dire che il cristiano abbia ad ignorare i prin-
cipii che formano la base della sua credenza, o che tra i Santi
non venga fatto di trovare modelli perfetti eli virtù cittadine,
Son ben lontano, dal professare questi principii, e solo vorrei
insinuare che, se giova l'additare l'esempio d'un popolo ecce-
zionale per trarne precetti di vita spirituale, non si potrebbe
pretendere che l'attuale generazione si conformi alle sue virtù
ed abitudini, dacché devesi considerare che quel popolo per go-
vernarsi, eleggi e scienza ed istituzioni riceveva da Dio co!
mezzo degli Àngioli e dei Profeti, i quali lo sospingevano nella
sua carriera attraverso ad ogni sorta d'ostacoli, che rimovevano
sospendendo persino le leggi generali ed immutabili che gover-
nano l'universo. D'altra parte il padre, di famiglia, il cittadino.
— 81 —
l'operaio e l'agricoltore mal potrebbero imparare il modo (ralle-
vare i figli, di servire la patria, e di far prosperare l'arte e T in-
dustria, la scienza ed il commercio nella vi! a di coloro, che
fuggendo la società si seppellivano nei chiostri e nei deserti,
che gridando alla vanità di tutti i beni di questo mondo ne ab-
bonivano il possesso per darsi tutti alla contemplazione ed
all'acquisto del paradiso, e che ci offrono virtù cotanto straordi-
narie che ognuno deve bensì ammirare, ma giammai pretendere
che s'abbiano assolutamente ad imitare.
Quindi è che se questi esempii possono giovare per l'istru-
zione religiosa, sembrami che non siano sufficienti per l'edu-
cazione morale, che da quella non dovrebbe mai essere disgiunta,
E siccome sono convinto che un buon Sacerdote molto può gio-
vare dal pulpito colla sua voce ad inculcare i precetti d'una
sana morale, egli è perciò che vorrei veder bandite le vane de-
clamazioni sopra oggetti che sono incomprensibili alla comune
intelligenza, o non offrono alcuna pratica applicazione, e molto
più ancora le spesse volte interessate prescrizioni della più ri-
gorosa osservanza di molte e svariate pratiche esterne di reli-
gione. Ed invece crederei meglio impiegato il tempo e con mag
gior profitto anche della religione stessa nell' illuminare il
popolo circa i suoi doveri sociali, circa la sua professione e
circa le patrie istituzioni, inculcandone il rispetto come parte
de' suoi religiosi do\$ri. CosìJa religione servirebbe di base
all'educazione morale, e si formerebbero veri Cristiani bensì,
ma Cristiani, che devono ricavare dalle proprie braccia il pane
onde nutrirsi, che devono concorrere, per quanto lo permettono
i deboli mezzi individuali, non che alla propria, alla felicità di
tutti i loro simili .
Che poi dal trascurarsi presso che del tutto siffatta educa-
zione pratica, sia morale che intellettuale, ne derivino gravissimi
inconvenienti, è provato da ciò che il popolo si trova tuttora,
BESOZZI (i
— 82 —
è «l'uopo confessarlo, nella più abbietta ignoranza ed intratte-
nuto dalla più stupida superstizione e dai più grossolani pre-
giudizi!, tanto che si è formato un concetto il più strano della
Divinità parlandone come di un essere impastato di tutte le
umane passioni. Che più, confondendo i principi! di religione
coll'egoismo, falsò la propria coscienza mediante un sistema
tale di compensazione di bene e di male, che gli fa credere di
poter riparare le ingiustizie e togliere le conseguenze de' suoi
atti immorali con altrettante pratiche di divozione; e cosi ot-
tenebrò la ragione, che se da una parte avrà sempre in pronto una
giustificazione per ogni stranezza, una prova per ogni assurdo,
opporrà dall'altra la più testarda incredulità ai portati della scien-
za, alle più legittime deduzioni della logica, ed ai fatti più
semplici della natura, che meglio ama di vedere travisati, ma-
nomessi ed alterati. Quindi non parrà più strano che tuttora
siavi chi creda agli influssi de'nialeticii ed alla potenza dei segni
cabalistici sulle bestie, sulle cose e sugli uomini, ed attribuisca
alla malignità degli uomini e dei Governi quei mali e quelle
sventure che vanno naturalmente congiunte alle condizioni
dell'umanità, e tragga pronostici d'infortuni! da fatti singoli
ed indipendenti che hanno la loro causa o nell'ordine slesso
della natura o nella di lui ignoranza e sconsideratezza.
Ben è vero che a tutti questi inconvenienti potrebbesi pure
ovviare mercè l'istituzione delle scuole elementari e coli' istru-
zione che in esse si amministra. Ma anche queste oltre che non
le sono per anco ovunque generalmente stabilite, ben lasciano
molte cose a desiderare perchè le si possano dire tali da com-
piere l'educazione e la rigenerazione del popolo. E se molto si
è fatto coll'aver ottenuto d' iniziarlo a leggere e scrivere, non
poco ancora resta a fare per metterlo in istato di ricavare un
profitto da questa sua nuova abilità perchè egli possa cioè ben
intendere e volgere a suo prò la letteratura. E restringendomi
-~83 —
specialmente ai coloni delle risaje, dirò che una buona educa-
zione religiosa e morale contribuir deve in sommo grado alla
loro salute, perocché si allontanerà da quelle viziose abitudini,
che se in ogni parte o indeboliscono a distruggono le potenze
vitali, debbono per loro riescire anche più fatali.
Egli è perciò che tanto i parroci quando i precettori elemen^
tari non dovrebbero mai stancarsi di raccomandar loro l'osser-
vanza di quei precetti d' igiene che possono* allontanare da loro
le dominanti malattie, e di spiegar loro la forza dei medesimi
contro gli influssi del clima, e la necessità di non trascurarli.
Essi in lai modo darebbero un efficace aiuto ai medici condotti
nel disimpegno delle loro incumbenze, che spesso la loro voce
trova più facile ascolto e riesce più persuasiva. Informati così
i coloni dei mezzi che contribuiscono a mantenere le forze ed a
guarentire la propria salute sapranno per sé stessi preservarsi
da tutte quelle infermità che si vogliono impropriamente attri-
buire all'influsso della mal' aria delle risaie, e che non sono per
verità che la necessaria conseguenza della trascurala nel ves-
tire, dell'abuso dei cibi e delle bevande, delle cattive abitudini,
dell'uso smoderato delle proprie forze. Ed eglino non trascu-
reranno di curarsi ne' primordi delle malattie, nia ricorreranno
immediatamente al sussidio dell'uomo dell'arte, smettendo la
cieca fede nella virtù di certi rimedii empirici e popolari e di
quelli che girovaghi cerretani dalle piazze de'paesi decantano
come efficaci per tutti i mali; e si sottoporranno a quelle regola-
ri cure, che sono le sole atte a sottrarli a quelle complicanze
patologiche, che per la negligenza di rimedii addattati o per
l'uso d'altri improprii sogliono rendere più gravi le malattie
stesse e meno sicure le guarigioni. Convalescenti poi adopre-
ranno tutte quelle cautele e quei mezzi che valgano a bene ris-
tabilirli e ad evitare loro le recidive, cause principali delle
ostruzioni addominali, degli ingorghi glandolati e della caches-
— 84 —
sìa linfatica, cui già li predispone il clima freddo-umido predo-
minante nelle basse regioni.
Io mi lusingo di trovare nei parroci dei comuni risicoli che
sono conscii de' proprii doveri, ed informati alla vera carità
evangelica la piena approvazione dei mezzi da me suggeriti
per propagare nei coloni tutte queste cognizioni che ho sopra
accennato, le quali possono condurre al ben essere de' mede-
simi. Mercè poi l'assidua cura che impiegheranno in questa
benefica opera, quelle cognizioni passando nel patrimonio del
senso comune rettificato ed ampliato, si renderanno tradi-
zionali ed apriranno in seguito una via più facile e più spedita
all'insegnamento intellettuale.
Non credo che possa darsi luogo al sospetto che una tale
istruzione nelle classi inferiori della società abbia a tornare
pericolosa, ciò non pertanto come più sopra ho promesso di
chiarire i dubbii che potrebbero porsi innanzi sull'utilità dell'i-
struzione, soggiungerò che il progresso dei lumi, come già
disse Laborde, non è mai stato fatale; fu al contrario l'igno-
ranza, la facile, la cieca ignoranza che cagionò fin qui tutti i
mali alla società; fu il difetto di idee giuste sui diritti, e sui
doveri, tanto fra le persone elevate, quanto nelle classi infe-
riori, che- ha reso vittime le prime ed istrumenti gli altri del-
l'ambizione di alcuni individui.
Se l'istruzione fosse stata generalmente diffusa, tutti avreb-
bero appreso a non violare giammai la linea degli obblighi
loro, ed alcuni sopra tutto non sarebbero stati sedotti da false
teorie, e ciò che è ancora peggio dalla falsa applicazione delle
teorie vere. Non è poi l'uomo illuminato, e di retta coscienza,
ma l'ignorante che è sempre stolto ne' suoi desiderii, crudele
ne' suoi atti, che metterà lo scompiglio nella società, e provo-
cherà colla sua audacia gli uomini e le leggi per appagare le
sue disordinate passioni e per arrivare allo scopo della sua in-
— 85 —
gorda cupidigia e del selvaggio suo talento. Ed una prova di
quanto asseriamo l'abbiamo esuberante nella storia, la quale a
misura che ci inoltra ne' secoli di ignoranza, ci schiera una
congerie tale di delitti da rimandarne inorriditi, sia pel nu-
mero eia frequenza, sia per la loro atrocità ed enormezza, che
poi vediamo diminuire a mano a mano con maggiore o minore
rapidità a seconda che maggiori o minori sono i progressi
della civiltà, e quindi maggior o minore la diffusione delle
cognizioni. La statistica del 1854 di Francia dà per risultato
che davanti alle corti delle Assisie, 7071 furono gli incolpati
di varii delitti, de' quali 3611 erano completamente illéterati;
3080 sapevano leggere e scrivere imperfettamente, i pochi
restanti sapevano leggere e scrivere ed avevano un grado su-
periore d'istruzione.
Farmi d'aver delineato in gran parte i mezzi più acconci che
si potrebbero adottare per rendere più felice e meno esposta
ài danni ad essa inerenti la condizione dei risicoloni. Passeremo
ora ad esporre quanto le antiche leggi avevano immaginato
per impedire i danni che supponevasi derivare unicamente dalle
risaie, e come quanto si fece nei tempi nostri per regolare
questa coltivazione sia improntato dagli stessi pregiudizii, che
tanto danno apportarono a quest'utile coltura, senza togliere
del tutto gli inconvenienti che l'accompagnano.
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TITOLO IV.
PROVVEDIMENTI DELLE PASSATE E PRESENTI LEGISLAZIONI SULLE RISAIE
Dalle cose fin qui discorse si viene naturalmente a dedurre,
che la risicoltura , la quale costituisce una delle fonti princi-
pali della ricchezza e prosperità di questo stato , solo in po-
chissime località sarebbe incompatibile colla salute pubblica ,
e quindi da proscriversi; mentre in tutti gli altri luoghi, anzi-
ché limitare ed inceppare, la si deve promuovere, ed incorag-
giare per essere in questi non così grandi gli inconvenienti, e
molli di tal natura da potersi facilmente prevenire , scemare ,
ed anche assolutamente togliere. Ho dimostrato che a tal ef-
fetto è necessaria l'osservanza d'alcuni provvedimenti risguar-
danti la distanza delle risaie massime dai grossi centri di popo-
lazione. Furono pure indicati i miglioramenti da introdursi
nello stesso genere di -coltura per far scomparire gli stagni e
le paludi , e mantenere un corso continuo alle acque ; e feci
conoscere quanto torni utile il prosciugamento delle risaie
immediatamente dopo la mietitura. Aggiunsi inoltre che a
siffatti provvedimenti debbonsi necessariamente unire quelli
che siano atti a fornire al colono i mezzi necessari perchè
possa trovarsi al coperto delle ingiurie delle stagioni , e man-
tenersi in istato di salute e di forza in modo da poter superare
l'ingrata natura del lavoro ; che molto gioverebbe ancora di
dare al medesimo quelle opportunità che lo pongono in grado
d'andar perfezionando il proprio cuore e Ja propria mente ,
sicché abbia di leggieri a comprendere che coll'osservanza dei
precetti igienici e de'doveri morali e sociali uniti alla sua con-
dizione, mentre egli concorre al bene delio Stato, provvede ai
proprii interessi. Ho infine fatto osservare che molti dei sud-
detti provvedimenti perchè sieno attuati richiedono il con-
corso del governo a promuoverli e sanzionarli , e così mi
credo ora in dovere d'esaminare se i governi abbiano in pas-
salo conosciuto il vero stato delle cose , e se le leggi da loro
fin qui emanate sieno state conformi alla verità ed alla giu-
stizia, e quindi al ben essere generale dello Stato. Ed ove da
questo esame si venisse a riconoscere l'imperfezione delle
leggi passate, ne deriverebbe per giusta illazione la necessità
d'una radicale riforma, ad ottener la quale sarebbero appunto
dirette queste mie osservazioni.
Per raggiungere un tale intento sarebbe d'uopo conoscere
in tutti i loro particolari le antiche legislazioni che presero a
regolare un tal genere di coltura. Ma per quante io ne abbia
fatte ricerche negli archivi di questa provincia di Novara, non
mi venne dato che di raccoglierne alcune che furono pubbli-
cale dal 1593 in poi, incominciando da quella di Juan Fernandez
di Velasca, contestabile governatore di Milano. Sebbene però
una gran parte sia per me rimasta sconosciuta , pure ho fon-
damento per credere che tutte fossero per lo più del mede-
simo tenore di quelle che ho consultate; avvegnaché tali leggi
le une richiamano le altre , e si conosce facilmente che tutle
partivano dal medesimo principio, quello cioè d'opporsi a che
la coltivazione del riso andasse dilatandosi. Ciò derivava dal-
l'essersi sempre ritenuto che dessa fosse per sé medesima es-
senzialmente infensa e nociva, non che alla popolazione, al be-
stiame, ed agli altri prodotti agricoli.
Tutte in genere tali leggi s'occupano pertanto a fissare le di-
— 88 —
stanze che si debbono osservare sia rispetto agli abitati ', che
riguardo alle strade ; a conoscere con appositi quadri il quan-
titativo del terreno risicolo, ed a proscrivere quelle risaie che
si introdussero senza licenza della superiore autorità, Niuna
d'esse però prende ad esame la condizione delle cose , niuna
provvede ai veri bisogni del colono , né sancisce alcun prov-
vedimento perchè le risaie si espurghino di quelli influssi su
di esse esercitati dalla cattiva coltura e dalla mancanza d'igie-
nici provvedimenti locali.
Ben è vero che le Gride 31 agosto 1593 e 16 febbraio 1598
del suddetto contestabile Velasca dopo avere parlato del come
debbansi regolare le distanze nello stabilimento delle risaie, e
governare il corso delle acque , fanno pure un cenno de'mali
trattamenti che allora si usavano verso i ragazzi o garzoni, che
venivano impiegati nella coltura del riso, e sanzionano le pene
e le multe cui devono andar soggetti i trasgressori. Ma anche
in queste gride invano ricercheremmo alcuni di que'provvedi-
menti che ora sono altamente reclamati e voluti dalla civiltà
de'n ostri tempi.
Quindi vado ommettendo di parlare di alcune altre Gride
emesse ai tempi del Governo Spagnuolo, per essere queste
tutte d' uno stampo ; e verrò addirittura all' Editto 26 Feb-
braio 1728, di Vittorio Amedeo ed alle R. Patenti del 3 Agosto
1792, in quanto che queste regolano tutta la legislazione poste-
riore insino a noi, e sono di continuo richiamate in vigore,
come lo vedremo in appresso.
Impertanto col suddetto Editto 26 Febbraio 1728, Vittorio
Amedeo viene in prima accennando come cogli editti dei 28 luglio
1607, 7 Ottobre 1608, 4 Aprile 1622, 6 Marzo 1656, 8 Ottobre
1660, 21 Marzo 1663, e 17 Agosto 1669, non che 2 Gennaio
1697 siasi avuto per iscopo di rimuovere i grandissimi ed irre-
parabili pregiudizii che l'esperienza avea sempre dimostrato
— 89 -
doversi accagionare air insalubrità deli' aria che i terreni se-
minati a riso colle acque loro slagnanti e corrotte producevano.
Dichiara poscia aver molti con temerario ardire contravvenuto
a quelle leggi mantenendo in tal modo pessima la qualità dell'a-
ria e rendendo spopolati d' abitatori i luoghi, e scarso non tanto
il numero del bestiame, che il prodotto de' frutti. A rimuovere
quindi siffatti danni il legislatore mentre concede il condono
di tutte le pene nelle quali erano incorsi quelli che avevano per
Paddielro seminato o fatto seminare risi nei siti proibiti e contro
le regole dai medesimi editti prescritte, provvede ad un tempo
perchè dovessero d'allora in avanti venir ristrette e ridotte tutte
le risaie tanto nella Provincia di Vercelli, che in quelle di Biella
a quo' soli luoghi e terreni e a quella precisa quantità in cui era-
no nel 1710, tempo nel quale si diede principio alla generale mi-
sura di dette Provvincie. Nel caso poi di contravenzione dopo la
pubblicazione di questo editto imponevasi la pena dell'intiera per-
dita de' frutti per quella porzione seminata in eccedenza della
quantità prescritta, ed inoltre una multa di scudi trecento d'oro,
a tanto riducendosi la maggior penale dai sopradetti editti pre-
scritta. Disponevasi altresì di doversi questa pagare rispettiva-
mente ed irremissibilmente subito che dagli Intendenti d' esse
Provincie fosse stato riconosciuto e giustificato tal eccesso per
più d'una giornata; finalmente provvedevasi per l'applicazione
di quelle multe e penali.
Perchè poi meglio potesse riconoscersi la quantità delle gior-
nate di terreno state solite ad impiegarsi nella coltivazione del
riso in detto anno 1710, e perchè venisse nello stesso tempo
maggiormente accertata l'esecuzione di quest'ordine, trasmet-
tevasi in un coll'editto agli Intendenti delle provincie medesime
un quadro del ricavo e ristretto della misura generale seguila
in detto tempo nelle due Provincie di tutti i beni in allora se-
minati a riso, distinti per quantità e regioni, unitovi anche per
— go-
la maggior parte almeno il nome dei posseditori de' medesimi,
ordinandosene la pubblicazione in ciascuna Comunità.
Aggiungevansi poscia alcune disposizioni sia relativamente ai
padroni e possessori in esso ricavo nominati , dando ai mede-
simi facoltà di continuare il seminerio a riso ne' siti e per la
quantità espressa, sia per quelli cui potessero appartenere i
tenimenti seminati a riso compresi nel ricavo senza indicazione
del nome de' loro padroni e possessori ; e riguardo a questi or-
dinavasi, che presentassero fra giorni quindici dopo la pubbli-
cazione di tal editto le loro prove e giustificazioni alli rispettivi
Intendenti di Provincia, i quali doveano provvedervi a termini
di giustizia. Avvertivasi però che ove que' tenimenti appartenes-
sero a più proprietari , non venisse loro permesso il seminerio
di una maggior quantità di quella che già del detto ricavo ri-
sultava non essere ascritta alla colonna d'alcun certo pos-
sessore.
Conseguentemente si dichiararono interamente abolite ed
anche annichilate le risaie esistenti in tutti gli altri luoghi e terre
delle suddette due Provincie, che non si trovassero al pie, di
questo editto descritte e nominate. Ed in conformità a quanto
era già stalo disposto cogli editti sovra citati del 1693 e 1697, ini-
ponevasi eziandio la pena, quanto ai proprietari de'fondi ne'quali
si ritroverebbero risi seminati con scienza e partecipazione loro,
della confisca d'essi fondi ; e quanto agli affittavoli, Enfìteuticari,
ed altri Tenimentari de' beni, che seminassero o facessero semi-
nare a riso in detti luoghi, di scudi cinquecento d'oro per caduna
volta, oltre la perdita del raccolto. Dichiaravasi che sarebbero
tanto i padroni e possessori, quanto gli affittavoli tenuti per il fatto
de' loro agenti, Massari, Dovari, Lavoranti, Risaroli, ed ogni
altro che contro la disposizione di quest' ordine s' impiegasse
in coltivare, seminare, od in qualunque altra maniera trava-
gliare attorno a risaie neìuoghi proscritti. Aggiungevasi in fine
— 91 —
che dopo pubblicati gli siali, e il ricavo delle giornate e siti,
come pure de' particolari ; ai quali sarebbe permesso il semi-
nerio de' risi , incorrerebbero nella stessa pena di scudi cin-
quecento d'oro in conformità de' riferiti editti 1008, 1656,
1697, i padroni delle acque tanto nell'usarle per lòto, quanto
nelP affilarle ad altri per uso di risaie, che venissero a farsi
ne' luoghi in essi Stati , o Ricavo non compresi , oltre la per-
dita delle ragioni d'esse acque che resterebbero devolute al
Fisco Regio.
11 fine principale che proponevasi il Legislatore con quesf
editto, era quello d'evitare il pregiudizio che potesse derivare
alla salute degli abitanti di quelle provincie dall'infezione dell'
aria a causa delle risaie ; ed al tempo stesso di procurare mag-
giore facilità al pubblico commercio. E siccome le cattive in-
fluenze tanto più pregiudicano, quanto più sono vicine allo abi-
talo, perciò al fine dì ridurre ad una giusta e proporzionala
regola le disposizioni date intorno a ciò di tempo in tempo dai
suddetti editti, ordinavasi, che tutti quelli ai quali era sialo
permesso di fare seminati di riso secondo lo stato e possesso del
1710, non potessero tuttavia farli in maggior vicinanza della
città di Vercelli di miglia quattro, e ciò per effetto di speciale
grazia, essendo prima la disianza prescritta di miglia sei giusta
l'Editto del 1607 ; quanto poi agli altri luoghi, terre e Rorghi
se della provincia di Vercelli che di quella di Biella di trabucchi
trecento , principiando la misura dalle ultime case a retta linea;
e finalmente quanlo a qualsivoglia allio edifìcio di campagna
di trabucchi dieci. Riguardo poi alle facilitazioni commerciali
dipendenti in molta parte dalla comodità e buon slato delle strade
pubbliche , veniva fissata la distanza delle risaie da esse a tra»
bucchi venticinque da ogni parte: sotto pena quanlo a tutti e per
caduno de' contraventori della perdita del raccolto che sarebbe
pendente , di scudi venticinque d'oro e della refazione e ripa-
■ — n —
razione eli essa strada a tenore delle disposizioni contenute ne.i
mentovati editti del 4663 1669. Nel 1729 lo stesso Vittorio
Amedeo pubblicava il 18 Agosto un altro editto, col quale, vo-
lendo restringere il pericoloso abuso che tanto erasi dilatato
della risicoltura , sul riflesso di dover preponderare a qualunque
privato utile la pubblica salute, ed in vista de' gravissimi danni, già
fin da quel tempo provati nelle persone, nei bestiami o nei frutti
per effetto della insalubrità dell' aria dipendente per infallibile
conseguenza dal necessario stagnamento delle acque nelle ri-
saie, proibiva di seminar riso in avvenire nei territori di Mas-
sazza, Villanova di Massazza, Saluzzola, Nobione, S. Damiano,
Carpanetto, Santhià , Labuzano, Bianzè, Livorno, Lamporo,
S; Germano e nei. beni delle cascine di Scavardere , fini di Fon-
tanetto e della Galleassa dipendente dalla Garangia di Levi ;
imponeva ai contravventori la pena di scudi duecento d'oro, oltre
quella di far rompere le risaie, ed accordava inoltre alcuni
vantaggi a coloro che venissero a popolare quelle medesime terre.
Alfine poi d'agevolare i mezzi atti a rendere ben popolati que'
territori d'uomini di campagna, che accudissero alla coltura
de' Beni , s'accordava a tutti coloro che dotati di buone qualità
morali si portassero ad abitarvi da altri luoghi, purché non di
quelli degli Stati Sardi ove esistessero risaie , l'immunità per
dieci anni di tutti i diversi carichi personali sulle bestie, e sulle
case che in quei tempi eran soliti imporsi ed esigersi dalle
Comunità.
Colle Regie Patenti del 3 Agosto 1792 venne pure indistin-
tamente proibita nelle Provincie di Novara, Vigevano, della
Lomellina, di Vercelli, di Biella, l'introduzione di nuove risaie
in tutti i terreni in allora destinati ad altra specie di coltura,
qualunque fosse la distanza dei medesimi dagli abitati e dalle
strade sotto pena a ciascun contravventore di scudi cinquanta
per caduna giornata, e dell'immediata distruzione delle risaie
— 93 —
a proprie spese. Ordinavasi eziandio, per riguardo delle risaie
esistenti, a tutti i possessori delle medesime di dover fra il ter-
mine di mesi tre fare ai rispettivi Uffici d'Intendenza un'indi-
stinta consegna colla specificazione del territorio in cui quelle
si trovavano, della estensione loro in misura, della loro distanza
dall'abitato il più vicino dalle borgate, abitazioni di campagna e
delle strade pubbliche, e colla inciduazione e presentazione di
titoli, coi quali avessero ottenute particolari concessioni. Ed
a coloro che ommeUessero di fare questa consegna commina-
vasi la pena di dover tosto annullare le risaie o di vederle in
difetto annullate a loro proprie spese. Perchè poi fosse stret-
tamente osservata questa proibizione venivano incaricati di ve-
gliare sulle contravvenzioni che fossero commesse non solo gli
Amministratori delle Comunità, ma ben anche i Segretari delle
medesime e perfino i Giusdicenti coli' obbligo a tutti di doverle
denunziare all'Intendente tostochè fossero giunte a loro notizia.
E nel caso d'inadempimento a questo incarico, erano i primi
sottoposti al pagamento di scudi dieci da farsi da caduno di
essi, ed inoltre alla rimozione ed inabilitazione in perpetuo
all'Uffizio di Sindaco e di consigliere; rimozione ed inabita-
zione minacciata anche ai Giusdicenti che trascurassero di fare
le prescritte denunzie.
Colla sola esposizione dei surriferiti regolamenti risicoli ve-
niamo ad essere convinti che dessi sono ingiusti ed inopportuni,
Sono ingiusti perchè intaccano ed anzi direttamente offendono
il dritto di proprietà che è per sé inviolabile. Che se dissopra
abbiamo dimostrato che la salute e l' interesse pubblico devono
essere anteposti ad ogni privalo interesse, e che in forza di
questo principio i Governi debbono porre mano risolutamente
anche nei beni de'privati, quando non vi sia altro mezzo per
raggiungere il maggior comune vantaggio; egli è in forza di
di questo medesimo principio che ora invochiamo il rispetto
= 94 -
delia proprietà. Ed infatti se è vero che questa deve cedere
quando lo esiga il pubblico bene, è vero altresì, che, quando non vi
ha questa necessità suprema, la privata proprietà deve essere as-
solutemele rispettata. In caso contrario incerti sarebbero i
diritti di tutti, e ne verrebbe per conseguenza a soffrire tanto
l'agricoltura, quanto il commercio, come la pubblica morale,
che anzi l'esistenza della società ne sarebbe posta a grave rischio.
Chi vorrebbe in effetto arrischiare i proprii capitali, impiegare
la persona, e le proprie industrie per far prosperare il suo po-
dere od aumentare un ramo di commercio, se nel punto di
raccogliere i frutti de' suoi sacrifici» e delle sue fatiche, si ve-
desse esposto per un puro capriccio governativo a perdere la
proprietà de'suoi averi? E che ciò sia pur contrario alla morale
pubblica, non potrebbe negarsi dacché è certo che il privato
informa i proprii costumi e la propria coscienza sull'andamento
di coloro, che vede preposti a governarlo. Ora quando vedesse che
non l'equità ma il capriccio ed il dispotico volere regolassero
gli interessi de' Governanti, esso pure si formerebbe un codice
consimile per la propria condotta privata, basandola appunto
sul capriccio e sull'egoismo individuale. L'ingiustizia poi delle
surriferite leggi apparisce ancora perchè offendendo il diritto
di proprietà, non sono giustificate dal pretesto dell'interesse
generale, avvegnaché il limitare che fa il legislatore in proposi
to nei privati la libertà di mettere i proprii campi a quella
coltura che loro meglio attaleuta, gli è un restringere ed anzi un
togliere in essi la facoltà di disporre della loro proprietà nel
modo più assoluto, purché ben inteso non se ne faccia un uso
nocevole alla pubblica utilità od ai dritti altrui: principio con-
sacrato da tutte le antiche e moderni legge. Nò si dica che il
legislatore nelle suddette limitazioni e prescrizioni era indotto
dal bene generale, per essersi riconosciuto essere un tal genere
di coltura essenzialmente micidiale, perocché nessuna cura era
— 95 —
stata presa per assicurarsi della vera causa dei supposti danni,
che anzi glie appunto qui dove prendevasi il più forte abbaglio.
Quale era in realtà il motivo per cui asserivasi essere micidiale
la risicoltura? Nessun altro certamente che la persuasione di
doversi attribuire alla coltura del riso alcune ricorrenze di feb-
bri ed altre malattie proprie de1 paesi palustri.
Ma una gran parte di questi malori, come abbiamo altrove di-
mostrato, ripetono la loro origine da molte altre cause affatto
indipendenti dal miasma palustre delle risaie. Talune (Malti
di queste malattie provengono da speciali condizioni topo-
grafiche ed atmosferiche; altre dalla mal regolala coltura che
lascia stagnare ed impaludare le acque; ed altre infine le sono
comuni a tulli indistintamente i generi d'agricoltura. Buon nu-
mero di esse ancora devesi assolutamente ripetere dalla igno-
ranza del colono che non conosce o trascura i precetti igienici;
dall'avarizia del padrone, che lo priva de' mezzi più necessari
perchè possa sopperire ai suoi bisogni; e non meno ancora alla
superstizione in cui il trascurato insegnamento lo abbandona.
fu quanto poi alle malattie miasmatiche che veramente na-
scono per cagione delle risaie riescirebbe ben facile a diminuir
ne l'intensità^ quando queste ultime fossero regolarmente te-
nute e si osservassero le regole igieniche che si riducono a po-
che, nò sono di molla conseguenza.il miasma palustre, adope-
randosi nelle risaie le dovute cautele, non si svilupperebbe al-
meno con molta attività che nell'ultimo periodo della risicoltura,
che si riduce a circa due mesi; e le febbri intermittenti e gli
altri mali che per avventura ne conseguiterebbero, potrebbero
facilmente farsi cessare, od almeno minorare quando s'avesse
l'accortezza di provvedervi radicalmente sin dal loro principio,
e si pensasse a mettere il colono in condizione da togliere o
scemare in lui la predisposizione ad incontrarlo. Ma non perciò
potrebbero ricisamente attribuirsi alla sola coltura del riso tutte
— 96 —
le malattie cui van soggetti gli abitanti dalle Basse regioni, Per
poter ciò con fondamento osservare converrebbe che le risaie
fossero isolate delle paludi e dalle marcite, che per lo più esi-
stono unitamente a quelle, e si facessero osservazioni atte a di-
mostrare che tutti i mali che vedemmo conseguire in tali luoghi,
continuassero a sussistere anche coll'osservanza di quei rego-
lamenti che noi accennammo essére essenziali perla salute del
colono, e pel prosperamento dell'agricoltura. Finché però colle
risaie vi concorreranno gli osservati inconvenienti, sarà sempre
stoltezza l'accagionare unicamente ad esse quei danni che noi
conosciamo essere attribuibili ad altre cause e comuni a tutti i
paesi umidi e paludosi.
Ecco adunque che ben a ragione superiormente dimostravamo
potersi e doversi migliorare le condizioni de' coloniin modo che
la risicoltura venga ad essere quasi equiparata in quanto alle
sue conseguenze, rispetto alla salute pubblica, agli altri rami agri-
coli. Ed a questi provvedimenti non solo non danno mano , ma
neppure pensano le suespresse leggi , partendo tutte dal prin-
cipio che debbonsi alle sole risaie tutti imali che si sviluppano
ed infestano i luoghi risicoli, e che per conseguenza debbono
essere se non proscritte del tutto, colpite almeno da ogni parte
con molte proibizioni. Con ciò credevasi di provvedere al ben
essere sociale, ed invece se ne sanzionava il danno e la rovina.
Che il Legislatore colle suddette leggi siasi lasciato andare
inconsideratamente a stabilire dei fatti falsi e quindi a sancire
delle leggi ingiuste, lo si evince anche da ciò che confonde la
salute pubblica colle viste del mero interesse. Desso infatti pro-
scrive le risaie dal conlatto delle strade Provinciali e comunali,
non già perchè le medesime siano micidiali alla salute dell'
uomo, ma perchè arrecano de' guasti alle strade ritenendole
perciò dannose al commercio. Quasi che il commercio non sa-
pesse somministrare i mezzi con che riparare ai guasti che le
-97-
risaie potessero cagionare alle strade, quasi che la manutenzione
di queste non potesse venir compensata dal maggior prodotto
di quel genere di coltura. Né il viaggiatore che percorre lo stra-
dale fiancheggiato da risaie, può dirsi che sia minacciato per
esse nella sua salute. Ed in vero, concesso per poco che le risaie
fossero le sole cagioni de' surriferiti malanni, non potrebbero
certamente tornare infeste al viaggiatore che trasvolando sullo
stradale non soffermerebbesi quel tempo necessario a sorbire
l'influsso del miasma palustre. Quanto poi sia assurda la proi-
bizione delia risicoltura da ogni lato delle strade per la distanza
senza eccezione di venticinque trabucchi lo si evince da ciò che
se venisse esclusa la coltivazione del riso a tale distanza dalle
strade esistenti in mezzo alle risaie, molte delle quali sono d'una
lunga tratta, formerebbonsi infallibilmente nel terreno lasciato
vacuo delle paludi, perchè stando vicine da tutti i lati le risaie,
le loro inevitabili filtrazioni lungo la linea dei venticinque tra-
bucchi non potrebbero che formare degli stagni e rendere quel
terreno inetto alla produzione di qualsiasi altro frutto e quindi
più insalubre. In conseguenza di tutto ciò sarei d'avviso che
meglio quelle leggi avrebbero provveduto alla pubblica igiene
qualora avessero ordinato, che si procedesse ad espurgare tutti
i luoghi risicoli dalle paludi e dagli stagni e da ogni altra causa
corrompitrice delle acque, e che relativamente alla conservazione
delle strade avessero obbligati i possessori a norma di quanto
fu prescritto col regolamento annesso alle RegiePatenli 29magg.
181 7 a fare ogni opera acciò le acque non versassero sulle strade.
E si sarebbero ottenuti migliori frutti, ove fin da quei tempi i
Governi si fossero occupati a migliorare la condizione degli abi-
tanti e l'esistenza dei coloni ed a provvedere per la loro educa-
zione. Se questi provvedimenti fossero slati adottati noi saremmo
ora in grado di poter riconoscere se tutti t danni di cui vengono
incolpate 1 e risaie si debbano veramenteripelere dallemedesime:
BESOZZI 7
— 98 —
ed in tal caso potrebbesi pure stabilire quali siano i paesi in
cui è veramente incompatibile la risicoltura . Dippiù ove s'avessero
questi dati non v'ha dubbio che la legge sarebbe chiamata ad
esercitare la sua influenza e sanzionare la limitazione ed anche
l'assoluta proibizione della coltivazione del riso non compati-
bile col benessere generale.
Ma nell'oscurità in cui erasi della vera influenza di tale col-
tivazione mal provvedevano quelle leggi tentando pressoché di
proscriverla e la loro ingiustizia già notata per altri rispetti si
riconosce ancora , in quanto che desse peccano non poco di
parzialità distruggendo l'eguaglianza di diritto fra i cittadini.
Infatti per quante proibizioni esistessero per l'addietro, le ri-
saie s'andarono sempre più estendendo , tanto che il legisla-
tore si vede di tratto in tratto obbligato ad emettere di qua
una restrizione, di là una proibizione, di qua una multa, di là
altre penali, e quasi sempre trovasi costretto a tollerare nuove
risaie arbitrariamente introdottesi fra lo spazio che corre dalla
promulgazione di una ed altra di quelle leggi, ciò che dimostra
la loro inopportunità. Ora se è vero chele risaie sono per sé
medesime infeste, perchè tollerare quelle , che non altra ra-
gione hanno d'esistere se non se la loro preesistenza alle leggi,
oppure la loro introduzione clandestina ed in opposizione alla
stessa legge proibitiva, e l'aver perdurato nella disobbedienza
della medesima? Ed infatti se fosse vero che le risaie tutte pro-
ducono quella congerie di mali che si dissero già, e si vanno
tuttora dicendo , io non veggo il perchè il legislatore si mo-
strasse sì tenero della loro conservazione. Egli è perciò che
parmi doversi inferire che dal momento che furono tollerate
alcune risaie il legislatore dovea esser convinto che realmente
non fossero siffattamente perniciose. E con ciò sarebbesi pur
data una prova che* non è già il sistema risicolo che sia ma-
lefico, ma che invece sussiste il bisogno di regolare con saggie
— 99 —
prescrizioni un tal sistema. Aggiungerò finalmente esser falso
che la risicoltura renda scarso il bestiame e diminuisca il pro-
dotto de'frulti; e tutti sanno che coltivandosi le risaie a vicenda
si formano praterie feracissime, si aumentano i fieni ed i pa-
scoli, e si accresce il bestiame. Non avvi campo infatti che in
produzione di frutti copiosi possa paragonarsi alle risaie colti-
vate a vicenda, colla quale coltivazione si ha anche il vantaggio
di procurare un continuo lavoro in tutte le stagioni al conta-
dino.
Parmi da quanto abbiamo esposto ne derivi la conseguenza
che se fin allora si era sempre dai governi operato in modo
contrario alla libertà della risicoltura, ciò si deve ripetere da
mal fondate denuncie e da false informazioni e fors'anche dalle
difficoltà che generalmente accompagnano le riforme , tanto
che si trova più ovvio e più spedito il seguire il vecchio cam-
mino e tollerare i vecchi inconvenienti , anziché procurarsi
nuove brighe con nuove leggi.
Una riforma radicale in proposito era pertanto da aspettarsi,
e durante l'epoca napoleonica, siccome quella in cui si poneva
mano a tutto, e si tentavano di risolvere quasi tutti i problemi
sociali, non era sfuggita la necessità di provvedere a quest'im-
portante ramo di pubblica economia. Ed infatti veggiamo che
un tentativo lo si era fatto pel miglioramento delle risaie, tro-
vandosi nei decreti viceregali 3 febbraio 1809 e H marzo 1812
alcune disposizioni per la formazione di un codice rurale per
regolare le distanze in cui le risaie, i prati irrigatorii, e le mar-
cite dovevano essere tenute dalla città capitale, dai comuni di
prima classe, dalle piazze forti, e dalle comunità di seconda e
terza classe. E mentre lasciavasi al Prefetto del dipartimento
la facoltà di concedere la formazione di nuove risaie , prati ir-
rigatorii e marcite purché fossero nei limiti e perimetri delle
prescritte distanze, ordinavasi in pari tempo che nello spazio
— 400 —
di tre anni a datare dal 1809 s'avessero a ridurre ad altra col-
tura le risaie die esistessero fuori dei limili prescritti, e nello
spazio di due i prati irrigatoni e le marcite.
Ma che tali leggi poco fossero opportune, lo si vede eviden-
temente da ciò che fu d'uopo col succitato decreto 18H2 so-
spendere ia soppressione ordinata sia per le risaie , che per i
prati irrigatorii e marcite in attenzione del codice rurale , che
poscia non comparve per le posteriori politiche vicende.
Perdurarono le cose in questo modo lino al ripristinamento
del regno Sabaudo nei 1814; allorché nel 2 settembre di
queiranno pubbiieavasi dal Sovrano allora regnante Vittorio
Emanuele l, un regio biglietto, col quale richiamavansi in vi-
gore le antiche leggi e specialmente quelle contenute nelle
Heali Patenti del o agosto 179u2. E siccome il medesimo Vit-
torio Emanuele scorgeva pur troppo che le passate leggi non
bastavano a risolvere tutte le difficoltà che si andavano offrendo
in proposito, delerminavasi a stabilire colle Regie Patenti del
17 aprile 1815 una particolare Delegazione la quale avesse a
provvedere deiintivameiite sulle domande degli interessali
nella continuazione delia coltura a riso de'di versi tenimenti che
formavano soggetto deìeclaini. All'oggetto poi che la -mede-
sima delegazione potesse equamente provvedere ai bisogni dei
chiedenti, prescriveva:
lo Che non si permetesse per qualunque motivo il seminerio
di risi fuori dei limiti dalle precedenti leggi fìssati.
% Che quanto alle risaie non consegnate che già esistevano
prima del 1792 non si accordasse alcuna permissione di con-
tinuare la loro coltura salvo che si giustificasse di non essere
state consegnate pel solo motivo che il quantitativo di terreno
in quell'anno era vacuo per cagione della vicenda, che osser-
vavasi nel seminerio a riso, e che risultasse d'essere stata con-
segnata la parte di terreno ili quell'anno destinata a risaia; che
- 101 —
i possessori inoltre non potessero seminare in cadun anno a
riso se non la stessa quantità di terreno consegnata nel 1792 e
che la suddetta maggior destinazione avesse solamente ad o-
perare la facoltà di praticare la vicenda, ossia l'alternativa.
3° Che in ordine alle risaie introdotte posteriormente all' e-
poca suddetta dovesse accordarsi la permissione in quei casi
soltanto, nei quali verrebbe pienamente giustificato che i ter-
reni per la loro qualità paludosa non fossero assolutamente su-
scettibili d'altro genere di coltura, e die la coltivazione a riso,
avuto riguardo alla distanza dei terreni dalle abitazioni e dalle
pubbliche strade e dallo scolo che ricevessero le acque, non
potesse recare il minimo nocumento alla salute pubblica.
Ad eccezione di questi casi ordinavasi che s'osservassero le
provvidenze date col Regio Editto 46 febbraio 1748, richiamate
nelle Regie Patenti del 3 agosto 1794 e nel Regio Bigliettoso-
vracitato del 4 settembre 1814, alle quali la predetta delega-
zione doveva conformarsi.
Ma anche la creazione di questa delegazione non bastò al-
l'uopo per cui il magnanimo Re Carlo Alberto colle Regie Patenti
dell'undici aprile 1835 pensò di sopprimerla, creando in quella
vece un Magistrato di Sanità sedente in Torino, incaricato di
trovar modo di meglio sistemare tal genere d' agraria coltiva-
zione. Questo Magistrato infatti non tardò a riconoscere che
molto ancora aveasi a fare per sistemare la risicoltura , e che
era necessaria una radicale riforma, per cui nel 14 agosto 1835
credette opportuno di dirigere alle Civiche e Comunali Ammi-
nistrazioni, nel territorio delle quali esisteva la risicoltura , le
domande che descriverò appresso.
1° Quale fosse il numero delle giornate componenti il terri-
torio, e quale il numero di quelle che a termine dei Regi prov
vedimenti anteriori al 1703 potevano coltivarsi a riso.
4° Quale fosse il numero delle giornate allora coltivate a riso
4 102 —
nel territorio e quale in ispecie quello delle giornate coltivate
fuori degli antichi limiti. «
3° Se dopo che la seminagione e coltivazione del riso era
stata estesa oltre gli antichi confini, entro i quali trovavasi ri-
stretta nel 1792, la salubrità dell'aria e lo stato Sanitario degli
abitanti ne avessero sofferto danno.
4° Se la mortalità e le malattie nella popolazione fossero o
non divenute comparativamente maggiori di prima, o se, anche
conservandosi per l'aumento delle nascite lo stesso numero
di abitanti, non fossero stati questi, le femmine specialmente
cui i lavori nelle terre acquose meno convengono , più infer-
micci, deboli, di più breve vita e di deterior condizione degli
abitanti dei paesi addetti ad altre colture.
5°. Quale influenza la coltivazione del riso spiegasse sovra
gli altri raccolti della terra, e sovra le piante, e specialmente
sovra i gelsi e le viti, anche a distanza.
6°. Se l'aumento di questa coltivazione avesse scemata la
quantità di proprietarii e consolidate le terre in minor numero
di persone, in modo da potersi dire che operasse l'effetto di
diminuire il numero de' possidenti.
7°. Se la coltura del riso potesse riputarsi più utile e van-
taggiosa per i proprietarii di quella degli altri cereali, con
distinguere i terreni buoni dai mediocri e cattivi; e se questi
vantaggi non fossero meramente prodotti dalla minorazione di
spese e di lavoranti, dalla poca varietà dei prodotti, e cosi dal
vantaggio de' primi ne avenisse un minor benessere negli
altri abitanti.
8°. Se tal coltura producesse nel territorio infiltrazioni d'a-
cque e sortumi a danno de' campi ne' quali si seminano altri
grani, delle case d'abitazione e della salute degli abitanti, e
in tal caso quai provvedimenti convenissero a riparo di tali
danni.
— 403 —
9°. Se il prodotto ordinario delle risaie non scemasse col
tempo in modo che i fitti si adeguassero ai prezzi ordinarii
degli altri terreni, o poco stante ed a qual cagione potesse ciò at-
tribuirsi.
10°. Finalmente se si coltivassero nel territorio p/ati a mar-
cita e quale fosse sovra li terreni adiacenti, e sovra la salu-
brità dell'aria l'effetto di tale coltura.
Tali quesiti contengono al certo del buono e lasciano appa-
rire l'intenzione nel governo di venire a delle essenziali ri-
forme, ma vi mancano tuttavia delle ricerche e delle informa-
zioni senza delle quali non si potrà mai compilare un oppor-
tuno ed utile risicolo regolamento.
Sta bene che si conosca la quantità precisa delle risaie che
si trovano in una data provincia, sta bene che si mettano in
pratica quegli esperimenti per conoscere se vi abbia qualche
paese o località qualunque cui tornino assolutamente infeste
le risaie; sta bene l'accennare se siavi qualche parte in cui
possa la risicoltura riuscire nocevole agli altri generi d'agri-
coltura; sta bene il rilevare quante marcite trovansi in con-
corso colle risaie, e quale influenza desse esercitano sui cir-
costanti poderi, e sulla salubrità dell'aria; sta bene infine l'ac-
certarsi se la medesima risicoltura abbia qualche importanza
politica nei rapporti d'agglomeramento della proprietà; perocché
non può mettersi in dubbio che mediante tali ricerche si
potrà giungere a distinguere i danni che sono proprii delle
risaie da quelli non specifici delle stesse, ma che nascono da
ben altri cagioni. Ma se da un canto tutte queste indagini
erano opportune, non si dovevano però omettere in pari tempo
quelle altre che fossero dirette ad assicurarsi dell'osservanza
dei provvedimenti sugli spurghi, sulla salubrità delle abita-
zioni e simili, non che sull'osservanza di que' precetti igienici
che sono assolutamente indispensabili per la conservazione
della salute dei coloni.
ièi —
L'aver trascurato di praticarle pertanto chiaro dinota che
quella Magistratura, tratta forse anch'essa in errore dai falsi
reclami e rapporti de' privati che a norma del loro inte-
resse avranno alterata la verità , quindi non potè conoscere il
vero stato delle cose. E che la fosse veramente così l'argo-
mentiamo dal tenore d'una successiva circolare del 20 ottobre
1835 dalla Giunta Sanitaria di Novara diretta ai sindaci dei
Comuni della provincia, dove ricadendo sugli errori della pas-
sata legislazione che si richiama in vigore co' medesimi falsi
principii e le stesse false teorie, si dichiarava che l'eccellen-
tissimo Magistrato Generale di Sanità con suo rispettato di-
. spaccio del 24 di quel mese partecipava alla medesima Giunta
essere intenzione di S. M.
1°. Che mentre s'elaborava un definitivo provvedimento per
la coltivazione delle risaie dovesse star ferma l'esatta osser-
vanza delle leggi e de' regolamenti in allora vigenti, i quali
proibivano la formazione di nuove risaie per i terreni desti-
nati ad altro genere di coltura.
2°. Che contemporaneamente si verificasse in modo positivo
quali fossero quelle risaie state introdotte da tre anni in qua
senza permissione e quelle che trovavansi poste nel perimetro
di due miglia di Piemonte di distanza dalle città o dai comuni
aventi una popolazione maggiore di cinque mila anime, nel pe-
rimetro di mezzo miglio dagli altri comuni, la di cui popola-
zione eccedeva le due mila anime; di duecento trabucchi dai
comuni od altri abitati che contavano una popolazione di
mille anime; e di cento trabucchi per quelli di una popolazione
inferiore; avvertendo di non doversi considerare come abitati le
cascine isolate od aggregati di esse destinati all'abitazione e
ricovero de' coloni addetti alla coltura de' risi.
Egli era quindi naturale che in seguito a tali ordinanze le
cose rimanessero in uno stato anormale e più vivi si facessero
~~ 105
sentire i clamori contro le risaie, e più sentito il bisogno di
nuovi ed opportuni provvedimenti. Ed infatti nel 1850 S. M
Vittorio Emanuele 11, dietro proposta del ministro dell'interno,
in udienza del 10 giugno, nominava una speciale Commissione
coll'incarico di studiare e preparare un progetto generale di
riforma dell'attuale legislazione sulla risicoltura, non che sui
prati irrigatorii e le marcite, onde poter conciliare stabilmente
gli interessi economici della popolazione di quei territori nei
quali si pratica siffatta coltura coi riguardi dovuti alla pubblica
igiene.
La Commissione si fece pertanto a ricercare il miglior modo
da adottarsi onde adempiere all'onorevole mandato, ed allo scopo
d'accordare il rilevante interesse della prosperità della popola-
zione col rispetto dovuto alla proprietà privata, divisò di rac-
cogliere lo più esalte informazioni statistiche sulle persone a-
dette alla risicoltura e su i varii paesi in cui la medesima si
trova in uso. Colla scorta di questi dati proponeasi d' apprez-
zare la maggiore o minore influenza che l'anzidetta coltivazione
può esercitare sulla costituzione fisica e sulla salute dei comuni
prossimi alle risaie, e dei contadini impiegati nella coltura delle
medesimi, di conoscere il regime di vita e lo stato delle abita
zioni in quelle località, come altresì le cautele che si usano du-
rante la coltivazione e raccolta del riso, onde, ponderate tutte
queste circostanze, porsi in grado di presentare ai Parlamento
un compiuto progetto di legge.
A tal fine quella Commissione cominciò ad inviare ad ogni
Comune, nel territorio del quale esisteva la risicoltura, una ta-
bella colle relative indicazioni nella quale doveansi inscrivere le
nascite e le morti dal 1838 a tutto il 1849. *
Compilò quindi la seguente serie di quesiti da proporsi in
parte ai Signori Intendenti ed ai Sanitarii ed in parte ai signori
Medici e Chirurghi condotti od altrimenti stabiliti ne' diversi
comuni risicoli. Quindi chiedevasi ai primi, mediante cir-
r 106 —
colare del Ministro dell' Interno dal 25 settembre 1850.
1° Qual fosse il numero degli ettari di terreno stati esclusi-
vamente coltivati a riso dal 1835 a tutto il 1849, quale quello
degli ettari nei quali la stessa coltivazione s' avvicendò colle
altre colture; e quale infine l'annuo prodotto di ogni ettara?
2° Qual numero di Medici e di Chirurghi si trovasse in pro-
porzione della estensione del territorio d'ogni Comune, e
se corrispondesse ai bisogni della popolazione?
3. Quale fosse la differenza almeno approssimativa in difetto
di più precisi dati, tra il punto più alto e il più basso del ter-
ritorio d'ogni Comune; quale la differenza fra il livello dell'a-
bitato e quello dei terreni coltivati a riso; e quale infine tra il
livello degli abitati e quello delle risaie poste in territorii di
vicini comuni, quando questi non oltrepassassero la distanza di
cinquecento metri dagli stessi abitati?
4° Qual fosse la distanza delle risaie dai quattro punti car-
dinali dei Comuni e delle Borgate, esclusi però i cascinali?
5° Se nel territorio delle provincie si trovassero terreni pa-
ludosi, ed in caso affermativo, quale fosse la loro estensione e
la loro distanza dagli abitati, come altresì in quale proporzione
si trovasse il livello di simili paludi con quello degli abitati?
6° Quale fosse il numero delle piste in ciaschedun Comune
e quale il prodotto medio annuale d'ogni pista , quale inoltre
il numero dei trebbiatoi?
7° Se l'aumento della coltivazione a riso avesse o non sce-
mato il numero de'proprietarii e consolidato le terre in minor
numero di persone, e se poteasi dire che siffatto aumento o-
perasse l'effetto di diminuire il numero dei possidenti?
8° Se si^oltivassero nel territorio de'Comuni compresi nelle
Provincie prati a marcita?
9° Quale fosse sovra i terreni adiacenti, e sovra la salubrità
dell'aria l'effetto di simile coltura relativamente a quello dei
prati ordinarii irrigui?
— 107 —
I quesiti poi che facevansi ai medici e chirurghi erano i se-
guenti :
l°Di determinare l'estensione della condotta medica o chi-
rurgica tanto riguardo alla popolazione, quanto al quantitativo
territoriale.
2° Di dichiarare se il numero delle farmacie si trovasse in
proporzione della popolazione compresa nella condotta, e come
fossero le medesime provviste.
3° Quale fosse la quantità approssimativa del territorio della
condotta coltivata a riso.
4° Di qual specie fossero le malattie dominanti nella stagione
della coltura del riso e del suo raccolto, comparativamente alle
dominanti nelle altre stagioni dell'anno, e dalle dominanti nelle
parti del medesimo territorio coltivate a secco.
5° Quali cautele e quali mezzi igienici converrebbe adottare
per rimuovere o quanto meno scemare le malattie che special-
mente affliggono la popolazione addetta alla risicoltura?
6° In quali condizioni igieniche si trovassero le case abitate
dai contadini che attendono a simile coltura, se alloggiavano al
piano terreno, ovvero nei superiori della stesse case, e sei piani
terreni erano lastricati.
7° Quale fosse la natura delle acque potabili, e quale l' in-
fluenza che queste potevano esercitare sulla pubblica igiene.
Dalla cura impiegata nel richiedere tante minute indagini ben
si deprendeva che la questione voleasi questa volta conside-
rare sotto il vero aspetto, e sembrava esser ferma intenzione
del governo di voler addentrarsi bene ne' bisogni cui devesi
radicalmente riparare, e di procedere nelle riforme, proponen-
dosi con esse non solo il miglioramento della risicoltura, ma
ben anche quello dello stato dei coloni, dei proprietarii e
della salute pubblica. Ed infatti coi punti che si sono di sopra
veduti si propongono a risolvere i problemi più vitali risguar-
— 108 —
danti tal genere di coltura, e le persone incaricate di procu-
rarne la soluzione sono veramente quelle che sole potevano
essere in grado di giustamente e con scienza soddisfare 'all'a-
spettazione; ed in vero non altri meglio che i medici ed i
chirurghi condotti e posti in luoghi risati possono con cogni-
zione di causa rispondere sul proposito della salute di tali
coloni e non altri che i consigli sanitari provinciali locali e gli
intendenti sono in grado di meglio conoscere lo stato della
provincia alle loro cure affidata, i di lei bisogni ed i provve-
dimenti che possono tendere a migliorarne la condizione. In
tale stato di cose era naturale l'aspettazione d'un compiuto
regolamento organico in proposito, quale appunto veniva pro-
messo e come parea doversi aspettare non lontano, se si po-
neva mente a que' lavori della Commissione. Sventuratamente
però pare che un tale regolamento non corrisponderà alla pub-
blica aspettazione ove vogliasi trarre argomento dal progetto
di legge presentato al ministro dell'interno dalla suddetta Com-
missione il quale, riprodurremo in fine di questo capitolo, dai
decreti e dalle circolari che in proposito vennero in pendenza
della legge generale organica emanate; che anzi tutto ciò ci fa
temere che da quel regolamento invano s'attenderebbero i
vantaggi' che gli attuali tempi richiedono. E dififatti quei de-
creti e quelle circolari danno sufficientemente col loro tenore
a divedere che non saranno abbandonati nel nuovo piano or-
ganico, quegli stessi principii che informarono le passate leggi
che per nulla si terrà conto del libero esercizio del diritto di
proprietà; e che si persisterà nel sistema della preventiva proi-
bizione. E siamo indotti pure a credere che forse ben poco si
occuperà di quelli indispensabili provvedimenti che tanto sono
reclamati per emancipare il colono dai mali, dai quali fu fin
ora aggravato. Ed invero i decreti del 27 e 31 marzo 1851 par-
lano ancora di luoghi in cui debbono esser tolte e convertite
— 109 —
in altro genere di coltura le risaie state introdotte senza il
permesso governativo, richiamano l'osservanza di leggi passate
risgnardanti le distanze entro le quali debbano essere tenute
le risaie dalle città; comuni ed abitati, ed accennano a quali
regole debbano attenersi le magistrature nel giudicare sui re-
clami o sulle domande di permissione in fatto di risaie. Ma in
essi si cerca invano una parola che accenni a quei vantaggi che
si potevano ragionevolmente sperare sia rispetto al migliora-
mento risicolo, sia rispetto alla salute ed al benessere del ri-
sicolono. Ed a confermarsi viemaggiormenie nella persuasione
che in siffatto regolamento abbiano ad apparire gli antichi er-
rori e diffetti concorre più che tutto il disposto dalle circolari
1f> gennaio 185o e 28 ottobre 1854, diramate dal ministero
dell'interno. Nella prima di esse, nel mentre che si ordina-
vano all'intendente generale di Novara alcune operazioni ne-
cessane per la compilazione del progetto del regolamento in
discorso, gli si Iacea conoscere che in tale progetto erasi già
ritenuto all'art. 4. « che la risicoltura non sarebbe permessa
« che nelle Provincie, e nei territorii nominativamente coni-
li presi nella tabella che dovea andare unita alla legge mede™
« sima.» Nella seconda poi si dichiara che all'oggetto d'anti-
venire nel prossimo venturo anno e successivi la rinnovazione
degli abusi invalsi per t'addietro in non poche località dello
Stalo, dicoltivare, contro il disposto della legge 47 marzo 4851,
risaie che non devono assolutamente essere tollerate, trovavasi
il governo nella necessità d'addivenire per tali fatti di grave
pregiudizio alla pubblica igiene ad energiche e rigorose mi»
sure di repressione contro i contravventori della legge stessa.
Che perciò il ministero si rivolgeva ai signori Intendenti gene-
rali delle varie divisioni dello Stato, in cui tali inconvenienti
già erano successi negli scorsi anni, o si dubitava fossero per
succedere in avvenire, onde rammentare loro l'obbligo parti-
_. 440 —
colare che a termini della detta legge art. 9, incumbeva ai sin-
goli uffizi della generale intendenza di curare diligentemente
la pronta distruzione delle risaie stesse, dalle quali potessero
emergere gravissime conseguenze; e che era ferma intenzione
del governo « di mantenere anche con qualche esemplarità,
« occorrendo, la piena osservanza della legge stessa».
Ora vorrei che si ponesse mente che queste ultime disposi-
zioni partivano da una autorità che già conosceva nel suo com-
plesso il progetto del promesso piano organico e che per la sua
natura era chiamata a proporlo alla sanzione dei poteri dello
Stato. Quindi non senza fondamento da me accennavasi il ti-
more che nella futura legge venissero introdotti i medesimi
falsi principii che viziarono le antecedenti legislazioni. Siccome
però un tal progetto non fu ancora discusso, e siccome vi ha
speranza che i membri delle Camere legislative quando ben co-
noscano l'argomento, siano per opporsi agli antichi abusi, ed
a sancire un regolamento che non corrisponda alle attuali e-
sigenze sociali; così io mi conforto nella mia intrapresa, e non
dispero di riuscire a bene, facendo conoscere quello che credo
essenzialmente opportuno per una sana riforma, la quale san-
zionando il libero esercizio della proprietà anche per la risi-
coltura, non vi ponga altri limiti che quelli soli che siano
necessariamente richiesti dalla salute pubblica. Né ciò solo, ma
vorrei pure che le mie osservazioni giungessero a far sparire
il pregiudizio che fece fin ora ritenere i danni che si riscon-
trano ne' luoghi di risaie siccome tutti da queste dipendenti,
quando invece la maggior parte riconoscono altre cause estra-
nee e da quelle indipendenti, le quali si tenterebbe invano
d'estirpare colla proibizione delle risaie, seppure con questa
non si giungesse a produrne l'aumento.
In tal modo solamente potrebbesi formare un regolamento
che tutti comprendesse i precetti che assicurassero per l'avve-
— 111 —
nire la risicoltura da ulteriori molestie ed ostacoli, combinan-
done il suo prosperamento coll'interesse pubblico. Ed io mi
lusingo forse non indarno che le massime che ho enunciate,
siano per ricevere il loro pratico riscontro anche per ciò che
furono desse riconosciute e proclamate dai giureconsulti e da
persone che di tal argomento si occuparono nei consigli pro-
vinciali. Ed infatti l'avvocato Carlo Gorini presentava un pro-
getto di regolamento per la coltivazione delle risaie e dei prati
a marcita al consiglio provinciale della Lomellina il 2 settembre
1850. E non solamente fu adottato ad unanimità, ma con tale
piena soddisfazione di tutti gli intervenuti, che lo stesso con-
siglio ne deliberò la stampa per la distribuzione al Parlamento
ed ai Sindaci dei comuni della provincia in seduta del 4 stesso
mese. Veniva poscia questo progetto di regolamento pure ap-
provato dal consiglio divisionale con verbale del 43 successivo
ottobre. In esso l'avvocato Gorino si sforza di mettere in evi-
denza la giustizia dei sovr'esposti principii a riguardo delia
coltivazione che ci occupa. Quindi è che dopo aver indicato le
leggi passate, e principalmente l'editto 26 febbraio 4728 del
re Vittorio Amedeo per aver queste sempre servito come ser-
vono tuttora di base ai varii regolamenti in proposito pubbli-
cati, addimostrò con valide ragioni come le disposizioni in quel-
l'editto contenute siano ingiuste ed emanate dietro mal fondate
denuncie e sopra false informazioni; conchiudendo esservi la
necessità d'addivenire anche per le risaie al riconoscimento
del principio di dover la privata proprietà lasciar libera nel
suo esercizio. Per far poscia ricredere coloro che sono dell'av-
viso che la risicoltura è per sé stessa molto infesta e micidiale
comprovò col fatto che nella Lomellina quanto più si aumenta-
rono le risaie, tanto più si aumentò la popolazione. Viene quindi
ad esporre in conferma di questa asserzione come allorquando
dalle R. Patenti 44 dicembre 4848 furono classificate le prò-
— 112 ~~
vincie delio stato, la popolazione della Lomellina si riconobbe
ascendere a 401,333 individui, e che in oggi ricorrendo all'ul-
timo censimento si vede che ascende al numero di 139,872.
Risulta perciò che nel corso di 31 anni la popolazione di questa
provincia, sarebbe aumentata di 38,539 individui, aumento
certamente notevole e superiore a quello di molti altri paesi
ove non esistono risaie. Fece inoltre osservare non potersi da
alcuno negare che questa provincia, nella quale si coltivano e
sono aumentate le risaie, presenta una popolazione in massima
parte ben formata, sana e robusta, somministrando al governo
vigorosi militi, le cui riforme per infermità e deformità d'or-
dinario sono minori in confronto di quelle, che si pronunciano
nelle altre provincie nelle quali non havvi risicoltura.
Né passerò sotto silenzio che una simile dottrina è pure pro-
pugnata in una memoria del sig. Dottore Alessandro Facbi-
notti di Nicorvo sulle risaie, inserita nel Giornale dell' Asso-
dazione Agraria defili Slati Sardi dell'anno VI, nel numero 6,
serie 2a del giugno 1855. Premetesi in essa come la risicol-
tura, sebbene si trovi in questi Stali soltanto nelle tre Provin-
cie della Lomellina, del Vercellese e del Novarese, omettendo
le provincie di Gasale e Biella per la lenuissima quantità di ter-
reno coltivato a riso, pure somministra un prodotto sì copioso
e sano d'alimentare con tal genere tutto lo Stato , fornendone
inoltre gran parte pel commercio estero. Aggiungesi inoltre che
con tal genere di coltura si viene a togliere la sterilità a moltis-
simi terreni, i quali per la loro bassa giacitura a nessun altra
coltivazione si presterebbero, procurandosi in pari tempo il
doppio di lavoro lucroso al proletario in confronto d'altre col-
tivazioni. Premesse queste nozioni, l'autore si meraviglia come
ciò non ostante sia dessa stata soggetta a gravi questioni me-
dico-legali, e quasi costantemente osteggiata ed inceppata da»
Governi, invece d'esserne favorita e promossa sempre più la dif-
fusione.
— 113 —
Però sul conto delle opinioni manifestate nella suddetta me-
moria è bene che io dichiari che mentre fo plauso air au-
tore e per la molla sua erudizione e per l'intento che si vede
essersi prefisso,, che è quello appuntò di emancipare "da ogni
restrizione la risicoltura, debbo in pari tempo ricusare pei mo-
tivi che ho già in questo mio lavoro esposto, di sottoscrivermi
all'opinione che esclude totalmente l'esistenza del miasma pa-
lustre, dichiarandolo un ente immaginario.
Non tralascierò per altro di notare che nella suddetta memo-
ria per ribattere vittoriosamente l'asserzione che qualche De-
putato al Parlamento emetteva riguardo ai paesi risicoli coll'at-
tribuirloro o nessun movimento nelle popolazioni, od un mo-
vimento retrogrado, si danno alcuni cenni statistici, pei quali
viene provato che nella divisione di Novara la popolazione, la
qualenel 181!) eradi li 4,360, nell 847 toccò la cifra di 178, 069,
dando cosi nello spazio di trentotto anni l'aumento di Oo, 708
individui; che nella Lomeìlina vi erano nel 1819 101,833 abi-
tanti, e nel 1847 139,649, cioè 38,316 di più; che finalmente
nella provincia di Vercelli si contavano nella prima epoca ani-
me 90,138, e nell'ultima 121,806, cioè , 31,668 d'aumento.
Né mi si obbietti che la cifra dei morti e della popolazione
non è sufficiente per dar lume sulle questioni sanitarie delle
risaie, dovendosi calcolare che Ira la perfetta salute e la morte
vi è lo stato morboso acuto e lento; perocché in proposito ag-
giungerò a quanto già riferi il signor Avvocato Corini intorno
alle popolazioni della Lomeìlina, le osservazioni fatte anche dal-
l'ottimo ex-Intendente Cavaliere Avvocato Giuseppe Ricca di
Novara, in un suo particolare scritto sull'attività fìsica e morale
degli abitanti di quest'ultima provincia. « I duemila inscritti
« della provincia di Novara, scriveva egli, rappresentano la con-
« dizione sanitaria della sua popolazione. Essi sono giovani
« molto robusti e prosperi di salute, ed alle armi scelte ven-
RPSOZZI
^114 —
(( gono in gran numero assegnati giovani che appartengono a
« Comuni ove si coltiva il riso. Se fossero così fatali le malattie
« dei paesi risati, generalmente parlando, come taluni suppon-
« gono, e tali da dare una quantità d'abitanti, che salutano la
« luce del giorno già portando rinchiusi nei loro visceri e li-
ce mori il germe d'una mal ferma salute, e che a quasi nessuno
« dei coloni risicoli fosse dato d'involarsi alle conseguenze del
« pestilenziale influsso, e se infine il prezioso raccolto si otte-
« nesse collo scempio della salute e della vita di tanti disgraziati,
<( i paesi risicoli non potrebbero certamente fornire giovani
« pari ed anche meglio atti al servizio militare di quelli nati e
« cresciuti in paesi rinomati per aria salubre, né potrebbero a •
«vere ogni anno minor numero d'inscritti riformati, e le sta-
« tistiche darebbero un maggior numero di mortalità che nelle
« altre provincie dello Slato. Chi visitasse quei paesi si con-
ce vincerebbe più non esistere le circostanze che un tempo ren-
devano insalubre l'aria, e se per poco spingesse le sue
« indagini si farebbe persuaso che i vantaggi provenienti al con-
« trario pel ricco prodotto del riso influiscono assai più allapro-
« sperila fisica, di quello possa influire in senso contrario fumi-
« dita ed il miasma delle risaie. »
A queste osservazioni mi sia lecito aggiungere ad onore d'una
gran parie de' proprietari delle terre risicole di questa pro-
vincia, che appunto le cattive influenze della mal'aria e delle im-
probe fatiche che la natura della coltivazione dei risi esige, ven-
gono tolte od almeno sommamente scemate dal buon volere della
massima parte di essi. Indotti dal principio umanitario e dal
medesimo loro interesse diedero opera già da qualche tempo a
migliorare l'agricoltura e le abitazioni dei loro coloni, e a dare
agli stessi un trattamento tale che valse a fornirli di quanto
fosse di bisogno a sopperire alle loro necessità e forse anche ai
loro commodi.
— 445 —
E (Matti un attento osservatore avrà notato che se pure nelle
regioni risicole del Novarese vi hanno degli accattoni, presso-
ché nessuno appartiene stabilmente alle medesime. Quasi tutti
questi infelici sono provenienti da altre parti dello Stato ,
massime da quelle montuose, ove se buona hanno l'aria, scarso
hanno il ricolto, sicché obbligati sono in gran numero ad emi-
grare cercando il vitto in queste basse ed umide regioni. E questa
circostanza contribuisce sèmpre più a provare che gli inconve-
nienti de' siti risicoli possono essere in parte menomati, ed in
parte anche tolti quando veramente si dia mano a quelli espe-
dienti opportuni di cui già favellammo, e che più sotto riassu-
meremo.
APPENDICE
Ho creduto opportuno di qui prescrivere it progetto di legge sulle risaie
e sui prati a marcita, stato adottato dalla Commissione speciale già men-
tovata e presentato al Ministero dell'Interno il 28 Novembre 1855, affin-
chè i lettori possano meglio giudicare il complesso dei provvedimenti pro-
posti.
Art. 4. La coltura del riso è soltanto permessa nelle Pro-
vincie di Biella, Gasale, Lomellina, Novara, Tortona, Vercelli e
Voghera.
Art. 2. In queste stesse provincie tale coltura rimarrà limi-
tata ai terreni stati coltivati a riso prima dell'anno 1 850, e che
verranno designati in apposite tabelle da pubblicarsi per cura
del governo del Re, nei singoli Comuni risicoli.
Non potrà inoltre essere praticata fuorché alla disianza
A di metri 50 da ogni luogo abitato da 1 a 100 persone
» » 101 a 200 »
» » 201 a 500 »
» »• 501 a 2000 »
» » 2001 a 4000 i
» » 4001 a 8000 »
» da oltre alle 8000 »
II
»
100
€
»
200
lì
»
800
F
»
1200
F
»
2400
a
»
3600
— 118 —
Art. 3. La misura delle distanze sovra stabilite dovrà essere
presa in linea retta dalla periferia esterna delle città, da bor-
ghi e casali a partire dall'ultima casa che si troverà far parte
delle abitazioni aggregate nella direzione delle località coltivate
a riso.
Quanto ai tenimenti, ai poderi ed alle cascine, simile misura
verrà presa dalle mura esterne delle case d'abitazione.
Art. 4. A spese dei singoli Comuni risicoli, ed a diligenza
dei sindaci locali, si faranno piantare e mantenere nel modo e
nei luoghi che saranno stabiliti dal regolamento di cui è cenno
all'art. 26 della presente legge, pietre terminali indicative delle
distanze degli abitati entro cui è vietata la coltivazione del riso
Sono eccettuati da tale disposizione i luoghi designati alla
lettera A e'B dell'art. %
Art. 5. La linea di confine assegnata alla risicoltura in con-
formità del disposto dagli articoli precedenti sarà invariabile
pel periodo d'anni 25.
Potranno tuttavia vincolarsi a maggiori cautele, ovvero sop-
primersi in tutto od in parte quelle risaie, dalie quali non
ostante le distanze sovra stabilite, per ragione della natura b
della situazione dei terreni in cui trovansi coltivate, trapelino
le acque negli abitati, od avvengano altri simili fatti a danno
della pubblica salute.
In tali casi le parti interessate potranno volgere i loro ri-
clami, che dovranno essere presentati per iscritto al sindaco
locale, il quale dovrà pure procedere d'ufficio a norma del di-
sposto dalla presente legge, semprechè ne abbia l'incarico dal
Consiglio comunale o dal Consiglio delegato.
Art. 6. Nei cinque giorni successivi al reclamo ed all'incarico
avuto in conformità del precedente articolo il sindaco dovrà
darne comunicazione per iscritto o per mezzo d'usciere o ser-
viente nel modo praticato per le citazioni ai possessori delle ri-
~ M9 —
saie, od ai loro rappresentanti, i quali avendo opposizioni a
muovere dovranno presentarle pure in iscritto non più tardi
di 15 giorni dalla comunicazione come sovra ricevuta.
Trascorso tal termine senza che siangli pervenute opposi-
zioni, il sindaco trasmetterà gli atti della pratica all'Intendente
generale della divisione amministrativa. Ove invece siangli state
presentate opposizioni, egli dovrà fra dieci giorni successivi ai
15 suddetti sottoporle al Consiglio comunale se trovasi riunito,
ovvero al Consiglio delegato per le sue motivale deliberazioni
in merito delle medesime, inviandole quindi immediatamente
in un cogli atti della pratica allo stesso Intendente generale.
Art. 7. Nel periodo di dieci giorni dalla ricevuta pratica l'In-
tendente generale emetterà il suo decreto in Consiglio d'Inten-
za, dichiarando che debba avere, ove d'uopo, effetto, non o-
stante ricorso in appello.
In caso però di dissensi fra il Consiglio comunale o delegato
e le parti interessate l'Intendente farà procedere ad un'inchie-
sta per mezzo di perito. nominato d'accordo dalle parti, od in
difetto eletto d'ufficio con facoltà alle slesse parti interessate di
assistere all'inchiesta e di presentare le loro osservazioni.
Nei dieci giorni successivi all'effettuatasi inchiesta pronun-
cerà quindi il suo giudizio in consiglio d'Intendenza come so-
vra emettendo il relativo suo decreto.
Art. 8. Il ricorso in via d'appello dovrà essere inno'trato al
Ministero dell'Interno nel periodo di venti giorni dopo la noti-
ficazione del decreto dell'Intendenza generale a domicilio delle
parti interessate e dei loro rappresentanti nella divisione am-
ministrativa.
Il ministero dell'interno, previa ove d'uopo una nuova in-
chiesta, provvederà definitivamente, sentito il parere del Con-
siglio superiore di sanità.
Art. 9. I possessori di risaie laterali alle strade che non
— 120 -r
sieno semplicemente private, ed il cui suolo non si trovi elevato
almeno di 50 centimetri sopra gli attigui terreni, dovranno for-
mar e mantenere un controfosso di capacità sufficiente onde
raccogliere gli scoli e le scaturagini provenienti dalle risaie.
Simile controfosso dovrà essere formato alla distanza non
minore di due metri dal fosso della pubblica strada, all'oggetto
di poter deporre nell'intermedio terreno le materie degli an-
nuali vicendevoli espurghi.
Art. 10. Ove abbiasi ad intersecare le strade per la condotta
delle acque destinate all'irrigazione delle risaie, il proprietario
dell'acqua, salvo e disgiunto ogni suo diritto di regresso verso
l'utente in virtù di particolari convenzioni, sarà in obbligo di
far costrurre e mantenere a sue spese gli acquedotti ed i ponti
occorrenti.
Art. 41. I canali ed i fossi di qualunque natura destinati alla
condotta delle acque, siano di spettanza de'privati o dello Stato,
dovranno essere mondi dalle erbe e spurgati in guisa da lasciar
sempre libero il corso tanto alle acque d'irrigazione quanto a
quelle di scolo.
Art. 1°2. Indipendentemente dall'obbligo di cui al precedente
articolo i canali dispensatoli, quelli di derivazione e discarico
delle acque proprie del patrimonio dello Stato, come pure ogni
altro canale o fosso di proprietà privata ; dovranno essere
spurgati almeno una volta all'anno nel mese di marzo e di
aprile.
Art. 13. È proibito di coltivare a riso lo stesso terreno per
un periodo di oltre sei anni.
Tale coltura non potrà essere ripresa, se non dopo trascorso
il periodo di due anni di coltura asciutta, ove quella a riso
abbia avuto luogo per quattro anni continui, e se fosse stata
proseguita oltre i quattro anni, non potrà rinnovarsi se non
dopo la vicenda d'un triennio «
— 124 —
Art. 14. Sono eccettuali dalla proibizione di cui al prece-
dente articolo quei terreni che per la loro speciale natura e
situazione non possono ridursi a coltura asciutta.
Onde goder di cosifatta eccezione i proprietari od i posses-
sori di simili terreni dovranno ricorrere all'Intendente generale
della divisione amministrativa nel termine d'un mese dalla pro-
mulgazione della presente legge.
L'Intendente generale, sentito il voto del Consiglio comunale
e previi gli incombenti previsti dall'art. 7, quando vi sia dis-
senso per parte dello stesso Consiglio, statuirà con suo decreto
in conformità del disposto dal medesimo articolo, trascorso
quindi il termine di cui all'art. 8, ovvero dopo il provvedi-
mento che fosse per emanare dal Ministero dell'interno a
norma del prescritto dallo stesso articolo, farà descrivere in
apposite tabelle i terreni dichiarati eccettuati dall'osservanza
dell'obbligo della vicenda.
Queste tabelle si conserveranno nella segreteria dell'Inten-
denza generale e per copia autentica negli archivi de' singoli
Comuni, ne' territorii de' quali saranno per trovarsi P terreni
come sovra eccettuati.
Art. 15. Le camere d'abitazione a pian terreno ne' luoghi
indicati dalle lettere A. B. C. dell'art. °2 quando non siano so-
pra vòlti di cantina, dovranno avere il pavimento non meno
elevato di venti centimetri da ogni lato del suolo esteriore, e
coperto di cajeestruzzo o d'ammattonato, dovranno avere inol-
tre la finestra o le finestre con una luce in complesso di tre
quarti almeno di metro quadrato per ogni dieci metri quadrati
di superficie d'ogni camera, ed essere munite di telai, con
impannate da. potersi chiudere ed aprire liberamente.
Art. 16. Il suolo avanti le case abitate dovrà essere selciato
con ciottoli, o con mattoni per la larghezza di due metri dal
muro esterno delle medesime. Nell'interno de' cortili dovranno
— m —
parimenti essere selciati i passaggi che conducono alle case
abitate,
Art. 17. I pozzi delle acque potabili saranno scavati a taf
profondità che vi si abbiano zampilli verticali, o quanto meno
che l'acqua che vi si raccoglie sia di sorgente.
Le pareti de' medesimi dovranno essere investite d'ammat-
tonato con calce o d'altro simile riparo riconosciuto atto ad
impedire il trapelamene delle acque d'irrigazione.
Indipendentemente da tali opere potranno ancora essere
prescritti dall'Intendente generale della divisione amministra-
tiva, sentito il parere del Consiglio sanitario della rispettiva
provincia, quegli altri mezzi che all'anzidetto scopo fossero
per riconoscersi necessarii.
Ogni aggregato di popolazione, ed ogni cascina isolata dovrà
avere un pozzo almeno d'acqua potabile, formando secondo le
regole sovra stabilite.
Art. 18. È proibito di deporre il letame a distanza minore
di quattro metri dalle case abitate e dai pozzi delle acque po-
tabili.
I letamai dovranno essere formati fuori de' cortili, ovvero
preparati in fosse coperte, o quanto meno riparati dalla piog-
gia e dai raggi del sole mediante apposite tettoie; in caso di-
verso il letame dovrà essere f trasportato in ogni settimana
fuori degli abitati.
Art. 19. I lavori prescritti dai precedenti articoli relativa-
mente allo spurgo de' canali e fossi, ed all'apertura de' contra-
fossi dovranno eseguirsi fra un anno dalla pubblicazione della
presente legge; tutte le altre opere , meno quelle podestative
di cui all'art. 18, nel periodo di due successivi anni.
Art. 20. Trascorsi i suddetti due anni, gli Intendenti gene-
rali faranno procedere ad una visita locale onde riconoscere
se tutte le misure come sovra prescritte siano state eseguite
— 423 —
a dovere, e trasmetteranno quindi, ove ne sia il caso, l'elenco
de' contravventori al giudice d'istruzione presso il tribunale
nel circondario del quale si troveranno i luoghi in cui saranno
commesse le contravvenzioni per l'immediato relativo proce-
dimento.
Art. 21. Il Ministro dell'interno farà in seguito procedere
ogni anno per mezzo d'Ispettori straordinarii alla visita delle
località in cui si coltiva a riso.
1 rapporti degli stessi Ispettori verranno fatti di pubblica ra-
gione.
Art. 22. Le contravvenzioni agli articoli 1 e °2 saranno pu-
nite colla distruzione immediata delle risaie abusive, colla pena
pecuniaria da lire 10 a lire 50 per ogni ettara di terreno col-
tivato a riso e cogli arresti in sussidio a termini dell'art. 72
del codice penale.
Qualora però le contravvenzioni fossero per essere accertate
dopo il mese di giugno, prima d'ordinare la distruzione del
raccolto pendente, l'autorità giudiziaria dovrà informare l'in-
tendente generale della divisione amministrativa, il quale potrà
prescrivere a seconda delie circostanze, che lo stesso raccolto
pendente debba essere conservato, mediante quelle norme che
in ogni singolo caso verranno stabilite dall'autorità superiore,
a favore delle opere di beneficenza locali, a cui spetterà di
farlo conseguentemente custodire e di provvedere alle ulteriori
relative spese.
Art. 23. Ogni altra contravvenzione sarà punita coll'ammen-
da di lire 5 a 50, e negli arresti in sussidio.
Art. 24. I contravventori saranno sempre obbligati ad ese-
guire le opere prescritte dalla presente legge ne' modi, e se-
condo i casi da essa stabiliti fra il termine che sarà per essere
loro prefisso, trascorso il quale si dovrà giudizialmente pro-
cedere d'ufficio a maggiori loro spese.
— 124 —
Queste come ogni altra di procedimento saranno fatte e ri»
cuperate al pari di tutte le spese di giustizia.
Art. 25. È fatta facoltà di coltivare prati a marcita in qual-
siasi provincia dello Stato purché si osservi non meno del terzo
delle relative distanze dai luoghi abitati stabilite all'art. 2 della
presente legge.
Sono parimenti applicabili a tale coltura le disposizioni pre-
scritte dai precedenti articoli 3, 5, 6, 7, 8, 9, 10, il, 19, 20,
21, 23 e 24.
Art. 2G. Sono abrogate tutte le leggi e lutti i regolamenti
anteriori sulla materia, come pure ogni particolare conces-
sione contraria al disposto della presente legge, alla cui ese-
cuzione dovrà provvedersi con ispeciale regolamento.
Il Relatore della Commissione
F. Wj. Monta £ ai ini
V° il Presidente della Commissione
F. G. MORIS.
QQQQjQQQQQQQQQQ9Q9QiQQ<
TITOLO Y.
PROPOSTA DI PROVVEDIMENTI DA ADOTTARSI PER DNA LEGGE
0 REGOLAMENTO SPECIALE SULLA RISICOLTURA
Dopo l'esposizione fatta dei diversi risultali ottenuti dall'os-
servazione e dagli studii praticatisi su quest'importante materia,
dopo aver passato in rassegna i diversi provvedimenti che si
emanarono a più riprese per regolare la coltivazione del riso
in modo da renderla meno nociva per la pubblica salute, egli
è tempo che per me si riassumano quelle misure che secondo i
principii già esposti precedentemente potrebbero a mio avviso
condurre allo scopo che devesi aver in mira nel compilare una
legge od un regolamento sulla risicoltura, l'interesse cioè di
questa copiosa sorgente di ricchezza nazionale con quello della
pubblica salute. Non è già che io intenda elaborare un compiuto
schema di legge, perocché sarebbe ciò completamente alieno
da' miei studii; ma è solo mio pensiero di riassumere in un
quadro le diverse disposizioni che potrebbero comprendersi in
quella legge o in quel regolamento per rispetto alla preserva-
zione della pubblica salute, e di quella dei coloni, omettendo
però di accennare a quei provvedimenti che riguardano la con-
servazione delle strade, ed agli altri relativi alle condotte me-
diche ed alle farmacie, perchè a ciò già provvedono leggi e
regolamenti particolari.
Stabilite così le basi sulle quali poggieranno le disposizioni
— 126 —
che potrebbero servire almeno in gran parte alla compilazione
della legge o regolamento di cui trattasi, le trascriverò 'qui
sotto aggiungendovi le principali ragioni che le motivarono.
L'esercizio della risicoltura sarà libero in tutte le provincie dello Stato
I soli limiti da porsi alla coltivazione delle risaie si restringeranno pri-
mieramente a que' luoghi che venissero dalla scienza e dalla pratica os-
servazione riconosciuti poter rendersi con questa coltura infesti sia in
causa della loro altimetria relativamente alle località aiutate, ed ai campi
di diversa coltivazione, o per la direzione e qualità de' venti che vi do-
minano, sia per la natura dei terreni e delle acque e scarsità delle me-
desime, o per qualsiasi altra ragione; in secondo luogo poi ai terreni si-
tuati in vicinanza della città, e grosse Borgate, non che de' Comuni più
popolati, ne' quali non potranno permettersi che osservate le distanze in-
frastabilite.
Questa prima disposizione è giustificata dai principi! già svi-
luppati sia riguardo alla libertà individuale sancita dallo Statuto,
che alla libertà commerciale ed industriale inaugurata in Pie-
monte e confermala dalle Leggi emanate dai Poteri dello Stato.
All'appoggio della medesima gioverà richiamare quanto ho già
antecedentemente dimostralo, che le restrizioni cioè da pre-
scriversi per la risicoltura debbono essere relative e non asso-
lute, e varie a seconda delle diverse località e delle loro spe-
ciali condizioni, e che anzi devesi favorire la regolare risicol-
tura in que' luoghi ove esistono naturalmente paludi ed acque
stagnanti, massime laddove vi hanno pianure vaste e ben ven-
tilate, poiché la coltura del riso facendo sparire que' ristagna-
menti d'acque, ne migliorerebbe d'assai le atmosferiche condi-
zioni.
«o
Per gli effetti della disposizione antecedente non si permetterà la col-
tivazione del riso ne' terreni dove la medesima potesse rendere più gravi
— 427-
le cattive condizioni igieniche locali, e particolarmente in quelli siti tra-
mezzo ed ai piedi di colli ove sia riconosciuto che, o per difetto di libera
ventilazione o per poca distanza dai colli medesimi, i vapori che ne ema-
nano, riescano più nocivi. Questa proibizione dovrà pure estendersi a
quelle seminagioni di riso che talora si praticano in tratti di terreni pa-
ludosi, i quali non vengono regolarmente preparali per tale coltivazione,
in modo che questa deve necessariamente riescire più nociva.
I motivi di siffatta disposizione non ledono il principio dinan-
zi stabilito della libera coltivazione del riso in tutte le provincie
ma ne regolano solamente l'esercizio. Si dovrà pur considerare
che per il piccolo vantaggio che per lo più suole ricavarsi da
queste parziali coltivazioni negli altipiani vicini ai colli tanto a
cagione del clima meno propizio, e della qualità fredda delle
acque d'irrigazione, quanto nelle piccole paludi per mancanza
d'un'accurata coltura, per la quale non venissero prima regolar-
mente prosciugate, e non fosse dato libero corso alle acque sta-
gnanti, non sarebbe giusto di permettere che ne venisse danno
alla salute degli abitanti de' luoghi vicini. Si aggiunga inoltre
che proibendosi l' irregolare coltura del riso nelle paludi si
penserebbe dai proprietari a prusciugaile ed utilizzarle diversa-
mente con sommo vantaggio dell'igiene pubblica,
3
Si dovrà proibire la coltivazione del riso nei terreni che sono posti ad
una distanza minore di metri tremila seicento dalle città, e grosse Bor-
gate, la popolazione delle quali ecceda settemila abitanti. Per gli altri
centri di minore popolazione, da settemila cioè fino ai quattromila abi-
tanti, la distanza da prescriversi sarà di metri tremila e trecento. Questa
distanza potrà essere minore e diversa per le singole località, la popo-
lazione delle quali sia al dissotto di quattromila abitanti, e verrà deter-
minata da apposite Commissioni, secondo le norme indicate nel titolo III,
in modo però che i confini stabiliti per la proibizione della risicoltura
non vengano ad intersecarsi ed approssimarsi talmente, da lasciar poco
o nulla di spazio libero alla coltivazione del riso. In quanto poi ai caseg-
giati o cascinali per la loro speciale destinazione situati a contatto im-
mediato delle risaie, e pei quali tornerebbe impossibile la prescrizione
— 128 —
d'una distanza di molte centinaia di. metri, ed indifferente rieseirebbe
quella di cinquanta piuttosto che di cento metri per impedire razione
del miasma paludoso che li circonda, le commissioni pel miglior essere
degli abitanti, ingiungeranno, secondo le diverse condizioni igieniche dei
luoghi, tutte quelle opere che giudicheranno atte a minorare i danni
della mofeta palustre, a norma di quanto trovasi esposto al suaccennato
titolo ITI, e più sotto al N. 8.
Lo stabilimento di diverse distanze per rispetto ai grandi e
piccoli centri di popolazione è appoggiato a che nei secondi è
ordinariamente minore il numero degli impiegati, dei nego-
zianti, degli artefici ed altri abitanti avventizii, numero che va
sempre diminuendo ne' Comuni poco popolati, ne' quali gli
abitanti sono pressoché tutti indigeni, o da lungo tempo colà
domiciliati, e perciò in condizione di poter meglio resistere
all' azione del miasma palustre e meno predisposti a risentirne
i malefìci effetti. Egli è pure da prendersi in considerazione
che in questi ultimi luoghi i danni che per avventura possono
derivare da questa coltivazione a quegli abitanti che per il mag-
gior numero sono proprietari o iittaiuoli delie risaie o che al-
trimenti sono avvantaggiati dalle medesime, sono in certo quale
modo in gran parte compensati dalle ricchezze del prodotto.
Oltre di che l'atmosfera di minori centri di popolazione è sempre
ordinariamente meno pregna d'altri principii nocivi provegnenti
sì dalle esalazioni degli abitanti che dalle emanazioni nocive de'
diversi opifici naturalmente meno numerosi, la cui addizione
può rendere più infensa Fazione dello stesso miasma palustre.
A riguardo poi della distanza maggiore di metri tre mila che si
vorrebbe prescritta per 1 più grossi centri di popolazione, la
ragione si è per lasciar libero spazio all' ingrandimento delle
città e borghi che ai giorni nostri si vede succedere tanto fre-
quentemente, non potendosi senza gravi inconvegnenti rinno-
vare dopo poco tempo le limitazioni.
429 —
4o
Allo scopo di stabilire le anzidette distanze dalla città, grosse Borgate
e Comuni, la misura dovrassi praticare partendo in linea retta dall'e-
sterno delle mura dei medesimi centri di popolazione, se murati, e se non
murati dalle muraglie esterne dell'ultima casa delle abitazioni aggregate
site nella direzione delle risaie, fino al punto ove si permette la risicol-
tura. Perchè poi si possano conoscere con certezza tali distanze, si do-
vranno a spese de' rispettivi Comuni ed a diligenza dei sindaci locali,
in concorso d'un Commissario Governativo, porre e mantenere de' segni
ossia termini di pietra, che comprendano le interposte distanze.
5°
Succedendo tanto nelle città, quanto nei grossi Borghi e Comuni am-
pliamenti che alterassero le preaccennate distanze, siccome quando queste
avessero a mantenersi anche dietro gli ampliamenti suddetti, riprenden-
done la misura dalle mura che si sarebbero di nuovo eretti, si verrebbe
con ciò a rendere impossibile l'esistenza di quelle risaie, che più non si
troverebbero alla prescritta distanza, e quindi si verrebbe ad arroccare
gravissimi danni a que' proprietari che avrebbero incontrate delle spese
anche ingenti per la riduzione del terreno a risaie; così per ovviare a
tali inconvenienti si prescriverà, che le distanze una volta stabilite do-
vranno essere durature inalterabilmente per vent'otto anni, nel qual pe-
riodo sarà permesso tanto di continuarci fabbricati nelle città e borghi
entro lo spazio della suddetta distanza, quanto di potere il proprietario
delle risaie conservare per un tal tempo l'esistente genere di coltura.
Spirato tal termine si procederà ad una nuova delimitazione colle nor-
me sovra stabilite.
Nella fissazione del termine suaccennato s'ebbe presente di
togliere qualunque pretesto di prescrizione non solo, ma di
precludere anche la via a doglianza dalla parte de'proprie ari
pei danni che ne deriverebbero dalla soppressione delle risaie;
poiché nello spa io di tempo loro lasciato avranno avuto campo
di ricavare un più che sufficiente frutto per le spese incontrate
nell'impianto delle risaie stesse. E per tal modo poi gli abitanti
che avranno costrutto delle case nelle surriferite posizioni, ve-
dranno in questa legge un limite posto ali otinuazione de' ma-
.SOZZI 9
— 430 —
lefici influssi delle risaie stesse. Egli è poi finalmente, ripeto,
in vista degli ampliamenti delle Città e Borgate che tuttodì si,
osservano, che credetti opportuno di proporre la distanza gene-
rale oltre ai tremila metri, mentre giusta quanto abbiamo detto
intorno all'ordinaria forza irradiatrice del miasma palustre, sa-
rebbe riconosciuta insufficiente quella di soli tremila o poco più,
6°
Ogni proprietario prima d'introdurre nuove risaie ne' suoi tenimenti
dovrà sempre farne regolare e circostanziala domanda all'Intendente
della provincia in cui esistono i terreni che vorrebbe ridurre a tale col-
tivazione, sottoponendosi all'uopo alle spese che potranno occorrere per
quelle visite sul luogo e prescrizioni, che l'Autorità suddetta crederà
d'ordinare, onde assicurarsi che queste nuove risaie possano essere con-
cesse senza pregiudizio della pubblica salute.
*o
L'intendente della Provincia assunte le informazioni che crederà op-
portune e previa, nel caso di bisogno, opera di perito per riconoscere se
i terreni che si vogliono coltivare a riso trovansi o non siti in località
proibite a senso delle disposizioni inserite ai N. 2, 3 e 4 emetterà il suo
decreto ragionato con indicazione delle condizioni da osservarsi dal pro-
prietario sotto pena di decadenza.
8°
Si dovranno prescrivere tutti i provvedimenti necessari per regolare
la risicoltura in modo da renderla per quanto è possibile meno nociva,
ed indicarsi i mezzi più valevoli per assicurare l'esatta osservanza di
quei provvedimenti.
Così, rispetto al modo di coltura, dovranno darsi norme per la co-
struzione delle aiuole, la livellazione e giusta pendenza delle medesime,
sicché lascino scorrere il più che sia possibile le acque, e non abbiano
queste a formare in alcuna parte ne ristagnamenti né paludi, fluendo
invece negli appositi canali e fossi, de' quali si dovrà curare la propor-
zione fra le bocche d'afflusso e quelle di scarico; tenendoli inoltre ben
purgati, col fare sì che all'epoca degli asciugamenti le acque prontamente
trovino il loro sfogo lasciando il terreno asciutto nel più breve tempo
possibile»
— 131 —
a. Ordinare che tutti i canali e fossi tanto di proprietà dello Stato, quanto
di spettanza de' Privati, vengano in tempo opportuno sollecitamente ed
accuratamente prosciugati ed espurgati, in modo che abbiano a lasciar
libero il corso sì alle acque d'irrigazione che a quelle di scolo.
b. Provvedere perchè non si lascino sulle aiuole e sugli argini durante
il tempo della mondatura del riso le erbe estirpate, le quali fornirebbero
così abbondanti materie alla putrefazione.
e. Fare eseguire la fognatura o drenaggio in quei terreni che sono
soggetti a seaturiggini d'acqua, la quale per difetto d'impermeabilità del
suolo si sparge sulla superficie del terreno, e vi si rende stagnante.
d. Obbligare i proprietari e linaiuoli di provvedersi d'un trebbiatoio mec-
canico pel quale risparmiandosi al colono lunghi e faticosi lavori, mas-
sime di sera e di notte tempo a cielo scoperto, viene desso preservato
da molte gravi malattie che l'esperienza provò essere unicamente dipen-
denti da tali laboriose occupazioni esercitate sotto l'influsso dell'atmo-
sfera freddo-umida della notte.
e. Raccomandare agli stessi proprietarii, perchè, ove sia possibile, si
alterni la coltura del riso con quella così detta asciutta, la quale mentre
riescirebbe vantaggiosa agli interessi del colono, produrrebbe altresì be-
nefici effetti pel miglioramento dell'atmosfera.
Tutte queste disposizioni sono una conseguenza del princi-
pio sovra stabilito di dover l'interesse privato sottostare alla
necessità della preservazione della pubblica salute per quanto
sia possibile. Riguardo poi alla coltivazione alternativa, o a vi-
cenda, farò osservare che questa non potrebbesi ordinare in
modo assoluto, mentre per moltissime località tanto dell'Agro
Novarese e Vercellese, quanto delle vallate del Po e del Ticino
tale avvicendamento non si potrebbe ovunque eseguire per la
qualità e quantità de'vincoli, ai quali come mi venne assicurato,
sono soggette le acque inservienti all'irrigazione, senza, alte-
rare, disturbare e rovinare l'andamento agrario eziandio dei
terzi, e dar causa ad innumerevoli liti. Per molti altri luoghi
poi sarebbe impossibile per la speciale natura del terreno, e
per la situazione depressa, mentre la soppressione delle risaie
ivi darebbe necessariamente luogo alla formazione di paludi,
non potendosi esercitare la coltivazione asciutta. Ad ogni modo
però giova d'aver presente che la coltura a vicenda viene di
— 132 —
buon animo praticata da tutti i buoni agricoltori ove le circo-
stanze ne siano favorevoli, e che questo genere di coltivazione
va sempre più estendendosi per opera anche dei meno intel-
ligenti, perchè tutti ne osservano i copiosi vantaggi, e che
prenderebbe maggior estensione ancora quando i contratti di
locazione non fossero relativamente piuttosto brevi, ed a prezzi
elevati come lo sono in moltissimi luoghi.
90
Accennarsi le basi di un Regolamento edilizio tendente a far sparire
tutte le abitazioni insalubri, sia mediante le debite riparazioni di quelle
che ne sono ancora suscettibili sia mediante la nuova costruzione di
quelle altre che fossero riconosciute inservibili.
A tal uopo sarebbe opportuno di prescrivere.
a. Che le case da edificarsi siano esposte in modo da poter ricevere
una sufficiente ventilazione, e siano capaci per alloggiare comodamente
irisicoloni stabiliti e gli avventizi, e quanto basti sane, importando perciò
che le sieno spaziose, ammatonate, 0 coperte di calcestruzzo al piano
terreno, il quale se non si trova sopra vòlti di cantina deve essere elevato
non meno di venti centimetri dal suolo, sicché l'umido non trapeli dal-
l'esterno, che i tetti siano ben coperti da tegole e di soffitti costrutti d'assi
0 di vòlti in muratura nella parte superiore; che le imposte delle porte
e finestre siano addattate ad impedire l'accesso all'umidità esterna. Ove
si tratti di cascinali poco distanti da terreni coltivati a riso, od a prato
irrigatorio si dovranno obbligare i proprietarii a praticare un cavo cola-
tore di divisione profondo almeno un metro e mezzo sotto il piano de'
campi locchè dovrà pur farsi per dividere le risaie dai terreni destinati
a coltura asciutta.
h. Che ogni casa abbia un proprio cortile, e che questo sia ampio ed
asciutto, ed abbia selciati i passaggi che conducono alle abitazioni, do-
vendo il suolo avanti le case abitate essere pur selciato per la larghezza
di due metri dal muro esterno delle medesime.
e. Che non si tengano i maceratoi del canape e del lino tanto nel cen-
tro delle abitazioni, come ne' luoghi troppo vicini alle medesime, rac-
comandandosi una pari cautela anche per il collocamento de' letamai, i
quali, ove ciò riesca possibile dovranno formarsi ad una certa distanza
dall'abitato, e meglio ancora in fossi riparati dalla pioggia e dal sole, me-
diante una tettoia e trasportarsi frequentemente il letame fuori dall'abi-
tato, senza lasciarlo troppo tempo esposto ne'cortili in istato di corru-
zione.
— 133 —
d. Che il colono sia provveduto d'acqua potabile di buona e sana qua-
lità, ordinandosi all'uopo che si correggano i pozzi malsani, ose ne co-
struiscano de' nuovi coi migliori metodi introdotti, e tali da impedirequa-
lunque infiltrazione, scavandoli ad una profondità sufficien te per ottenere
zampilli verticali, o quanto meno che l'acqua che vi si raccoglie sia di
sorgente.
e. Che si procuri di stabilire delle piantagioni d'alberi d'alto fusto,
massime di piante resinose in luoghi interposti fra le case e le risaie.
f. Che venga prefìsso ai proprietarii un termine compatibile colla na-
tura de' lavori da farsi, nel quale si debbano attuare le riparazioni neces-
sarie nelle case e tutte le altre opere sovra indicate, sia riguardo ai cor-
tili che ai pozzi ingiungendosi inoltre di presentare alla competente Au-
torità per essere esaminato ed approvato il disegno di quelle case che
si vorranno ricostrurre in parte, ampliare e di nuovo erigere.
Fra le disposizioni sovra espresse è d'uopo distinguere
quella che riguarda il collocamento dei letamai, la quale non
potrebbe prescriversi in modo assoluto, perchè. vi hanno dei
cascinali fabbricati da epoche assai rimote, nei quali sarebbe
impossibile di praticare a tutto rigore que'provvedimenti ri-
guardo al loro collocamento che vengono dettati dai precetti
igienici. E per verità come si potrà imporre a cagion d'esempio
ad un proprietario di non tenere il letamaio nel lato di mez-
zogiorno della sua casa, quando questi non ha altre località
ove poterlo formare, essendo stretto dalle altre parti da terre
o da cavi conduttori o da edifizii d'altri proprietari? . . . Egli
è perciò che in questi casi non si potrebbe che obbligare il
proprietario a far di mano in mano trasportare il letame ad una
conveniente distanza dall'abitato, e collocarlo in una posizione
che non rechi troppo danno, ma non sarebbe giusto d'ordi-
nare che debbasi abbattere una parte del caseggiato per dar
luogo ad un ripostiglio di letame.
A riguardo delle piantagioni intorno ai caseggiati suggerite
come mezzo per diminuire gli effetti nocivi dell'umidità e del
miasma palustre, crediamo opportuno di ricordare gli esperi-
menti recentemente fatti nell'America circa il girasole, la di cui
— 434 —
forza d'assorbimento dell'umidità dicesi prodigiosa, speri-
menti che potrebbero pur tentarsi intorno ai luoghi coltivati
a risaie, tanto più che la coltura di questa pianta è molto facile
ed oltre all'essere d'ornamento riescirebbe pure utilissima
perchè i semi servono per ingrassare il pollame e d'altronde
da essi si può estrarre un olio di buona qualità e che può es-
sere impiegato in molti usi.
io
Si daranno alcune prescrizioni tendenti ad assicurare al colono la pre-
servazione della salute. Perciò dovranno incaricarsi tanto i proprietarii
quanto i fìttaiuoli di vegliare affinchè la qualità de' grani e dei commesti-
bili, e l'acqua potabile di cui fanno uso i coloni sia buona, ed in ispecie
poi perchè dai merciaiuoli, massime ambulanti, non si offrano in vendita
ai medesimi coloni frutta, bevande od altri commestibili guasti o corrotti;
che i coloni infine si tengano ben riparati cogli abiti e colla calzatura,
ed anche sul lavoro usino di tutte quelle cautele che rende necessarie la
natura del medesimo.
Se in un regolamento non si credesse poter avere sede
adattata queste disposizioni, poiché sarebbero piuttosto insi-
nuazioni che ordinamenti si potrebbe dar luogo alle medesime
nelle istruzioni che dovrebbero senza dubbio accompagnare il
Regolamento per assicurarne l'osservanza.
In queste istruzioni pertanto sarebbe conveniente che fosse
pure inculcato ai proprietari e fìttaiuoli di non aggravare il
colono d'un troppo lungo e penoso lavoro, e di non farlo pro-
lungare nelle ore del mezzodì e della sera, che sono le più pre-
giudizievoli. Al tempo. stesso si potrebbe raccomandare ai me-
desimi eli somministrare giornalmente al colono una moderata
pozione di vino così utile al ristoro delle sue forze ed alla
conservazione della sua salute, tanto più che con tale pratica
se non si giungesse a farlo cessare, si diminuirebbe almeno
il solito abuso di scialacquare nei giorni festivi in un tratto il
guadagno di tutta la settimana nelle osterie, ove con l'abitudine
— 4 35 —
delPubbriachezza incontra pure la predisposizione ad ammalare,
perde a poco a poco l'attitudine al lavoro, e viene con ciò a
privarsi dei mezzi neccessari alla propria esistenza ed a quella
della famiglia.
Nelle stesse istruzioni non si dovrebbe pretermettere di
prescrivere alcune norme per l'istruzione sia morale cbe lette-
raria da darsi ai coloni nelle scuole elementari, e di tentare
tutti i mezzi per l'introduzione almeno nei principali Comuni
delle scuole serali. A tal uopo potrebbesi con molta utilità far
compilare un breve e preciso manuale per uso dei coloni, nel
quale venissero indicate le regole principali da osservarsi nella
coltivazione del riso, e perchè questa abbia a riescire più pro-
ficua, e perchè non si renda nociva né agli stessi risicoloni,
né alle vicine abitazioni; le precauzioni igieniche da adottarsi
per rendersi meno predisposti a risentire la malefica influenza
dell'umidità e del miasma, il miglior metodo da usarsi per ri-
parare agli incommodi provenienti da tal genere di lavoro, e
le cure da adoperarsi allorché qualcheduno è colpito dalle feb-
bri prima che possa aversi la medica assistenza; infine il mi-
glior regime dietetico conveniente a siffatte località, accennan-
dosi ai mali derivanti dalla trascuranza del medesimo, e mas-
sime poi a quelli che sono la necessaria conseguenza degli stra-
vizzi, e delle crapole doppiamente fatali in quei pericolosi
climi.
In questo modo andrà nei coloni poco per volta radicandosi
la massima di esser necessaria l'osservanza de'precetti igienici
pel proprio vantaggio, poiché si eviteranno tutte le malattie
che sono la necessaria conseguenza sì della trascuranza del ve-
stito, dell'abuso o dell'uso di cattiva qualità di cibo, e di be-
vande, che delle cattive abitudini, e di un uso non regolato
delle proprie forze, e meno frequenti e pericolose si rende-
ranno quelle dipendenti dalle risaie.
— 136 —
Ma d'altra parte perchè il colono possa approffìttare dell'i-
struzione che abbiamo suggerita, è necessario vi siano maestri
che abbiano capacità di spiegare e sminuzzare lo stesso inse-
gnamento; è necessario che questi sieno pure coadiuvati dal
parroco, che alla spiegazione riguardante il bene spirituale,
dovrà pur unire quella che conduce al ben essere materiale,
ed alla conservazione della salute, epperò 0 uni e gli altri
dovrebbero eccitarsi a cooperare con tutte le loro forze in que-
sta parte alle mire del Governo.
li
Gli Intendenti delle Provincie risicole saranno incaricati ed investiti
di necessarii poteri per assicurare l'esecuzione e l'osservazione delle leggi
che verranno sanzionate per la risicoltura, è faranno procedere contro
i contravventori a norma del Regolamento che verrà in proposito stabi-
lito, fissando le multe e le altre pene da imporsi contro i medesimi.
Sarà poi cura del Ministro dell'Interno di nominare ogni anno, ed in
epoche indeterminate degli Ispettori straordinarii da scegliersi fra le per-
sone intelligenti, e maggiormente imparziali ed aliene da mire private,
e dagli interessi locali, le quali dovranno portarsi a visitare le località
coltivate a riso con l'obbligo di presentare in seguito al Ministero una
esatta relazione delle cose osservate nella loro ispezione.
Ora che son venuto esponendo le basi sulle quali dovrebbe
fondarsi un regolamento od una legge sulla risicoltura per
la parte che riflette la preservazione della pubblica salute, sia
di quelli che lavorano nelle risaie, sia degli abitanti de' circon-
vicini paesi, stimo opportuno di soggiungere che al fine d' ot-
tenere, direi quasi un Codice completo per quanto riguarda
la risicoltura, come se ne ha uno per la coltivazione e taglio
delle foreste, si dovrebbero istituire apposite Commissioni per
formare il progetto. Io sono del fermo avviso che in tal modo
si verrebbero ad adottare i suggeriti miglioramenti colla mag-
gior facilità^ e senza molte opposizioni. Queste Commissioni
— 137 —
però dovrebbero essere composte in modo che i membri scelti
fossero per sé stessi interessati a conoscere "il vero, ed a ri-
gettare le declamazioni di coloro che indotti solo dal proprio
interesse, cercano mediante reclami d'indurre il governo in
errore. Quindi è che la principale di queste Commissioni ,
quella appunto incaricata di formare il progetto di legge da
sottoporsi al Ministero per esser poscia presentato alle Camere
Parlamentari, dovrebbe essere formata almeno per la maggior
parte di membri a quelle appartenenti, i quali pei loro lumi e
per la loro condizione si trovassero in grado di poter ben co-
noscere quanto s'appartiene ad una materia sì delicata ed im-
portante. Con questo mezzo concorrerebbero a formare tale
progetto le persone stesse che avrebbero attinte le opportune
cognizioni, e che saranno in appresso chiamate a discutere ed
a dare il voto per la sistemazione e riduzione del medesimo in
legge dello Stato.
Onde poi ciascuno dei suddetti membri possa venire suffi-
cientemente istrutto delle particolari circostanze che avessero
ad influire sui provvedimenti da emanarsi e di tutte quelle
altre nozioni necessarie per ben discernere ciò che fosse utile
o dannoso di prescrivere, giudichiamo opportunissima la crea-
zione ia ciascuna provincia risicola di una seconda Commis-
sione composta dell'Intendente e di un dato numero di Consi-
glieri Provinciali, preferendosi quelli che abbiano tecniche co-
gnizioni, come sarebbero i Medici, Ingegneri , Architetti e
proprietarii che siano forniti di agronomiche cognizioni.
Le incombenze di questa Commissione sarebbero di racco-
gliere tutti i dati relativi alle condizioni topografiche, atmosfe-
riche, ed igieniche dei diversi Comuni o borgate ove esistono
risaie, quali dati saranno alla medesima forniti nel modo che
indicheremo in appresso ; e di compilare un circostanziato
— 4 38 —
rapporto in cui saranno proposti i mezzi creduti più adattati per
far cessare tutti quelli inconvenienti che derivassero dalla col-
tivazione delle risaie, o dalla posizione topografica dei Comuni
oda qualunque altra causa. Questo rapporto accompagnato da
tutti i documenti giustificativi dovrà essere trasmesso alla com-
missione principale dianzi menzionata come diremo in appresso.
Atteso poi la difficoltà di procurarsi esatte ed imparziali
informazioni sulle diverse circostanze locali, una terza Com-
missione speciale dovrebbe esserecostituitain ogniMandamento,
componendola del Sindaco del Capo luogo, e di due Membri
del Consiglio Comunale, del Medico, e di due Membri di cia-
scuno de'Consigli Comunali degli altri Comuni o frazioni com-
ponenti il Mandamento, avendo cura di far cadere la scelta su
quelle persone che abbiano, ove ciò sia possibile, cognizioni
teoriche, o che siano almeno sufficientemente istrutte e pre-
murose sopra tutto del pubblico bene.
Incombenza speciale di questa terza Commissione sarebbe
quella di raccogliere in appositi quadri tutti i dati già antece-
dentemente notati, che dovranno procurarsi dalla medesima
immediatamente sui luoghi, onde non essere indotta in errore
da falsi rapporti. Questi quadri poi accompagnati dalle occor-
renti osservazioni dovranno essere trasmessi alla seconda Com-
missione suddetta, perchè ne verifichi l'esposto, ordini, ove
d'uopo, appositi studii ed apposite investigazioni, e quindi
proceda alla compilazione del rapporto di cui abbiamo fatto
cenno più sovra.
Ciascuna di queste speciali commissioni dovrebbe bensì esser
libera nella manifestazione del proprio parere, ma allorquando
alcuna di esseo non compiesse al proprio ufficcio osi discostasse
dai limiti stati tracciati per le sue attribuzioni, sarebbe oppor-
tuno di delegar una persona influente , e se è possibile un
Membro di una delle due Camere Parlamentari, il quale dovreb-
— 139 —
be assistere alle adunanze di tali Commissioni per dirigerle, ed
anche coadiuvarle nelle incumbenze loro affidate.
Dal confronto e dalPappuramento delle diverse notizie rac-
colte da queste Commissioni speciali, che verrebbe fatto per
opera dell'altra precedente si potrebbe agevolmente giudicare
il vero stato delle cose e formarsi un giusto criterio sugli in-
convenienti derivanti dalle risaie, e su i provvedimenti da
adottarsi con certezza di successo per toglierli od almeno mi-
norarli, non che pel danno od inutilità d'alcuni provvedimenti
finor creduti utili ed efficaci.
Finalmente il rapporto della seconda Commissione corredato
dai predetti quadri ed osservazioni fornite dalla terza verrebbe
sottoposto alla Commissione principale, la quale dovrebbe
commentarli e riepilogarli per desumerne poscia ed ordinare
quelle disposizioni che dovrebbero comporre il progetto di
legge, che in siffatto modo riuscirebbe a mio avviso completo,
giusto e vantaggioso per quanto è possibile.
Giunto al termine di questo mio lavoro mi rimane il dubbio
se abbia veramente raggiunto la scopo che mi era prefisso nello
intraprenderlo, ed attenderò il giudizio che ne verrà dagli uo-
mini competenti sulla materia pronunciata. Qualunque però
questo sia per essere giovami di protestare, che nel raccoglie-
re le nozioni che mi erano necessarie, nel dedurre da esse tutte
le conseguenze che poteano dirigermi a stabilire i diversi prov-
vedimenti da me suggeriti, procurai d'usare la massima im-
parzialità, tenendo sempre di mira il bene generale, fatta a-
strazione degli interessi particolari. Nulla inoltre trascurai dal
canto mio per la buona riuscita dell'impresa cui mi sono ac-
cinto, avendo impiegato ogni cura possibile nelle ricerche fatte
di tutti i provvedimenti finora emanati, e consultato diligente-
mente gli scrittori che trattarono della materia. Di più furono
da me praticate visite, e fatte osservazioni locali, il risultato
— 4 40 —
delle quali ponderai con matura considerazione, facendomi
carico del vero stato delle cose. Se non avessi quindi pienamente
soddisfatto all'impegno assunto, non dovrebbesi certamente
attribuire a mancanza di buon volere, e perciò son sicuro d'ot-
tenere un benevole compatimento.
INDICE
Introduzione Pag. 5
Titolo I. — Dell'atmosfera delle basse regioni e particolarmente
del Novarese, del Vercellese e della Lomellina, considerala
nei di lei effetti sulla salute delle loro popolazioni ...» 7
§ 1°. Dell'umidità » 10
§ 2°. Dei venti » 13
§ 3°. Del sole » 15
§ 4°. Dell'elettricità » 16
§ 5° Del miasma paludoso » 22
Titolo IL — Art. 1°. Influenza della risicoltura sulla salute pu-
blica » 30
§ 1°. Preparazione del terreno e seminazione del riso . . » 33
§ 2°. Mondatura del riso » 35
§ 3°. Asciugamento delle risaie » 36
§ 4°. Mietitura de' risi » 38
Art. 2°. Prova dell'esistenza del miasma palustre nelle risaie » 40
§ 1°. Cause dirette d'insalubrità delle risaie » 42
§ 2°. Cause indirette delle malattie de' luoghi risicoli . . » 46
Art. 3°. Statistica de' nati e de' morti nei paesi risicoli del Ver-
cellese, del Novarese e della Lomellina » 50
Titolo III. — Provvedimenti generali per migliorare le condi-
zioni de' luoghi risicoli » 63
Titolo IV. — Provvedimenti delle passate e presenti legislazioni
sulle risaie . . - » 86
Appendice » 117
Titolo V. - Proposta di provvedimenti da adottarsi per una legge
0 regolamento speciale sulla risicoltura » 125
ERRàTA
CORRIGE
Pag. IO lineai.
stagione. Ma leggasi stagione; ma
» 1G
9.
23.
la costruzione
720,000
»
la loro costruzione
y> 19
720,000
. » 22
»
11.
météorogiques
»
météorologiqws
» 27
»
6.
resistenza
»
esistenza
» 28
»
18.
da quella nei
»
a quella dei
» 33
»
16.
seminazione
»
seminagione
» 42
»
19.
servano
»
servarono
» 44
»
1.
venti di queste
»
venti queste
» 46
»
ult.
od un riparato quartiere»
» 50
»
14.
corredo
»
corredò
» 58
»
7.
ragioni
»
regioni
* GG
»
23.
stabilimento
»
ristagnamento
» G7
»
14.
sinché
»
sicché
» 74
»
28.
costituzioni
»
istituzioni
» vi.
j>
30.
rappresentato
»
per mezzo dei proprii rap
presentanti
» 83
»
o
a.
si
»
gli
» 84
»
22.
vittime le prime ed
istrumenti gli altri
»
vittime queste ed istru-
menti le altre
9 91
»
24.
se
»
sia
» 93
»
7.
inciduazione
»
indicazione
» 95
»
17.
alla
»
dalla
» 9G
»
2.
osservare
»
asserire
» 104
»
2.
magistratura tratta
»
magistratura fu tratta
» 105
»
31.
ai sanitari i
»
ai Consigli sanitarii
» 10G
0»
7.
Qual
»
Se il
» 111
»
20.
dover
»
doversi
» 117
»
1.
prescrivere
»
trascrivere
» 135
»
ult.
quelle dipendenti
y>
quelle malattie dipendenti
» 13G
»
29.
formare
»
formarne
» 139
»
21,
pronunciata
»
pronunciato
UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA
«ffran
HH
Uk
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wam
Mi
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